«Mascherina obbligatoria? Conto sulla responsabilità»
TiPress - foto d'archivio
CANTONE
25.06.2020 - 13:390
Aggiornamento : 14:12

«Mascherina obbligatoria? Conto sulla responsabilità»

Il medico cantonale Giorgio Merlani non vorrebbe seguire l'esempio di Ginevra. E invita a scaricare l'app.

«Anche da noi potranno esserci dei focolai in futuro».

BELLINZONA - I numeri in Ticino sono bassi. Il "doppio zero" lascia ben sperare. Ma l'invito resta sempre a non abbassare la guardia. Lo ha ribadito questa mattina ancora una volta il medico cantonale Giorgio Merlani ai microfoni di Radio Ticino: «La situazione qui è relativamente sotto controllo. Ma il virus non scompare e questo è il periodo delle vacanze».

In ospedale ci sono attualmente ancora due persone ricoverate e tre in riabilitazione, fa sapere Merlani. «Ma anche la Germania sembrava avere la situazione sotto controllo» e ora si ritrova con due distretti in lockdown. «Ci sono Paesi che vanno verso una seconda ondata, non vedo perché da noi le cose dovrebbero essere diverse. Il virus c’è e le vacanze portano a un “rimescolamento” delle situazioni. Anche da noi potranno esserci dei focolai in futuro».

Il tracciamento dei contatti diventa quindi fondamentale. E da oggi è disponibile l'app SwissCovid, che tutti sono caldamente invitati a scaricare, in modo da «innescare una "stretta di mano digitale"».

Che dire delle mascherine obbligatorie? Ginevra sta riflettendo sulla possibilità di imporre ai passeggeri dei trasporti pubblici di indossarle, creando una base legale per multare chi non rispetterà la regola. Ma il medico cantonale si mostra scettico: «Se si inserisce l'obbligo, lo Stato deve poi controllare se viene indossata, se è la mascherina giusta, se copre nel modo giusto naso e bocca, la polizia deve controllare e multare». Merlani ha anche aggiunto: «Io auspico che la gente la indossi spontaneamente quando la distanza sociale non può essere rispettata, si tratta di responsabilità sociale. È come con i bambini, preferisco dire loro che devono lavare i denti e che capiscano il perché piuttosto che obbligarli».

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