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15.04.2020 - 21:150

Il regalo di Ticino Turismo al personale sanitario: vacanze e cene in omaggio

Il direttore Angelo Trotta: «Un ringraziamento per chi ha lottato contro il Covid-19». Congelate le attività 2020.

E ora, dopo una Pasqua da incubo, da dove si riparte? «Dalla clientela d'oltre Gottardo. E da quella locale».

BELLINZONA - Dieci buoni da 50 franchi da spendere in ristoranti ticinesi. E 21 buoni da due notti da spendere in alcuni alberghi, sempre in Ticino. È un concorso particolare quello lanciato da Ticino Turismo, in collaborazione con GastroTicino e con la sezione cantonale di hotelleriesuisse. Vi potrà partecipare unicamente il personale legato alle strutture sanitarie che in questi mesi ha lottato (e sta lottando) contro il Covid-19. 
 
Angelo Trotta, direttore di Ticino Turismo, perché avete lanciato questa operazione?
«Non è un'operazione di marketing. Vuole essere un gesto di ringraziamento verso dei professionisti che si stanno prendendo cura della nostra salute. Nelle intenzioni avremmo voluto offrire questa possibilità a tutte le decine di persone al fronte. Cosa purtroppo impossibile. Facciamo quello che possiamo, ma vorrei sottolineare il valore simbolico di questa mossa». 
 
Lei è entrato in carica a luglio 2019. Questa era la sua prima stagione dall'inizio. Dura iniziare così?
«Premesso che prima viene la salute, e poi tutto il resto, sì, certo, è stata dura. Dal 25 febbraio, giorno del primo contagio in Ticino, io e i miei collaboratori ci siamo messi a studiare un piano B. Questo 2020 era un anno cominciato bene, un anno in cui intendevamo ringiovanire il target di turisti d’oltralpe, in cui si puntava parecchio su una clientela internazionale e in cui dovevamo lanciare un turismo sostenibile e festeggiare l’apertura del tunnel del Ceneri».
 
Tutto questo non sarà possibile...
«Ne siamo consapevoli. Ma il piano di base è solo congelato. Adesso si tratta di uscire dalla crisi nel modo migliore. Per poi rilanciarsi. Almeno inizialmente ci saranno delle misure transitorie importanti, sulle quali stiamo lavorando».
 
Quanto può bruciare a un albergatore avere "perso" una Pasqua così?
«Parecchio. Anche perché c'erano tutte le premesse per fare benissimo. Dal profilo economico il danno è grosso. Posso capire sentimenti di rabbia e delusione. Sono, però, convinto che quasi tutti gli attori in gioco si siano resi conto di quanto la situazione fosse grave. Non si poteva fare altro che fermarsi. È stata una cosa più grande di noi».
 
Arriveranno risarcimenti finanziari per gli albergatori danneggiati da una Pasqua "che non c'è stata"?
«Per ora gli albergatori possono beneficiare delle misure previste per sostenere le aziende (indennità per lavoro ridotto, indennità per autonomi, accesso facilitato al credito…). Sul tavolo ci sono proposte per ottenere sostegni ulteriori sia a livello federale, sia cantonale. Si sta anche pensando a campagne su target nazionale e ticinese per aumentare il numero dei pernottamenti, e non solo i viaggi di giornata».

Da cosa bisogna ripartire?
«Adesso, per forza, dalla clientela d'oltre Gottardo. Che probabilmente, dopo lo stop forzato di Pasqua, ha tanta voglia di Ticino. Senza trascurare la clientela locale. Ticinese. Un albergatore lungimirante in un contesto del genere potrebbe partorire delle belle idee. E noi siamo qui per appoggiare gli albergatori nello sviluppare iniziative vincenti. Più avanti, quando finalmente il nuovo coronavirus sarà sotto controllo, potremo tornare al piano iniziale. Alla clientela internazionale. Ma è musica di un futuro non cosi prossimo».

Quanto le è pesato dire ai turisti svizzero tedeschi e romandi "non venite in Ticino"?
«Lo abbiamo fatto con empatia. E ritengo che il messaggio sia passato in maniera chiara. Appena sarà possibile, accoglieremo chiunque a braccia aperte».

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