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30.10.2019 - 18:000
Aggiornamento : 31.10.2019 - 16:03

La tecno-insonnia entra nelle camere dei bambini

Il fenomeno è dovuto al crescente utilizzo di social network e videogiochi da parte dei più giovani. L'esperta: «Viene stimolata l'attività mentale prima di andare a letto»

Tecno-insonnia

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

LUGANO - Smartphone e tablet ci accompagnano dappertutto e per tutto il giorno, dal risveglio fino al momento in cui alla sera ci infiliamo sotto le coperte. E lo stesso vale ormai anche per i giovanissimi che sempre più spesso a causa del prolungato utilizzo di dispositivi elettronici (la maggior parte ne tiene in camera più di uno) soffrono di insonnia, anzi di tecno-insonnia. «Si tratta di un disturbo che in generale si riscontra in circa il 15% degli adolescenti» ci spiega la dottoressa Silvia Miano, specialista al Centro di medicina del sonno dell’Ente ospedaliero cantonale, che abbiamo sentito in vista di un simposio che domani 31 ottobre a Lugano farà il punto sull’insonnia in età pediatrica.

Quanti sono gli adolescenti e i bambini che, in generale, soffrono di insonnia o altri disturbi del sonno?
«I disturbi del sonno colpiscono il 30-40% dei bambini sotto i tre anni. La percentuale tende poi a diminuire. Per quanto riguarda l’insonnia primaria, si parla del 10% degli adolescenti».

E cosa si intende col termine tecno-insonnia?
«Definisce una nuova forma di insonnia dovuta all’utilizzo di dispositivi elettronici. È un fenomeno che si sta osservando negli ultimi dieci anni. Per i ragazzi la probabilità di soffrirne è legata all’impiego di social network e videogiochi, oltre al maggiore accesso agli apparecchi elettronici».

Quali sono le cause di questa forma di insonnia?
«La prima è la maggiore attivazione mentale dovuta alle chat con gli amici, ai giochi online o al semplice navigare sul web. Se queste attività vengono fatte alla sera, nel momento in cui si dovrebbe ridurre l’attività mentale, aumenta la probabilità di soffrire l’insonnia. Ascoltare la musica o guardare la televisione hanno un impatto minore, in quanto si tratta di attività passive».

E le altre cause?
«La luce emessa dai dispositivi. Gli studi indicano che l’utilizzo del telefonino al buio ha un effetto deleterio, in quanto la luce bianca inibisce la secrezione di melatonina. E poi si parla anche delle ore di utilizzo. Come pure del fatto che il dispositivo di notte viene spesso tenuto acceso, e quindi i ragazzi si svegliano nel momento in cui ricevono un messaggio: un aspetto, questo, che disturba moltissimo la qualità del sonno e il sonno stesso».

Quali sono i sintomi? A quali segnali dovrebbero prestare attenzione i genitori?
«L’insonnia classica rende difficile l’addormentamento e il mantenimento del sonno, e può essere legata a uno stato d’ansia e a disturbi dell’umore. O se si tratta di una forma primaria, può dare segni sul versante attentivo e sull’umore. La tecno-insonnia causa invece soprattutto difficoltà nell’addormentarsi e una posticipazione del ritmo. E questo determina un’ulteriore deprivazione di sonno negli adolescenti, che per natura ne sono già deprivati. Il segnale d’allarme è quindi la sonnolenza diurna».

Come porvi rimedio? È sufficiente impedire l’utilizzo di dispositivi elettronici?
«È sufficiente fino a un certo punto, in quanto potrebbe portare a un peggioramento: se si tolgono i dispositivi a un adolescente che sta online tre ore al giorno, si rischia una sorta di crisi d’astinenza. Va fatta prevenzione, educando il giovane, anche a scuola, all’utilizzo degli apparecchi elettronici. Un utilizzo che può essere inoltre limitato, per esempio, con delle app che dopo un determinato tempo bloccano il dispositivo oppure fanno apparire un avvertimento».

Può aiutare anche l’utilizzo della darkmode (la modalità scura disponibile sui dispositivi)?
«Sì, ridurre la luminosità del display degli apparecchi può aiutare. E anche l’utilizzo di lenti che filtrano la luce blu».

Quali sono i rischi dovuti all’utilizzo dei dispositivi elettronici?
«Esistono studi in cui si è osservato lo sviluppo di congiuntiviti e altri rischi oculari. E poi non mancano gli aspetti cognitivi per la deprivazione di sonno, e gli aspetti psicosociali, per esempio in alcuni ragazzi si rischia un aumento dell’isolamento e del ritiro sociale. Quello dei dispositivi elettronici è un fenomeno che va studiato meglio».

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