La realtà virtuale? Combatte le nostre frustrazioni
Foto Davide Giordano
CANTONE
28.08.2019 - 08:300

La realtà virtuale? Combatte le nostre frustrazioni

Pokemon Go raggiunge un miliardo di download. L’analisi dello specialista Alessandro Trivilini. Intanto, tio/20minuti ha intervistato in video Davide Pusterla, 28enne appassionato di Mendrisio

LUGANO – Un miliardo di download. È la cifra da urlo raggiunta di recente da Pokemon Go. Il gioco, basato su geolocalizzazione e realtà aumentata, nel quale bisogna dare la caccia per strada a una serie di animaletti, in tre anni ha conquistato il mondo. E questo nonostante il boom di Fortnite, gioco di combattimento virtuale, grazie al quale di recente un teenager americano ha vinto ben tre milioni di dollari. «Tutto questo è solo l’inizio – sostiene Alessandro Trivilini, divulgatore scientifico in ambito tecnologico – saremo sempre più sedentari. A causa anche dell’arrivo del 5G, che ci aprirà nuovi scenari».

Tio/20minuti ha intervistato (vedi video) Davide Pusterla, 28enne di Mendrisio appassionato di Pokemon Go. Un giovane adulto. Non un ragazzino. Partiamo da questo dato di fatto...
«La realtà virtuale non è solo roba per ragazzini. Anzi. I videogiochi oggi sono costruiti per appagare le nostre esigenze. Per soddisfarci in quello che non troviamo nella vita reale. È normale che non abbiano età».

Non è frustrante?
«Il ragazzino americano che ha vinto tre milioni di dollari con Fornite stava otto-dieci ore al giorno ad “allenarsi”. È chiaro che c’è del disagio dietro a tutto ciò».

La realtà virtuale è sempre più accessibile a basso costo...
«E ci permette sempre più di essere protagonisti. Di avere un senso di presenza all'interno di luoghi virtuali. Con obiettivi, missioni, compiti. Riempie le nostre aspettative. Ci consente, come nel caso di Fortnite, di sfogare la nostra rabbia, accumulata durante le giornate, senza fare del male a nessuno. Non ci sono le regole del mondo reale a frenarci».

Tutto questo sembra allucinante e deprimente.
«Non bisogna essere ipocriti. Cosa abbiamo fatto noi, negli ultimi cinque anni, per prepararci a questo tipo di tecnologia, nata per appagare i nostri stati emotivi? Non siamo stati bravi a metterci delle regole e a porci dei limiti».

Ora, col 5G, ci tocca farlo...
«Il 5G, con un flusso di dati molto più veloce e cospicuo, ci garantirà videogiochi di qualità ancora superiore. Non solo. Al posto di andare allo stadio, staremo sul divano, con un visore 3D, e ci vedremo le partite come se fossimo in campo. Da protagonisti. Ci muoveremo sempre di meno. Il mondo sarà sui nostri schermi».

Come ci si protegge?
«Prima di tutto attraverso l’alfabetizzazione digitale. Nelle scuole bisognerebbe introdurre un’ora di etica dell’informatica e di riconoscimento e interpretazione delle notizie false. Occorrerà iniziare a discutere anche su come viene costruita una realtà aumentata e su come vengono raccolti i dati».

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