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02.05.2019 - 13:560
Aggiornamento : 15:15

Greta avrà successo? «Severn Suzuki disse le stesse cose nel 1992...»

Intervista a Luca Mercalli, uno dei massimi esperti di cambiamenti climatici che stasera terrà una conferenza a Lugano

LUGANO - Uno dei massimi esperti di clima e sostenibilità, Luca Mercalli, terrà quest'oggi alle 18 una conferenza - coorganizzata dal Club Plinio Verda - presso la Biblioteca cantonale di Lugano. Mercalli è presidente della Società meteorologica italiana, climatologo, docente universitario nonché il divulgatore scientifico indiscutibilmente più apprezzato del mondo italofono. Ha al suo attivo alcuni libri, migliaia di articoli, oltre 2’000 conferenze e la conduzione di diversi programmi televisivi. A lui abbiamo posto alcune domande, che spaziano dal "fenomeno Greta Thunberg" allo scetticismo di molti sui cambiamenti climatici.

Mercalli, Greta Thunberg è riuscita laddove migliaia di ricercatori e pubblicazioni scientifiche hanno fallito?
Non sappiamo ancora se Greta avrà successo. È uno dei tanti momenti che purtroppo anche in passato ci hanno acceso speranze poi affievolitesi: Severn Suzuki, la dodicenne canadese che prima di Greta parlò alla conferenza delle Nazioni Unite di Rio nel 1992, disse le stesse cose!

Ai giovani scesi per le strade il 15 marzo nell’ambito dello sciopero mondiale ha chiesto coerenza, perché «la sostenibilità non è una passeggiata in piazza». Teme l’ennesimo fuoco di paglia?
Sono cautamente ottimista, ma non mi faccio facili illusioni. La coerenza è quella di saper rinunciare a un po’ dei consumi superflui che questa società induce proprio sugli adolescenti.

Come si spiega lo scetticismo dilagante sui cambiamenti climatici?
C’è sempre scetticismo su temi scientifici quando si mettono in gioco le abitudini o i diritti acquisiti delle persone. Lo è stato per la nocività del fumo, lo è per i vaccini, e da oltre quarant’anni anche per clima e ambiente, perché ci sono in gioco interessi economici e una richiesta di maggior responsabilità individuale nei consumi personali, dall’energia ai viaggi ai prodotti di lusso… Anche i buchi neri sono una questione aperta della scienza, ma nessuno litiga al bar sulla loro natura, perché non influisce sulle nostre vite.

Entro il 2100 avremo perso il 90% del permafrost, che oggi corrisponde a circa 1/5 della superficie dei continenti. Quali sono i rischi per l’uomo?
Oltre ai danni locali delle zone boreali - quindi erosione della costiera, cedimento dei suoli, crollo di case e strade, diffusione di insetti - il degrado del permafrost può liberare in atmosfera ingenti quantità di metano e CO2, amplificando ulteriormente il riscaldamento globale.

Oggi si sente spesso parlare di plastica, come se questo fosse, insieme ai gas climalteranti, il più grave problema ambientale. È davvero così?
È uno dei tanti, soltanto più evidente rispetto al CO2 che è trasparente...

Un problema poco mediatizzato è l’acidificazione degli oceani, che starebbe verificandosi a un ritmo senza precedenti. Da cosa è provocato questo fenomeno?
È sempre il CO2 fossile la causa: si discioglie nelle acque oceaniche e le rende più acide, un po’ come l’acqua frizzante. Il rischio è che porti all’estinzione molte specie marine, perché interferisce con la formazione dei gusci a base di carbonati.

In Svizzera, tra gli effetti più visibili del riscaldamento c’è lo scioglimento dei ghiacciai. Un recente studio illustra come tra il 1961 e il 2016 i ghiacciai del mondo abbiano perso ben 9’000 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Qual è la speranza di vita dei nostri ghiacciai alpini?
Non hanno alcuna speranza, sono già oggi in totale disequilibrio con l’attuale riscaldamento, e scompariranno entro il secolo.

Dispiace per i ghiacciai europei – certo – ma forse per l’uomo sono più temibili i ghiacci polari...
Cambierebbe la geografia del pianeta. Ma il problema è la nostra società, fatta di oltre 7 miliardi di persone che vivono in gran parte in città costiere. Dove andranno?

La destra xenofoba dovrebbe quindi essere in prima fila nella lotta ai cambiamenti climatici…
Teoricamente sì, in quanto i cambiamenti climatici danneggeranno sia il proprio territorio che ci si affanna così tanto a difendere dal diverso, sia quello dei paesi poveri dove aumenteranno le migrazioni di massa dei popoli verso i paesi ricchi.

Negli ultimi 500 milioni di anni ci sono state almeno cinque estinzioni di massa. Stiamo provocando la sesta?
Sì, i biologi ormai sono concordi, abbiamo avviato la sesta estinzione di massa. Se non stiamo attenti, potremmo essere inclusi tra gli estinti...

Lei presenta spesso la Svizzera come esempio virtuoso. Eppure siamo uno dei pochi Stati europei a non aver introdotto una tassa sui biglietti aerei, presto costruiremo il secondo tunnel attraverso il Gottardo, abbiamo bocciato un’uscita dal nucleare entro il 2029 e la revisione della legge sul CO2 è naufragata al Nazionale…
Certamente ci sono un mare di cose da migliorare anche in Svizzera, ma se si guarda altrove gli esempi virtuosi sono ben pochi. I miei indicatori positivi sono dettati dall’eccellente ricerca scientifica sul tema clima e ambiente che si produce in un Paese piccolo come la Confederazione, dalla partecipazione attiva dei servizi di stato e della politica sui temi ambientali, inclusa la comunicazione, e da una certa maggiore consapevolezza dei cittadini. Chi passa la frontiera a Como non può far a meno di notare la quantità di rifiuti che costella il territorio italiano, purtroppo in aumento via via che si scende a sud: sarà banale, ma il rispetto dell’ambiente comincia da un gesto di responsabilità individuale che almeno in Svizzera è acquisito da oltre mezzo secolo.

Ci dia tre consigli che possiamo mettere tutti in pratica per vivere in modo più sostenibile.
Sprecare di meno, viaggiare di meno e passare alle energie rinnovabili.

E a chi fa impresa cosa direbbe? È possibile conciliare business e lotta ai cambiamenti climatici?
In genere ottimizzare i processi produttivi, diminuire gli sprechi, gli scarti, i rifiuti e usare meno energia richiede investimenti iniziali ma poi fa risparmiare sul lungo periodo.

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