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GINEVRA
28.07.2014 - 06:280
Aggiornamento : 22.11.2014 - 22:37

"Al giorno d’oggi i dati valgono molto più del denaro"

Alcuni scienziati del Cern creano una mail a prova di Nsa, ma sono preoccupati per come in Svizzera la privacy sia sempre meno protetta

GINEVRA - Il caso Snowden ha cappottato il mondo: i nostri dati non sono al sicuro e aziende come Google e Facebook, sono volenti o nolenti, responsabili. Così, un gruppo di studiosi del Cern ha creato ProtonMail.ch, un servizio che in un mese scarso ha già raccolto quasi mezzo milione di dollari in donazioni e che ha già 250mila persone in lista d’attesa per ricevere un account. Lo abbiamo provato per voi e abbiamo intervistato uno dei fondatori: Andy Yen, esperto di calcolo distribuito applicato a fisica e finanza. ProtonMail è essenziale. Senza frizzi e lazzi permette di inviare email, riceverne, tenere una rubrica, scartare spam ed etichettare i preferiti. Il fuochi d’artificio, però, nascono quando si invia un messaggio. Se lo si invia tra due account Protonmail è criptato, se lo si invia all’esterno (a Gmail per esempio) si può scegliere se codificarlo o meno. Come funziona la criptazione? Semplice, viene fatta direttamente all’interno del nostro browser (infatti Internet Explorer, noto per essere tra i meno sicuri, non viene supportato). In questo modo, anche se volessero, i responsabili di ProtonMail non possono spiare le nostre email. «Il modo migliore per proteggere i clienti dalla sorveglianza dei dati è semplicemente non averne. Non abbiamo alcun dato da poter cedere a terzi», ci spiega Andy Yen.

Perché avete scelto la Svizzera?
"Da un lato perché lavoravamo tutti al Cern. Inoltre vi sono vantaggi legali, la legge Svizzera ha un forte rispetto per la privacy. Ma la sicurezza di ProtonMail deriva soprattutto dalla tecnologia, non dal domicilio legale".

Cosa vi ha spinti a creare questa azienda?
"L’estate scorsa dopo le rivelazioni di Edward Snowden molti di noi al Cern sono rimasti sconvolti. Sapevamo che lo spionaggio era un grosso problema nei regimi repressivi come Russia o Cina. Non potevamo immaginare che accadesse su vasta scala anche nelle democrazie occidentali. Questo ci ha spinti a fare qualcosa per combatterlo. È una lotta che la società intera deve vincere, perché non puoi avere una reale libertà senza il diritto alla privacy".

Come mai avete scelto il nome ProtonMail?
"Dato che molti di noi sono scienziati che lavorano per il più grande acceleratore di particelle del mondo, è stata una scelta semplicemente naturale".

Avete scelto il dominio .ch, non è molto famoso.
"Sì, è poco conosciuto. Lo abbiamo scelto perché siamo un’azienda svizzera con sede a Ginevra. Molti di noi hanno lavorato e vissuto qui per molti anni. Il dominio .ch inoltre ha il beneficio che anche volendo gli Stati Uniti non possono chiuderlo".

Oltre alla possibilità di essere spiati dalle autorità, ogni giorno molti utenti si vedono rubare l’account usato poi per ogni genere di truffa. Cosa fate in proposito?
"Come tutti gli altri, anche i nostri account possono essere rubati se si usano delle password deboli. Comunque, visto il nostro sistema unico, per accedere servono due password, ciò rappresenta già un livello aggiuntivo di sicurezza".

Cosa dovrebbe fare un utente sul proprio computer per essere al sicuro?
"Tutti dovrebbero prendere le tipiche precauzioni: mantenere sempre aggiornato il sistema operativo, usare un antivirus aggiornato. Perché nessun sistema di criptazione può proteggerti".

Se dal mio account mando una email a un collega cha ha un account non criptato, che sicurezza ho?
"Offriamo messaggi criptati verso l’esterno usando un sistema di criptazione simmetrica. Quando invii un messaggio a un esterno, il destinatario riceve un link che potrà decriptare sul suo browser solo attraverso una password che gli hai fornito preventivamente. Ovviamente si possono spedire anche normalissimi messaggi non criptati".

Che account avevi prima di creare ProtonMail?
"Prima usavo soprattutto l’email fornitami dal Cern".

Siete una startup. Impiegate già del personale a Ginevra?
"Sì, la compagnia ha attualmente otto dipendenti".

Manterrete la sede in Svizzera in futuro?
"È ciò che vogliamo fare fintanto che la legislazione continuerà  a garantire la privacy. Purtroppo nell’ultimo paio d’anni la Svizzera soffre di una massiccia erosione delle leggi in materia. È veramente un peccato per la Confederazione, senza delle regole tenaci a protezione della privacy diventerà economicamente meno competitiva. Permettendo la riduzione della protezione della sfera privata, la Svizzera sta gettando alle ortiche una grande opportunità economica per diventare il paradiso sicuro per i dati di tutto il mondo. Nel XXI secolo i dati hanno più valore più dei soldi nelle banche, sui quali la Svizzera ha costruito la sua economia nel XX secolo".


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