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SVIZZERA
20.01.2022 - 16:000
Aggiornamento : 21:58

Consegnate oltre 65'000 firme contro la Lex Netflix

Si voterà il 15 maggio 2022. I referendisti: «Questa legge calpesta il consumatore»

BERNA - Con ogni probabilità, il popolo sarà chiamato a esprimersi - data riservata il prossimo 15 maggio - sulla cosiddetta Lex Netflix, norma voluta dal parlamento che obbliga le piattaforme di streaming a investire il 4% del rispettivo reddito lordo generato in Svizzera nella produzione di film elvetici indipendenti. Il comitato referendario ha consegnato oggi alla Cancelleria federale oltre 65'000 firme.

Alla revisione della legge sul cinema si oppongono le sezioni giovanili dell'UDC, del PLR, dei Verdi liberali e anche diversi esponenti del Centro, spalleggiati dall'associazione svizzera delle televisioni private e da Suissedigital, l'associazione che riunisce gli operatori via cavo.

La revisione della legge prevede, tra l'altro, che le società di streaming - tra cui anche emittenti private come 3+, Sat 1 o Pro7 - dovranno garantire che almeno il 30% della loro programmazione sia dedicata a film europei, che devono essere designati come tali e facili da trovare.

In una nota odierna, diffusa in concomitanza con la consegna delle sottoscrizioni, il comitato referendario stigmatizza una legge che, a suo dire, «ignora completamente il consumatore». Si tratta insomma di una disposizione illiberale, una truffa nei confronti dei fruitori delle piattaforme, stando al comunicato.

La quota del 30% di film europei si applicherà indipendentemente dalla domanda dei consumatori; queste realizzazioni, inoltre, non devono rispondere a criteri di qualità. Il risultato? le produzioni popolari asiatiche, latinoamericane o statunitensi dovranno essere tolte dal catalogo dei film a disposizione dell'abbonato.

Quanto all'obbligo di investire almeno il 4% in produzioni europee, per il comitato tale prescrizione equivale a una «tassa sui film»; presto o tardi i consumatori dovranno sborsare di più per abbonarsi alle piattaforme di streaming.

«La Svizzera non deve essere svantaggiata» - «Con questo referendum stanno pugnalando alle spalle la cultura svizzera, l'industria cinematografica svizzera e di conseguenza anche l'economia svizzera». È quanto sostiene l'Associazione Cinésuisse in un'odierna presa di posizione. «Il Consiglio federale e il Parlamento non vogliono più vedere la Svizzera svantaggiata in questo ambito. Per questo hanno deciso che anche i fornitori di streaming saranno obbligati a reinvestire nel nostro paese, proprio come accade in altri paesi europei, tra cui Italia, Francia, Germania e Spagna».

L'associazione sottolinea dunque che le piattaforme di streaming come Netflix guadagnano molto in Svizzera e dovrebbero reinvestire parte dei loro ricavi nella nostra industria cinematografica. «Per serie e film svizzeri sempre più forti».

Inoltre si parla anche di condizioni di parità per la Svizzera. In sostanza, così come avviene nei paesi a noi vicini, l'industria cinematografica chiede obblighi di investimento «per poter affrontare con più forza la concorrenza internazionale». In questo  modo, «i giovani talenti dell'industria cinematografica svizzera avranno nuove opportunità lavorative».

Lo dice anche il regista svizzero Erik Bernasconi: «È fondamentale per la nostra cinematografia avere la possibilità di gareggiare alla pari con i colleghi degli altri paesi».

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