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UN DISCO PER L'ESTATE
23.08.2019 - 07:010
Aggiornamento : 02.09.2019 - 17:50

«Tosio valeva più di mezza squadra. E se fosse nato una quindicina d'anni dopo...»

Suo compagno per cinque stagioni nella capitale, Régis Fuchs ricorda la classe e il carisma della leggenda bernese: «Dava sempre il 200%. Anche in amichevole. Per quello era il migliore»

BERNA - Quattro titoli vinti. 732 partite di fila da titolare in LNA. Quattro volte vincitore del premio Jacques Plante, il trofeo dedicato al miglior portiere dell’anno. Sono alcune delle impressionanti statistiche presenti sul curriculum vitae di una vera e propria leggenda del nostro hockey: il muro di Berna Renato Tosio. 

Ma le statistiche, seppur interessanti, non rendono del tutto giustizia alla caratura e al blasone di uno dei portieri elvetici più forti di sempre. Per carpire qualche altro aneddoto sul cerbero nato nel 1965 a Wil abbiamo interpellato Régis Fuchs, attaccante giurassiano che con lui ha diviso lo spogliatoio della capitale per cinque stagioni mettendo pure in bacheca il titolo del 1996/97 prima di trasferirsi al Lugano. 

«Valeva metà squadra» - Un titolo che portava la firma - indelebile - di Renato Tosio: «Nessuna squadra, seppur buona, è in grado di vincere senza un ottimo portiere. E il Berna a quei tempi aveva il migliore. Lui da solo valeva più del 50% della squadra», ricorda il giurassiano che in carriera ha vinto quattro titoli.

Leader vero - Il cerbero numero 31 era un personaggio stimato dentro e fuori dal ghiaccio. E la sua voce era molto ascoltata in un gruppo, quello del Berna che alzò la coppa nel 1997, a cui di certo non mancavano i giocatori carismatici. Da Gates Orlando a Sven Leuenberger senza dimenticare Gil Montandon e Thomas Vrabec. «Era un autentico leader in un gruppo che già ne aveva parecchi. Nello spogliatoio era uno a cui piaceva anche scherzare. Ma sapeva sempre quando era il momento di parlare e quando bisognava tacere».

«Dava sempre il 200%» - In porta, poi, era un autentico muro: «Il suo segreto è che dava sempre il 200% quando era sul ghiaccio», sottolinea il centro che ha fatto le fortune anche del Lugano. «Che si trattasse di un allenamento, di un'amichevole o della finale del campionato per lui non cambiava nulla. Era uno che dava sempre più degli altri. E i risultati gli hanno dato ragione». Tosio non era però un portiere convenzionale: «Aveva uno stile e una tecnica tutti suoi. Non era bellissimo da vedere, ma era tremendamente efficace come dimostra tutto quello che ha vinto e la carriera che ha avuto». 

Il solo rimpianto - Una carriera straordinaria, con un unico rimpianto che Tosio ha rivelato recentemente: quello di non aver mai giocato in NHL. «Le qualità per andarci le aveva tutte», precisa Fuchs. «Solo che a quei tempi noi giocatori svizzeri non godevamo di grande considerazione oltreoceano. Fosse nato una quindicina di anni dopo sono certo che Renato avrebbe avuto successo anche là». 

Difficile da battere - Oltre che compagno, Tosio è stato anche un avversario tosto da affrontare nelle stagioni in cui Régis Fuchs ha vestito  la maglia bianconera. E in cui Berna e Lugano lottavano per il titolo. «Ho avuto la fortuna di giocare cinque anni con lui. Lo conoscevo molto bene e non mi incuteva timore. Ma questo non significa che segnargli una rete fosse semplice», conclude divertito il giurassiano.

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