«Se ben gestita, la pressione può trasformarsi in energia, concentrazione e adrenalina»

Oggi a Shanghai si tiene la cerimonia d'apertura degli WordSkills 2026. Ma com'è trovarsi... sul tetto del mondo? Ce lo spiega Sara Rossini.
A rispondere alle nostre domande è Sara Rossini, oggi non lavora più per SwissSkills, ma in passato è stata il volto ticinese della Fondazione.
La cerimonia di apertura segna ufficialmente l’inizio dei WorldSkills 2026: un momento ricco di emozioni, in cui giovani talenti provenienti da tutto il mondo entrano insieme nell’arena, uniti dalla passione per la propria professione. Per lo SwissSkills National Team è il momento in cui mesi di preparazione diventano realtà. Cosa cambia nei giovani talenti nel momento in cui finiscono i preparativi e inizia realmente la competizione?
La preparazione dura diversi mesi, quindi vedere finalmente arrivare la competizione porta con sé un certo sollievo, ma anche un’emozione molto forte. Fino a quel momento ci si è allenati per affrontare ogni possibile situazione; quando però la gara inizia, tutto diventa reale. WorldSkills è un’esperienza a sé: nessuna preparazione può eliminare completamente l’incertezza o garantire che ogni prova venga svolta esattamente come previsto. Nei giovani convivono quindi sensazioni diverse: la soddisfazione di essere finalmente arrivati fin lì, l’adrenalina per ciò che sta iniziando e una crescente pressione legata alla prestazione.
In una competizione così intensa, la pressione è inevitabile. Come si può trasformarla in energia positiva senza lasciarsi sopraffare?
I giovani si preparano sia dal punto di vista tecnico, nel proprio mestiere, sia da quello mentale. In una competizione come WorldSkills, la componente mentale è determinante. I concorrenti sono sottoposti a molti stimoli esterni , pubblico, rumori, telecamere e movimenti continui , mentre devono gestire anche un’enorme pressione interna: lavorare velocemente, con precisione e mantenendo standard molto elevati.
Se ben gestita, la pressione può trasformarsi in energia, concentrazione e adrenalina positiva. Il nervosismo diventa invece un ostacolo quando prende il sopravvento, perché aumenta il rischio di perdere lucidità e commettere errori. L’obiettivo non è quindi eliminare completamente la tensione, ma imparare a riconoscerla e a utilizzarla a proprio favore.
Qual è il giusto equilibrio tra sostenere i giovani durante la competizione e lasciare loro lo spazio necessario per restare concentrati?
Questa capacità viene allenata attraverso la preparazione mentale svolta con lo SwissSkills National Team e, in alcuni casi, con il supporto di un coach privato. Durante la competizione è fondamentale anche il ruolo dei team leader: rappresentano un punto di riferimento stabile, aiutano i giovani a superare i momenti difficili e, attraverso il debriefing a fine giornata, permettono loro di rielaborare quanto accaduto e ripartire con maggiore lucidità.
In base alla tua esperienza con diversi team, quali atteggiamenti mentali risultano decisivi quando qualcosa non va come previsto?
La capacità di andare avanti senza rimanere bloccati sull’errore. In una competizione di più giorni, una prova difficile o una giornata negativa possono capitare a chiunque. La differenza la fa chi riesce ad accettare quanto è successo, capire rapidamente cosa può correggere e riportare l’attenzione sulla prova successiva. Soffermarsi troppo su ciò che non ha funzionato consuma energie e compromette la concentrazione. Resilienza, lucidità e capacità di ricominciare sono quindi qualità decisive, tanto quanto la competenza tecnica.
Cosa può fare chi accompagna il team per sostenerlo senza interferire con la concentrazione di chi compete?
Deve esserci quando serve, senza diventare una presenza invasiva. I giovani arrivano alla competizione con gli strumenti necessari per affrontare le diverse situazioni e, nella maggior parte dei casi, sanno riconoscere quando hanno bisogno di un sostegno supplementare.
Chi accompagna il team deve quindi essere disponibile e pronto a intervenire quando viene chiamato, rispettando però i tempi e gli spazi di chi sta gareggiando. Durante la competizione è importante passare dalle postazioni, osservare e cercare lo sguardo dei giovani. A volte basta proprio quello: far sentire che ci siamo, senza bisogno di dire nulla.
Ringraziamo Sara Rossini. Dalle sua parole di evince quanto, n fondo, ai WorldSkills non si misura soltanto la precisione di un gesto professionale, ma anche la forza di rialzarsi, restare concentrati e affrontare ogni sfida sapendo di non essere soli. Forza svizzera!




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