Keystone (archivio)
L'OSPITE
25.09.2020 - 22:000

Si all’iniziativa per la Limitazione, nonostante i deliri di Fulvio Pelli.

Piero Marchesi, Consigliere nazionale e Presidente UDC Ticino

MONTEGGIO - Fulvio Pelli, con la sua ennesima opinione pubblicata sul CdT contro l’iniziativa per la Limitazione, dimostra di avere molto inchiostro ma ben pochi argomenti. Nella sua esposizione si contraddice più volte utilizzando argomenti facilmente confutabili.

Pelli afferma che “ i 27 paesi UE e 3 AELS decideranno quindi della possibilità di noi svizzeri di lavorare e soggiornare nei loro paesi”. Forse Pelli è ancora convinto che i ticinesi possano andare a lavorare a Milano, come sosteneva prima del voto sulla Libera circolazione alla fine degli anni ’90, ma evidentemente dimentica di dire che – è questo l’obiettivo dell’iniziativa – che la Svizzera potrà finalmente tornare ad avere un’immigrazione di qualità e non di quantità, come abbiamo purtroppo subito con l’avvento della Libera circolazione. In 13 anni – cioè da quando l’accordo è in vigore senza limitazioni – il nostro paese ha registrato un’immigrazione netta di 1 milione di persone. È evidente che, oltre ai profili specializzati che la nostra economia ha bisogno – che sono però meno del 20% del totale – è arrivata anche una quantità esagerata di persone non essenziali alla nostra economia.

Sostiene poi che sui permessi “deciderà un’autorità svizzera a Berna: presumibilmente il Consiglio federale o un suo dipartimento”. E certo! Chi dovrebbe decidere? Pelli, il PLR o gli azionisti delle sue società?!

L’ex Presidente del PLR nazionale si lancia poi in un’avventata affermazione «la nostra libertà di scegliere i nostri collaboratori e i vantaggi del sistema bilaterale per il nostro sviluppo economico, sacrificati in nome di una disdetta». Forse è utile ricordare che la Svizzera anche prima degli accordi Bilaterali commerciava con tutto il mondo - anche con i paesi europei - vendeva i suoi prodotti, innovava e attraeva professionisti stranieri da tutto il mondo. La Svizzera che viveva unicamente di pastorizia e agricoltura – settori certamente importanti anche oggi – non è che un ricordo molto lontano.

Pelli insiste poi con «Ma cambiano anche le procedure: invece di scegliere un collaboratore l’imprenditore sarà costretto ad un lungo percorso burocratico, con ampi tempi di attesa, magari qualche finta ricerca di manodopera locale poi non adatta, eventualmente ricorsi e tanti funzionari in più». Affermazione falsa! Basterebbe ricordare cosa accadeva fino ai primi anni del nuovo secolo, cioè quando era ancora in vigore la gestione con tetti massimi, contingenti e preferenza indigena. Le aziende avevano la possibilità di impiegare personale straniero, ma solamente dopo aver dimostrato di non aver potuto assumere e formare un residente. Il sistema era migliore e i dati lo dimostrano: la disoccupazione ILO in Ticino era il 4% nel 2007, a fine 2019 era oltre il 7%. Le persone in assistenza erano 4'000 contro gli oltre 8'000 dell’anno scorso. I sottoccupati erano 7'000 nel 2007, a fine 2019 oltre 18'000. La burocrazia con la libera circolazione non è certamente diminuita, perché una volta i contratti di lavoro per stranieri venivano verificati prima del rilascio dei permessi, ora solamente dopo, con il conseguente aumento del numero di ispettori e controllori vari che, seppur cerchino di fare del loro meglio, sono piuttosto inefficaci perché i frontalieri sono aumentati da 33'000 a quasi 70'000 unità. A dimostrazione di quanto affermo: ad esempio i collaboratori dell’ufficio migrazione nel 2000 erano 56 unità, oggi sono 80.

Evidentemente Pelli difende con i denti un sistema che premia pochi - imprenditori che speculano e azionisti che guardano solo al profitto – piuttosto che dare una risposta alla maggioranza di chi subisce questo disastroso accordo di libera circolazione. Penso ai giovani, agli over 50 e anche agli artigiani e imprese che hanno un occhio di riguardo per il nostro paese. Domenica è l’ultima chiamata per riprendere in mano le redini della nostra immigrazione, non perdiamo questa occasione.

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