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Treni sovraffollati: per i frontalieri non è un'eccezione, è la routine

Un'inchiesta RTS fotografa la rete ferroviaria svizzera, ma chi attraversa il confine ogni giorno conosce già il responso.
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Treni sovraffollati: per i frontalieri non è un'eccezione, è la routine

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Un'inchiesta RTS fotografa la rete ferroviaria svizzera, ma chi attraversa il confine ogni giorno conosce già il responso.

Un'inchiesta dell'emittente pubblica di lingua francese RTS, trasmessa dal programma di approfondimento «Mise au Point» nel maggio 2026, ha offerto un quadro inaspettato del traffico ferroviario elvetico: contrariamente a quanto spesso si percepisce, la saturazione dei treni è un fenomeno circoscritto, che si concentra in precise fasce orarie e su alcune tratte. Per i centinaia di migliaia di lavoratori frontalieri che ogni giorno varcano il confine, però, questo dato statistico suona come un paradosso. Quel sovraffollamento considerato «eccezione» è, per loro, la norma.

Un affollamento che è un'eccezione... ma non per tutti

Secondo i dati analizzati da RTS a partire dalle stime di occupazione delle FFS, i treni sovraffollati si concentrano prevalentemente nelle fasce 6:30–8:30 e 17:00–19:00, su specifiche tratte interurbane. Spesso il traffico intenso è limitato a brevi segmenti di linee molto più lunghe. L'esempio più eloquente è il RegioExpress delle 18:08 da Annemasse (Francia) a St-Maurice (Vallese): stracolmo tra Ginevra, Coppet e Nyon, si svuota progressivamente alle fermate di Gland, Rolle e Allaman, riducendosi a un tasso moderato da Morges in poi.

Un dato ricorrente nell'analisi è la sproporzione tra le classi: la seconda è sistematicamente molto più carica della prima. Su oltre 2'500 percorsi esaminati, il 4,2% dei tragitti in seconda classe mostrava un tasso di occupazione molto elevato, contro lo 0,2% della prima. È su questo squilibrio che si fondano le proposte di abolire la prima classe.

Va tuttavia segnalato che le FFS hanno contestato il metodo dell'inchiesta RTS, precisando che i dati utilizzati non corrispondono a rilevazioni reali del tasso di riempimento, bensì a previsioni di prenotazione a tre mesi, concepite come servizio informativo per i viaggiatori. Questo non sminuisce la realtà vissuta dai pendolari, ma suggerisce cautela nell'interpretazione dei valori assoluti.

La realtà dei frontalieri

Per i frontalieri, l'affollamento non è un'eccezione statistica: è la quotidianità. Le tratte più utilizzate dai pendolari transfrontalieri figurano tra quelle più critiche. La linea dell'alto Vallese tra Domodossola e Briga è un caso emblematico: già nel 2017 i frontalieri avevano avviato una petizione denunciando come due convogli non fossero sufficienti a ospitare tutti i passeggeri, con persone costrette a viaggiare in piedi. Nel 2022, a seguito di una soppressione improvvisa e di un convoglio sottodimensionato, la protesta sfociò in un presidio sui binari: «Pigiati come sardine, senza il minimo rispetto per la sicurezza», fu la denuncia dei pendolari.

La situazione non è più distesa nella Svizzera romanda. I pendolari del lago Lemano convivono con treni cronici mente carichi nelle ore di punta, e i cambiamenti di orario del Léman Express hanno ulteriormente complicato i rientri serali. «Tra mattina e sera, perderò due ore nella mia giornata», ha dichiarato un pendolare citato nell'inchiesta RTS, rendendo l'idea del malcontento diffuso.

In Ticino, la compagnia transfrontaliera TILO — nata nel 2004 da una joint venture tra FFS e Trenord — ha compiuto vent'anni di servizio, ma l'impennata dei frontalieri ha messo sotto pressione l'intera rete: i lavoratori con permesso G attivi nel cantone sono passati da circa 35'000 nel 2004 agli oltre 78'800 di fine 2025, con i Park & Ride dei valichi saturi già alle sei del mattino.

Prospettive: più spazio, meno classi, e il nodo politico

A fronte di un fenomeno in crescita — i frontalieri attivi in Svizzera alla fine del 2025 hanno raggiunto circa 411'000 unità, con un aumento del 20% rispetto al 2020 secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica (UST) — le autorità e le aziende ferroviarie si trovano sotto pressione. Le risposte finora messe in campo sono state prevalentemente di natura tampone: corse supplementari sulla linea del Sempione, nuovi convogli ad alta capacità tra Ticino e Lombardia.

Nel dibattito è tornata con forza la proposta di abolire la prima classe. I Giovani ATE (Associazione traffico e ambiente) hanno raccolto, con una petizione lanciata nel marzo 2026, circa 13'000 firme per chiedere l'unificazione delle classi, stimando che ciò potrebbe liberare fino al 30% di posti aggiuntivi. Le FFS e l'Unione dei trasporti pubblici (UTP) si oppongono, difendendo il ruolo della prima classe nel finanziamento del sistema e nella fidelizzazione di una clientela che, diversamente, ricorrerebbe all'automobile.

Sul fronte politico, l'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» (Iniziativa per la sostenibilità), promossa dall'UDC e in votazione il 14 giugno 2026, introduce un'ulteriore variabile. Va precisato che l'iniziativa si applica alla popolazione residente permanente, categoria di cui i frontalieri non fanno parte. Tuttavia, se il testo fosse approvato e portasse — come prevede — alla denuncia dell'Accordo sulla libera circolazione, cambierebbe radicalmente anche il quadro normativo che regola i permessi G. Alcuni analisti ritengono che le imprese, in un simile scenario, potrebbero accentuare il ricorso a manodopera transfrontaliera come alternativa flessibile, con conseguenze rilevanti sulla domanda di mobilità ferroviaria nelle regioni di confine.

Una sfida strutturale che non si risolve con i dati

Mentre la maggior parte dei viaggiatori svizzeri può godere di un servizio ferroviario efficiente e confortevole, per i frontalieri la rete di confine rimane un punto di pressione cronico. L'analisi di RTS ha il merito di aver mostrato dove si annidano le criticità reali; il passo successivo è che chi governa infrastrutture e politiche di mobilità trasformi quella mappa statistica in investimenti strutturali. La sfida è adeguare un sistema pensato per la Svizzera di ieri alla realtà transfrontaliera di oggi.

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Fonti ufficiali e principali consultate

Nota informativa
Il presente articolo ha finalità informative e giornalistiche. I dati sull'occupazione dei treni analizzati dall'inchiesta RTS sono stime previsionali delle FFS, non rilevazioni in tempo reale. Per informazioni aggiornate su orari e disponibilità dei treni transfrontalieri si rimanda ai siti ufficiali di FFS e TILO.


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