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Quarto episodio di Cypher Tank: spazio alle startup non-profit

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Quarto episodio di Cypher Tank: spazio alle startup non-profit

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Online il penultimo episodio della web serie Bitcoin dedicata alle startup. Per la prima volta protagonisti i progetti senza scopo di lucro: in gara tre iniziative impegnate a difendere privacy, diritti umani e integrità dei documenti pubblici attraverso le tecnologie decentralizzate e Bitcoin.

Dopo i tre episodi dedicati alle startup for-profit, sui quali abbiamo scritto nelle scorse settimane, Cypher Tank apre le porte del PoW.space di Lugano al comparto delle organizzazioni non-profit. È stato pubblicato su Rumble il quarto episodio della serie web realizzata a Lugano lo scorso ottobre durante la Plan ₿ Week, che per la prima volta mette sotto i riflettori i progetti che utilizzano Bitcoin e le tecnologie decentralizzate per difendere diritti fondamentali, garantire privacy e proteggere l'integrità dell'informazione. Anche in questa puntata, condotta stavolta da Joe Nakamoto - giornalista specializzato nello studio dell'impatto della più nota valuta digitale sulle economie emergenti, oltreché tra i principali moderatori del Plan ₿ Forum di Lugano - i concorrenti hanno presentato le proprie iniziative davanti a una giuria d'eccezione, con in palio grant a fondo perduto da 40.000, 60.000 e 100.000 dollari, rigorosamente da utilizzare facendo base in riva al Ceresio.

Giudici d'eccezione per valutare progetti ad alto impatto sociale

Alla valutazione dei tre progetti non-profit ha partecipato una giuria composta da cinque figure di primo piano dell'ecosistema Bitcoin internazionale. A guidare i cosiddetti "Honeybadger judges" è stato Adam Back, leggenda del movimento cypherpunk e creatore di Hashcash: il sistema di proof-of-work citato da Satoshi Nakamoto nel white paper originale di Bitcoin. Back è anche CEO di Blockstream e ideatore di Liquid, la sidechain di Bitcoin che integra le transazioni confidenziali per garantire maggiore privacy. Al suo fianco, in questo quarto (imperdibile) episodio della serie, c’erano anche Jorge Jraissati, presidente dell'Economic Inclusion Group, un’organizzazione focalizzata sulla lotta al fenomeno del de-banking e alla weaponizzazione dei dati bancari - ovvero l'uso dei dati finanziari come arma per escludere, colpire o reprimere individui e organizzazioni - con una particolare attenzione alle vittime di regimi autoritari: un tema che Jraissati conosce in prima persona, essendo originario del Venezuela. E, ancora, l’islandese Sunna Ævarsdóttir - ex parlamentare del Pirate Party dal 2016 al 2024 - global director della Courage Foundation, attivista per la privacy e contro la corruzione -, Matt Odell, co-fondatore di OpenSats - organizzazione che ha già erogato oltre 370 grant dal 2023 - e Jonathan Bier, membro del consiglio di Brink, fondazione che finanzia e forma sviluppatori Bitcoin.

Tre progetti per battaglie fondamentali

Il primo progetto in gara (BTC Coalition & FreedomTech Embassy Network) è stato presentato da Lyudmyla Kozlovska, fondatrice della Open Dialogue Foundation e leader della BTC Coalition. Kozlovska opera attivamente nel campo della difesa dei diritti umani da oltre sedici anni, quindi la sua presentazione è stata anche uno spunto per condividere con i giudici (e con il pubblico della web series) la propria battaglia contro quella che definisce «transnational financial repression»: la weaponizzazione dei dati finanziari, di viaggio e di comunicazione da parte di regimi autoritari per colpire attivisti, sviluppatori e difensori dei diritti umani anche al di fuori dei confini nazionali.

Il suo progetto si concentra su due strategie: advocacy mirata negli Stati Uniti, in Svizzera e nell'Unione Europea - le giurisdizioni che definiscono gli standard globali - e l'espansione della FreedomTech Embassy Network, una rete di attivisti che bussano alle porte dei politici per spiegare perché la privacy nei pagamenti non è un crimine, ma uno strumento essenziale per la difesa dei diritti umani. Kozlovska ha portato come esempio concreto il proprio caso personale: nel 2021 e 2022, pare che agenti segreti del Kazakhstan abbiano tentato di ottenere i suoi dati di viaggio, di comunicazione (email, messaggi, chiamate) e finanziari attraverso il sistema giudiziario belga, manifestando - ha sottolineato nel corso del suo intervento - come e fino a che punto gli strumenti di cooperazione internazionale possano essere abusati per scopi repressivi.

A seguire, è arrivato il momento di un’altra startup in gara, quella fondata da Dan Gould e Fabian Jahr, che hanno presentato PISA: un progetto che combina PayJoin e il CISA (Cross-Input Signature Aggregation) per migliorare la privacy su Bitcoin. PayJoin è un protocollo che permette a due persone di unificare le proprie transazioni, rompendo l'assunzione fondamentale su cui si basa la sorveglianza on-chain: che tutti gli input di una transazione provengano dalla stessa persona. Attualmente, grazie a partnership con wallet come Bull Bitcoin e Cake, si registrano - secondo i due presentatori - già oltre mille PayJoin al giorno. CISA, invece, permette di aggregare più firme in una sola, riducendo drasticamente i costi.

L'idea chiave di PISA è rendere le transazioni private più sicure e anche più economiche di quelle standard: insomma, un potenziale incentivo concreto per l'adozione di massa. Come ha spiegato Gould durante la presentazione, se l'attuale versione di PayJoin migliora la privacy come il protocollo HTTPS ha migliorato la sicurezza del web, la versione multi-party con CISA la porterà a un livello qualitativamente superiore: le transazioni diventeranno indistinguibili tra loro, rendendo quasi impossibile tracciare i movimenti. Il progetto, già finanziato da OpenSats, ha ricevuto l'approvazione esplicita di Adam Back, che ha sottolineato il fatto che l’idea progettuale sia in linea con i principi cypherpunk di costruire codice, non regole.

L’ultimo pitch condiviso nel corso di questo quarto episodio è stato quello di Rafael Cordon e del noto Peter Todd, già speaker del Plan ₿ Forum di Lugano, per il progetto «Immutable History Chapter 2: Lugano». Basato su OpenTimestamps - il protocollo di timestamping (marcatura temporale) su Bitcoin creato da Todd nel 2016 - e su SimpleProof, la startup fondata da Cordon e gestita da Carlos Toriello, il progetto propone di usare la blockchain di Bitcoin per proteggere l’integrità dei documenti pubblici. Nel pitch viene citato anche l’esempio del Guatemala e dei tally sheets elettorali (cioè i fogli di conteggio dei voti) per mostrare quanto, in particolare nell’era dell’AI, diventi difficile distinguere l’autentico dal manipolato: in questo contesto, ancorare un documento alla blockchain di Bitcoin permette di certificare che quel file esisteva esattamente in quella forma in un preciso momento storico, rendendo evidente qualsiasi alterazione successiva.

Verdetti e montepremi

Al termine delle presentazioni, è entrato in scena Giacomo Zucco, in rappresentanza di Plan ₿ Network, per annunciare i verdetti finali. I tre progetti in gara, già preselezionati, si sono contesi premi da 40.000, 60.000 e 100.000 dollari ciascuno, tutti sotto forma di grant a fondo perduto condizionati a un programma di residenza a Lugano.

Siete curiosi di scoprire chi ha conquistato la vittoria e quali progetti hanno ottenuto i finanziamenti più sostanziosi? Potete sapere di più guardando la puntata completa, disponibile gratuitamente su Rumble e trasmessa in prima visione “fisica” lunedì 23 febbraio scorso presso il Patio del PoW.space di Lugano.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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