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STATI UNITIIl grande boom delle applicazioni religiose durante la pandemia

29.12.21 - 06:00
La raccolta fondi è passata da 6,1 milioni di dollari nel 2016 a 175,3 nel 2021
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STATI UNITI
29.12.21 - 06:00
Il grande boom delle applicazioni religiose durante la pandemia
La raccolta fondi è passata da 6,1 milioni di dollari nel 2016 a 175,3 nel 2021

NEW YORK - La pandemia di coronavirus ha svuotato le chiese statunitensi ma ha generato fatturati da record per le app religiose, prevalentemente cristiane. 

A fare i conti in tasca al settore, spiega Forbes, è stata l'azienda di ricerche di mercato PitchBook Data. La crescita è vertiginosa: nel 2016 erano stati raccolti 6,1 milioni di dollari, che sono diventati 48,5 milioni nel 2020 e addirittura 175,3 milioni di dollari (quasi 161 milioni di franchi svizzeri) quest'anno. 

Finanziamenti multimilionari - Tra queste applicazioni il media Usa segnala Hallow: d'ispirazione cattolica, aiuta gli utenti a crearsi una routine di preghiera e a «entrare in contatto più profondamente con la Bibbia». Nel 2021 Hallow - che include contenuti di note personalità religiose ma anche di attore come Jonathan Roumie, il protagonista della miniserie su Gesù"The Chosen" - ha raccolto 50 milioni di dollari. Altre app sulla cresta dell'onda: Glorify, che si rivolge genericamente ai cristiani e conta Michael Bublé tra gli investitori, ha incassato 40 milioni.

Il futuro? È ibrido - Il 28% degli americani, secondo uno studio del think tank Pew pubblicato a gennaio, ha affermato di aver rafforzato le proprie convinzioni religiose durante la pandemia. Il tutto arriva nel bel mezzo di una parabola discendente delle affiliazioni religiose, in calo costante nell'ultimo decennio. Il Covid-19 (ma non solo) ha fatto precipitare del 50% le presenze in chiesa, tanto che alcuni leader religiosi hanno spiegato al Wall Street Journal che si sta andando incontro a un"futuro ibrido", con servizi online permanenti affiancati a momenti comunitari nei luoghi di culto. Già, perché la preghiera davanti a un altare soffre ma resiste: non è un caso, sempre secondo il quotidiano economico, che il traffico generato dalle app cali ogni domenica.

«Donazioni, non abbonamenti» - C'è, infine, chi non vede di buon occhio il lato lucrativo delle applicazioni religiose. Walter Rossi, rettore della Basilica del Santuario Nazionale dell'Immacolata Concezione a Washington, ritiene che gli sviluppatori dovrebbero finanziarsi tramite donazioni e non con un abbonamento. Afferma ancora Rossi: «La preghiera è sempre gratuita». 

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