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02.12.2019 - 14:280
Aggiornamento : 14:55

Huawei contro Pompeo: «Dagli Stati Uniti accuse diffamatorie e false»

Il segretario di Stato americano ha sottolineato quanto sia «importante che i Paesi europei non diano il controllo delle loro infrastrutture strategiche ad aziende come Huawei»

di Redazione
Ats

SHENZEN - Huawei «respinge categoricamente le accuse diffamatorie e false diffuse dal governo statunitense. Sono maliziose e consumate, non fanno che del male alla reputazione degli Stati Uniti» e rappresentano «un insulto alla sovranità europea». È quanto scrive in una nota Huawei in risposta al segretario di Stato Mike Pompeo che in un lungo articolo sul sito di "Politico" sottolinea quanto sia «importante che i Paesi europei non diano il controllo delle loro infrastrutture strategiche ad aziende come Huawei o ZTE».

Secondo la società cinese la posizione espressa da Pompeo è un insulto anche nei confronti delle «capacità tecniche» degli operatori europei del settore delle telecomunicazioni. «Ci teniamo - si legge tra l'altro nella nota - a essere assolutamente chiari: Huawei è una società privata al 100%, non controllata in alcun modo dallo Stato cinese e senza alcun massiccio sostegno da parte del governo».

Quanto alle accuse di spionaggio, la società sottolinea di «non essere e non essere mai stata» coinvolta in attività di questo genere e di avere una «reputazione straordinaria» nel campo della Cybersecurity e della protezione dati.

Per Huawei l'approccio giusto alla delicata questione del 5G è quello basato sui fatti, un approccio adottato dall'Europa ed anche da Angela Merkel ed Emmanuel Macron. «Huawei - conclude la nota - è il partner naturale dell'Europa per lo sviluppo del 5G e per sostenere la sovranità digitale» del continente con soluzioni «sicure ed innovative».

In Australia, il bando sul 5G costerà 1'500 posti lavoro - Se l'Australia non farà marcia indietro sul 5G, consentendo a Huawei di partecipare allo sviluppo delle reti, nel Paese salteranno 1'500 posti di lavoro nell'arco dei prossimi 18 mesi. Lo ha detto Jeremy Mitchell, direttore per gli affari pubblici di Huawei Australia, secondo quanto riporta il Financial Times. Il manager ha anche annunciato che l'azienda perseguirà legalmente chi diffonde notizie false e lesive della sua reputazione, in Australia e altrove.

«I nostri fornitori sono in gran parte piccole e medie imprese con circa 30 dipendenti, e in molti casi Huawei sta generando circa l'80% del loro fatturato, quindi senza di noi si trovano in grossi guai», ha detto Mitchell. «Una volta presi in considerazione i subappaltatori impiegati dai nostri principali fornitori, siamo responsabili di circa 1'500 posti di lavoro nel settore delle costruzioni di telecomunicazioni locali. A meno che il divieto per Huawei sul 5G non venga annullato, questi posti andranno persi nei prossimi 18 mesi».

Mitchell ha anche reso noto che Huawei ha assunto come consulente strategico Xenophon Davis, uno studio legale fondato dall'ex politico Nick Xenophon e dall'ex giornalista investigativo Mark Devis. «Xenophon Davis ci fornirà un'assistenza cruciale mentre cerchiamo di difenderci da attacchi malevoli da parte di entità intenzionate a causarci danni alla reputazione», ha affermato Mitchell. «Vogliamo assicurarci che la discussione sulla sicurezza informatica sia basata su fatti e non su insinuazioni infondate che purtroppo stanno dominando il dibattito attuale».
 
 

Commenti
 
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Spirito1 2 anni fa su tio
Di un comunista mai fidarsi
Dioneus 2 anni fa su tio
Hanno pienamente ragione, forza!
Bayron 2 anni fa su tio
Sempre fedele all’iPhone. Utilizzare un cellulare comunista..... MAI!
Dioneus 2 anni fa su tio
@Bayron Ahahahah. La Cina di comunista ha mantenuto ben poco
Bayron 2 anni fa su tio
@Dioneus .... mi fai pena.
miba 2 anni fa su tio
Poveri USA! Ormai il treno del 5G l'hanno perso da un pezzo ed ora si attaccano a questi giochetti che ormai sono conosciuti anche dai paracarri....
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