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29.09.2020 - 21:580
Aggiornamento : 30.09.2020 - 07:10

Luce verde dai Comuni alla legge anti-Ue

Il progetto di Boris Johnson mira a rimettere in discussione alcuni degli impegni presi dopo la Brexit.

Il testo dovrà ora essere approvato dalla Camera dei Lord.

LONDRA - Via libera finale stasera in terza lettura della Camera dei Comuni britannica, con 340 sì contro 256 no, al contestato progetto di legge del governo di Boris Johnson che mira a rimettere in discussione attraverso una norma nazionale (Internal Market Bill) alcuni degli impegni presi per il dopo Brexit nell'Accordo di Recesso firmato con l'Ue, in particolare sullo status commerciale e doganale dell'Ulster: norma che ha scatenato l'ira di Bruxelles.

Il testo era stato modificato con un potere di veto attribuito al Parlamento di Westminster all'attuazione dei punti che violerebbero il diritto internazionale: modifica che ha messo fine alla ribellione di una parte di deputati della maggioranza Tory, ma non non basta a far rientrare la minaccia Ue di ricorsi legali. Ora per il governo ci sarà comunque l'ostacolo della Camera dei Lord.

La maggioranza teorica che sostiene il governo ha perso alla fine appena un pugno di voti, incluso quello rimasto quasi solitario nei banchi Tory dell'ex premier Theresa May: la quale ha tenuto duro sino alla fine nel no a una legge da lei criticata come "una macchia sulla reputazione" del Paese per la potenziale violazione d'un trattato internazionale.

Il disegno di legge, emendato nei giorni scorsi con una correzione concordata dall'esecutivo con il veterano conservatore moderato Bob Neill, indica ora limiti di attuazione dei punti più controversi, che potranno essere invocati - previo un ulteriore passaggio parlamentare obbligatorio - solo in caso di presunti rischi per l'integrità del confine interno fra Irlanda del Nord e resto del Regno in assenza di un accordo commerciale di libero scambio fra Londra e l'Ue.

Per i 27 non si tratta in ogni modo di una modifica determinante, tenuto conto che si limita ad attribuire di fatto potere di veto a Westminster, ma lascia nelle mani delle istituzioni britanniche la pretesa di poter rivedere unilateralmente elementi cruciali dell'intesa di divorzio. Bruxelles ha ribadito in questi giorni che la minaccia di un ricorso legale resta pendente, laddove il provvedimento non fosse ritirato (come al momento il governo Johnson rifiuta recisamente di fare) ed entrasse definitivamente in vigore. La polemica non ha tuttavia congelato i negoziati sulle relazioni future, che questa stessa stessa settimana proseguono a Bruxelles fra i team guidati dal Michel Barnier e lord David Frost e che - malgrado alcuni nodi chiave ancora tutt'altro che risolti - potrebbero ancora portare a un accordo commerciale in extremis entro metà ottobre in grado di evitare il no deal e far abbandonare lo stesso Internal Market Bill.

L'iter di quest'ultimo provvedimento non è del resto compiuto: da domani passa alla Camera dei Lord, dove il governo Johnson non ha la maggioranza sulla Brexit e dove si preannuncia un diffuso ostruzionismo, sebbene in caso di conflitto la parola finale spetti per prassi di nuovo alla Camera bassa, unica assemblea elettiva di Westminster; e in più non ha ricevuto l'assenso del Parlamento locale scozzese, dominato dagli indipendentisti anti-brexiteer dell'Snp, che cercheranno di far valere questa lacuna formale per dimostrare un supposto vulnus istituzionale alla devolution e portare in seguito la questione anche in sede di corti giudiziarie del Regno.

Commenti
 
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Monello 2 sett fa su tio
..Gli Inglesi dimostrano di avere ancora le @@ !!!
Heinz 2 sett fa su tio
@Monello È una questione sottile, è un attimo passare dal verbo avere al verbo essere, il tempo ci dirà quale è la corretta declinazione della tua frase.
seo56 2 sett fa su tio
Ecco come si fa! Grandi..
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