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MONDO
29.12.2020 - 06:000

Calamari, Koala e Lemuri: gli sconfitti del 2020

Il WWF ha presentato il proprio bilancio dell’anno, identificando vincitori e vinti

Cambiamenti climatici, bracconaggio e perdita degli habitat figurano tra le minacce più comuni per innumerevoli specie.

ZURIGO - Cos'hanno in comune i criceti, i lemuri, i koala e i calamari?

Sono alcune delle specie per le quali il 2020 è stato un anno terribile, per diversi motivi, e sono di conseguenza sempre più vicine all'estinzione.

Lo indica il WWF sulla base del “Living Planet Report”, che stila un bilancio sullo stato di salute di oltre 4000 specie.

«Il 2020 non è stato un anno positivo per i criceti comuni, i lemuri e gli storioni: le popolazioni di questi animali sono in declino e la loro esistenza è sempre più minacciata. A causa della perdita di habitat, del cambiamento climatico e del bracconaggio, queste specie soffrono, e con loro la biodiversità», denuncia il WWF in un comunicato odierno.

In generale, la situazione non è delle migliori: «le popolazioni delle oltre 4000 specie analizzate di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili sono diminuite in media del 68% in 50 anni».

Ci sono, però, anche dei vincitori - «I vincitori dell'anno 2020 sono i bisonti nel Caucaso e i rinoceronti in Africa, notevolmente meno minacciati dal bracconaggio».

Anche cetrioli di mare, alci e foche grigie rientrano, secondo l'organizzazione, nella categoria dei vincitori. Infatti, grazie all'introduzione di nuove regolamentazioni e misure protettive, queste specie hanno vissuto una ripresa graduale dei propri numeri.

«Il rapporto sottolinea come la crescente distruzione della natura da parte dell'umanità stia avendo impatti catastrofici non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita», ha dichiarato Marco Lambertini, Direttore generale di WWF, citando anche il propagarsi di malattie zoonotiche (che passano dagli animali all'essere umano). 

Invertire la tendenza - WWF sostiene che ci si può ancora fermare sull'orlo del precipizio: «Con impegno, investimenti e competenza queste tendenze possono essere invertite».

I leader mondiali devono, oltre agli sforzi di conservazione, «rendere il nostro sistema alimentare più sostenibile e combattere la deforestazione, una delle cause principali del declino della popolazione della fauna selvatica» sostiene l'organizzazione.

I cambiamenti necessari includono il rendere la produzione e il commercio degli alimenti più efficiente ed ecologicamente sostenibile, la riduzione degli sprechi e la promozione di diete più sane e più rispettose dell'ambiente.

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