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AMERICA LATINA
21.09.2020 - 17:490

Quarantena sotto la lente, «violati i diritti umani»

Amnesty International denuncia le spaventose condizioni di quarantena in alcuni Stati dell'America Latina

RIO DE JANEIRO - Dallo scoppio della pandemia da Covid-19 nel mese di marzo, le autorità in Venezuela, El Salvador e Paraguay «hanno tenuto decine di migliaia di persone in strutture inadeguate alla quarantena gestite dallo stato, senza proteggerle sufficientemente dalle violazioni dei diritti umani. Questo comportamento potrebbe rappresentare un maltrattamento e la detenzione potenzialmente arbitraria».

Lo denuncia Amnesty International nella ricerca "When protection becomes repression", che documenta come le «autorità dei tre paesi abbiano sottoposto migranti, rifugiati, persone che rientravano in patria e comunità a basso reddito a quarantene gestite dallo stato, spesso in condizioni non igieniche e a volte disumane, senza cibo, acqua e assistenza medica adeguati».

Secondo l'ong, tali quarantene potrebbero configurarsi come maltrattamenti e le spaventose condizioni rendere gli spazi luoghi dove le persone sono a rischio di contrarre il Covid-19.

«Quando gli stati recludono decine di migliaia di persone senza assicurarsi che per ciascuna di esse si tratti di una misura necessaria e proporzionata, le tengono in condizioni spaventose sotto il controllo militare o della polizia e le discriminano o utilizzano la quarantena come punizione, trasformano un intervento di sanità pubblica in una strategia punitiva e repressiva», ha dichiarato in una nota stampa Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International.

In base alle informazioni ricevute da Amnesty, «in Venezuela, El Salvador e Paraguay spesso le persone sono state sottoposte a quarantena per ben oltre i 14 giorni attualmente raccomandati dall'Oms, a volte per più di un mese». Le persone sottoposte a quarantena «non hanno avuto accesso sufficiente a informazioni» in merito alla durata della loro quarantena o sui criteri per stabilire il loro eventuale sollevamento dall'obbligo di isolamento, e ciò «rappresenta una violazione del loro diritto all'informazione e dell'obbligo secondo il diritto umanitario internazionale che ogni privazione della libertà, anche se al fine di proteggere la salute pubblica, deve essere stabilita per legge e deve essere necessaria, proporzionata e limitata nel tempo».

Amnesty chiede ai governi che sottopongono le persone a quarantena gestita dallo stato di dare immediatamente accesso ai centri alle organizzazioni umanitarie e agli osservatori indipendenti dei diritti umani, per permettere loro di monitorarne le condizioni, offrire protezione contro eventuali maltrattamenti e fornire con urgenza acqua, cibo e altri beni necessari.

L'organizzazione chiede infine che le autorità evitino che le persone vengano trattenute a tempo indeterminato.

Commenti
 
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sedelin 1 mese fa su tio
guarda caso, sono paesi che hanno una certa familiarità con la dittatura.
Romeo Rossi 1 mese fa su fb
I coloni e l’esercito israeliano hanno intensificato gli attacchi alle comunità palestinesi, avvantaggiati dal fatto che l’attenzione del mondo è tutta concentrata sul Covid-19. Alcune settimane fa i coloni israeliani hanno sradicato e rubato circa 500 ulivi nel villaggio Al Khader, a sud di Betlemme. I Combatants for Peace hanno piantato 100 nuove piante di ulivo dichiarando: «… i palestinesi vivono una doppia paura, sono spaventati dal virus come tutti. Ma in aggiunta sono spaventati anche dall’esercito israeliano che nei territori palestinesi è occupato a mantenere l’occupazione». Il Covid-19 è arrivato a Gerusalemme est e al campo profughi di Shufat, dove i palestinesi non ricevono alcun servizio comunale essenziale dopo la costruzione del muro di separazione del 2003. I palestinesi che sospettano di essere ammalati vengono portati in macchina al di là del check point senza però ricevere alcuna cura medica visto che dal 1967 gli abitanti di Gerusalemme est sono residenti ma non cittadini. I prigionieri palestinesi, alcuni dei quali sono minori, restano in prigioni affollatissime con grave pericolo di infezione.
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