Keystone
STATI UNITI
25.04.2020 - 11:160
Aggiornamento : 14:08

«Il Covid-19 non è una vendetta della natura, ce la siamo proprio cercata»

La tesi provocatoria di uno scienziato americano: «Abbiamo osato troppo, queste sono le conseguenze»

Il dito è puntato verso i mercati di animali selvatici vivi: «Chiuderli e basta rischia di peggiorare le cose»

NEW YORK - Traffico indiscriminato di animali selvatici ed esotici, così come una «costante e continua intrusione» nella natura. Sono queste le cause all'origine della pandemia di coronavirus, stando a Thomas Lovejoy luminare americano alle Nazioni Unite al centro di un dibattito particolarmente vivace in questi giorni.

«Non è una vendetta della natura, ce la siamo proprio cercata», ha confermato Lovejoy al Guardian per il quale - soprattutto per il Covid-19 - la causa è da ricercare nei mercati di animali selvatici vivi - di fauna terrestre e marina - come quello di Wuhan dove tutto è originato. «Ma non ci sono solo lì, sono anche in Africa e anche in altre nazioni. Per non parlare dello smercio di esemplari rari, presente anche nel mondo Occidentale».

Critici, in questi ambienti, l'igiene ma anche il commercio di specie non domestiche. Al sopracitato mercato di Wuhan, per esempio, venivano vendute (vivi) volpi, ratti, scoiattoli, cuccioli di lupo e salamandre. «Questo tipo di animali devono stare il più lontano possibili da quelli d'allevamento», spiega Lovejoy, «così si può evitare il "salto" di eventuali patologie da uno all'altro. Una misura semplice come questa potrebbe ridurre di molto i rischi».

Ma perché non chiuderli, e basta? «Non è così semplice, purtroppo. Verrebbero soppiantati dal mercato nero che è ancora più difficile da controllare». La soluzione, secondo Lovejoy sta tutta nel rispetto: «Dobbiamo cambiare il nostro approccio alla natura, è tutto lì. E questo passa anche dall'azione contro il cambiamento climatico».

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