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L'ipotesi del virus sintetico è già stata smentita (immagine generica)
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25.03.2020 - 22:260
Aggiornamento : 22:46

«Virus creato nei laboratori cinesi»: ma non si tratta del nuovo coronavirus

Un servizio di TG Leonardo del 2015 imperversa sui social. Smentito, però, ogni collegamento con l'attuale epidemia.

ROMA - Nella vicina Italia divampa la polemica in merito a un servizio di TG Leonardo andato in onda il 16 novembre 2015 su Rai 3 che parla di un esperimento nei laboratori cinesi sulla creazione di un "supervirus". Tuttavia, il nuovo coronavirus non ha nessun collegamento con l'esperimento e la teoria è stata presto spazzata via dalle parole degli esperti del mondo scientifico.

Il servizio di oltre quattro anni fa, che a suo tempo è stato ripreso da una pubblicazione della rivista Nature, riguarda un esperimento effettuato da scienziati cinesi innestando una proteina presa da topi e pipistrelli sul virus della Sars. Tuttavia, un articolo pubblicato tre giorni fa proprio sulla stessa rivista scientifica ha chiarito che il virus di cui parla il servizio, creato in laboratorio, non ha alcuna relazione con il SARS-CoV-2 che provoca la malattia Covid-19 ed è di origine naturale. La stessa presa di posizione è poi stata condivisa da numerosi scienziati.

Nello studio apparso recentemente su Nature viene spiegato che «il virus SARS-CoV-2 è nato in natura e non in laboratorio attraverso la manipolazione di coronavirus simili a quello della Sars. Alla luce delle caratteristiche genetiche del virus SARS-CoV-2 - scrivono - non crediamo che sia plausibile qualsiasi scenario che riconduca la sua nascita al laboratorio».

Intanto, però, l'onda lunga è partita e anche in politica scoppia la bagarre, con le opposizioni - in particolare Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) - che attaccano e chiedono al Governo di fare chiarezza. «Non ho visto il servizio, ma ho referenze che non è così», si limita a rispondere il premier italiano Giuseppe Conte lasciando la Camera dopo le comunicazioni al Parlamento.

Il servizio - «Scienziati cinesi creano un supervirus polmonare da pipistrelli e topi. Serve solo per motivi di studio ma sono tante le proteste», racconta il servizio, che si conclude con una domanda: «Vale la pena rischiare?».

«È un esperimento, certo, ma preoccupa tanti scienziati», esordisce il presentatore nel filmato. «Un gruppo di ricercatori cinesi innesta una proteina presa dai pipistrelli sul virus della Sars, la polmonite acuta, ricavato da topi. E ne esce un supervirus che potrebbe colpire l'uomo» continua. «Un gruppo di studiosi cinesi è riuscito a sviluppare una chimera, un organismo modificato innestando la proteina superficiale di un coronavirus trovato nei pipistrelli della specie piuttosto comune, detta "naso a ferro di cavallo", su un virus che provoca la Sars, la polmonite acuta, anche se in forma non mortale nei topi si sospettava che la proteina potesse rendere l'ibrido adatto a colpire l'uomo, e l'esperimento lo ha confermato», si spiega nel video.

«È proprio questa molecola, detta SHCO14 - prosegue il servizio - che permette al coronavirus di attaccarsi alle nostre cellule respiratorie, scatenando la sindrome. Secondo i ricercatori inoltre l'organismo, quello originale, e a maggior ragione quello ingegnerizzato, può contagiare l'uomo direttamente dai pipistrelli, senza passare da una specie intermedia come il topo».

Il nuovo coronavirus non viene da un laboratorio - «L'ultima scemenza è la derivazione del coronavirus da un esperimento di laboratorio. Tranquilli, è naturale al 100%, purtroppo», spiega il noto virologo italiano Roberto Burioni sui suoi profili social replicando alla preoccupazioni emerse sul tema.

L'ultimo, ricorda Burioni, è quello uscito lo scorso 17 marzo su Nature Medicine «nel quale c'è scritto che le analisi eseguite mostrano chiaramente che il virus non è costruito in laboratorio. Basta con le fake».

«Lo studio cinese non c'entra nulla con la situazione che stiamo vivendo oggi», scrive sui social il giornalista torinese Battista Gardoncini, all'epoca curatore di "Leonardo". «Che il Covid derivi da una zoonosi - afferma - è stato chiaro fin dal primo momento, e importanti studi genetici lo stanno dimostrando».

Fake news - Quella che il nuovo coronavirus sia un prodotto sintetico è una delle prime fake emerse insieme all'epidemia, ma non ha mai avuto nessuna prova scientifica, anzi. A generare la bufala è stata, lo scorso gennaio, un'intervista di un ex ufficiale israeliano al Washington Times, un sito di destra già noto per aver rilanciato altre teorie cospirazioniste, come quella che l'ex presidente americano Obama fosse musulmano.

Pochi giorni dopo, lo stesso autore, Danny Shoam, ha smentito parzialmente, dicendo di non avere prove. A rafforzare le ipotesi complottiste c'era poi il fatto che a Wuhan esiste l'unico laboratorio di alta sicurezza della Cina, che però ha avuto l'ok a operare solo nel 2018, tre anni dopo lo studio citato dal servizio di Tg3 Leonardo.

In realtà tutte le ricerche condotte sul Sars-CoV-2 finora non hanno trovato prove di una presunta origine "sintetica". Gli esperti hanno in particolare confrontato il gene per una proteina chiave nel processo infettivo, una proteina dell'involucro esterno del virus (chiamata "spike", da punta o spina) che gli serve per attaccarsi, entrare e infettare le cellule umane. Questa e altre «caratteristiche del virus, la sequenza genetica di RBD e la spina dorsale del virus - hanno concluso gli autori dello Scripps Research Institute di La Jolla - ci portano a scartare l'ipotesi della manipolazione di laboratorio come possibile origine del SARS-CoV-2».

Al coro degli scienziati intervenuti per spegnere le preoccupazioni si è unito Walter Ricciardi, rappresentate dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sottolineando come l'ipotesi sia destituita di ogni fondamento. Con lui la virologa Ilaria Capua, che conferma come l'origine del virus sia assolutamente naturale, proveniente da «un serbatoio selvatico».
 
 

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