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MUSICA: Le "giovani promesse" del jazz italiano

Al Mamy Jazz club di scena i "4 Saints", formazione con un gusto musicale veramente originale
Dana Andrews
MUSICA: Le "giovani promesse" del jazz italiano
Al Mamy Jazz club di scena i "4 Saints", formazione con un gusto musicale veramente originale
Ne discutevamo qualche settimana fa: il jazz si trascina l'ingombrante reputazione di una "musica colta", destinata a pochi eletti. Molti dimenticano invece come proprio la sua capacità comunicativa, il suo calore, sono quelli di una forma musicale...
Ne discutevamo qualche settimana fa: il jazz si trascina l'ingombrante reputazione di una "musica colta", destinata a pochi eletti. Molti dimenticano invece come proprio la sua capacità comunicativa, il suo calore, sono quelli di una forma musicale popolare che ha goduto per decenni di grandissima diffusione.

Il concerto presentato giovedì sera al Mamy Jazz Club ha fatto toccare con mano al (purtroppo scarso) pubblico quanto sia ricca e gradevole la capacità comunicativa del jazz, e nello stesso tempo quanto sia aperta ed eclettica la sua tradizione musicale. Persino un inusuale quintetto composto da basso (Marco Ratti), batteria (Ivano Maggi), fisarmonica (Gianpiero Croce), violino (Franky Ferraris) e voce (Dana Andrews) vi può trovare un repertorio adatto alle proprie caratteristiche espressive.

L'idea di mettere in piedi una simile formazione si deve proprio a Dana Andrews, cantante molto attiva sulla scena italiana, che ha scovato nei locali da ballo sparsi per le lande lombardo-piemontesi Croce e Ferraris, due arzilli veterani con il jazz nel cuore. I due, solida gavetta di "liscio" alle spalle, hanno in questo nuovo quintetto la possibilità di tornare a suonare la musica della loro gioventù.

Pure se fisarmonica e violino hanno avuto una parte piuttosto marginale nella tradizione jazzistica prestigiosi maestri non mancano: Galliano e Grappelli in primis, ai quali Croce e Ferraris rivolgono un doveroso omaggio. Ma i due "Santi" non soffrono per complessi di inferiorità: il loro concerto li vede sul palco scalpitanti ed entusiasti, con gli occhi brillanti di piacere e addosso una gran voglia di suonare. Da fare invidia a molti giovani introversi jazzisti dei nostri giorni.

Il lungo spettacolo ripropone una serie di standards adatti al suono rétro del quintetto: "Les feuilles mortes", "La vie en rose", "Que reste-t-il" ed altri dalla sonorità "francese". Ma non mancano brani più tradizionali ("Sweet Georgia Brown", "On the sunny side of the street"), o ballads più impegnative come "It has to be you", "I can't give you anything but love", oltre ad altre celebri composizioni.

Particolarmente toccante una versione di "Embraceable you", in cui le potenzialità espressive del gruppo hanno toccato forse uno dei momenti migliori. Qui la voce calda di Dana Andrews ha raggiunto un'intesa espressiva molto bella con la tessitura armonica dell'accordeon di Gianpiero Croce. Il quale, in conclusione di spettacolo, ha regalato al pubblico (immeritatamente scarso) una pirotecnica "Panoramica russa", pot-pourri pieno di energia e di nostalgia.

E' stato un concerto davvero interessante, grazie ad una proposta assolutamente originale nel suo gusto démodé. Tutto lascia pensare che, se riuscissero a farsi conoscere da un publico più ampio, questi "nonnetti" potrebbero avere un avvenire davvero promettente.

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