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A Isone per diventare guardie del Papa, ma i ticinesi non ci sono

CANTONEA Isone per diventare guardie del Papa, ma i ticinesi non ci sono

07.11.23 - 17:02
Quest'anno nessun ticinese ha seguito la formazione. «La realtà è diversa da quel che ci si immagina», così l'istruttore René Stöckli.
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A Isone per diventare guardie del Papa, ma i ticinesi non ci sono
Quest'anno nessun ticinese ha seguito la formazione. «La realtà è diversa da quel che ci si immagina», così l'istruttore René Stöckli.

ISONE - Attualmente sono 119. Ma dovrebbero essere 135. Con 16 posti di guardia svizzera vacanti, anche il Papa è a corto di personale. Intanto, in quel di Isone, nove giovani stanno seguendo la formazione specifica per questo ruolo. Ma di ticinesi, nonostante il vantaggio della lingua, non c’è neanche l’ombra.

«Purtroppo è stato così tutto l’anno. Anche nei due precedenti cicli di formazione non c’erano ticinesi», afferma Eliah Cinotti, caporale e responsabile media della Guardia Svizzera. Ma cosa c'è dietro questa assenza? «In parte questo dato rispecchia la popolazione rossocrociata, in cui Ticino e Grigioni italiano rappresentano una minoranza», premette Alberto Fasolin, agente della Polizia cantonale ed ex guardia del Papa. «Credo però che vi sia anche una motivazione storica: fino all’inizio del '900 le guardie del Papa non potevano essere ticinesi. Questo perché, vista la conoscenza dell’italiano, la Guardia Svizzera temeva che potessero fare “comunella” con i romani e che non riuscissero a tenere il giusto distacco richiesto dalla posizione di guardia del Papa. Le cose poi sono cambiate, però forse alle nostre latitudini questa tradizione non è così radicata come nel resto della Svizzera».

A non essere abbastanza sono però anche svizzeri tedeschi e romandi. «Ci siamo resi conto che in Svizzera non si sa bene quello che facciamo. Spesso ci si basa sulle immagini che si vedono in televisione: ovvero il soldato che sta fermo tutto il giorno con l’alabarda. La realtà è però molto diversa: il servizio d’onore rappresenta solo il 10% della nostra missione», spiega René Stöckli, caporale istruttore del corpo della Guardia Svizzera Pontificia. «Sentiamo inoltre un po’ la mancanza della pubblicità non fatta durante la pandemia, quando siamo stati costretti a fermarci e a essere presenti in Svizzera. Ora iniziamo a osservare un ritorno alla normalità e speriamo fortemente di poter trovare tanti giovani motivati che vogliano entrare nel corpo».

E la motivazione, alle future guardie del Papa, di certo non manca. «Era da molto che volevo fare questa esperienza», afferma il 23enne sangallese Renato. «Nel 2012 con i chierichetti abbiamo fatto un viaggio a Roma. Naturalmente le guardie del Papa erano presenti e ho potuto entrare in contatto con loro. Credo inoltre che proteggere il Papa sia una grande avventura e un onore».

«Ci pensavo già a 12 anni, ma non avevo mai avuto il coraggio di candidarmi», ci dice il 29enne vallesano Joha. «Alla fine sono arrivato a 29 anni, quindi vicino al limite di età per iniziare la formazione, e mi sono detto: o ora o mai più. E non mi sono pentito, è ancora meglio di quello che mi immaginavo». 

«Trovo che quella di fare la guardia sia una vocazione e l’occasione di progredire nella propria fede», conviene il 20enne vallesano Luca. «È un servizio prestigioso e di onore, ci permette di continuare questa tradizione pluricentenaria e di contribuire positivamente all’immagine della Svizzera. Vedo inoltre la necessità di imparare l’italiano come una bella opportunità».

Dal 2016 le future guardie del Papa devono seguire, oltre che un mese di formazione in Vaticano, anche un mese di istruzione a Isone. Nei primi mesi le guardie svolgono principalmente il ruolo di sentinella ma, man mano che acquisiscono esperienza, vengono affidati loro compiti sempre più impegnativi. Tra i compiti delle guardie vi sono la protezione del Papa e della sua residenza, l’accompagnamento del Papa nei suoi viaggi apostolici, la sorveglianza degli ingressi ufficiali della Città del Vaticano, il servizio di ordine e onore e la protezione del Collegio cardinalizio durante la Sede Vacante. L'alabarda e la spada sono inoltre solo delle armi simboliche: le armi di ordinanza sono infatti pistole, fucili, taser e spray al peperoncino. Uno dei requisiti fondamentali per entrare nella Guardia è l'aver completato la formazione militare in Svizzera. I nuovi membri devono inoltre impegnarsi a prestare servizio per almeno 26 mesi.

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