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CANTONE«Ecco come identifichiamo un corpo»

07.08.23 - 06:30
Dal DNA alla “memoria storica” degli inquirenti. Il capitano Gnosca spiega i metodi della scientifica per scoprire l’identità di una persona.
Ti-Press
«Ecco come identifichiamo un corpo»
Dal DNA alla “memoria storica” degli inquirenti. Il capitano Gnosca spiega i metodi della scientifica per scoprire l’identità di una persona.

BELLINZONA - Denti, ossa, spazzole e vestiti. Sono alcuni degli elementi che, in misura diversa, possono aiutare gli agenti della Scientifica a comporre il puzzle e a identificare una persona, anche dopo tanti anni.

Alla luce del rinvenimento di resti umani alle bolle di Magadino, il capitano Orlando Gnosca, ufficiale responsabile del Reparto giudiziario 1 della Polizia cantonale, a cui è subordinata la Polizia Scientifica ticinese, racconta i metodi utilizzati per tentare di risalire all’identità di un corpo partendo, magari, da alcuni piccoli frammenti.

«Intanto - premette - sono fondamentali le condizioni al momento del ritrovamento. Se è passato pochissimo tempo dalla morte e il corpo è in buone condizioni, può essere sufficiente il riconoscimento dei famigliari. In altri casi, se la persona scomparsa ha un passaporto biometrico si possono comparare le impronte digitali. Discorso diverso se, invece, ci sono diversi anni alle spalle». A volte è capitato di trovare cadaveri rimasti sotto la sabbia e sotto l’acqua di un fiume praticamente mummificati. «La modalità scientificamente più idonea è estrarre il DNA dalle ossa o dai denti, com’è successo con il ritrovamento alle bolle di Magadino. Non è garantita la riuscita, è necessario fare più tentativi. Poi, serve fare la comparazione col DNA delle persone scomparse e incrociare i dati».

In questo caso, la parte scientifica medico legale si lega a quella investigativa. «Ci sono inquirenti d’esperienza che hanno una memoria storica - continua Gnosca - in grado di fare magari i collegamenti. Oppure, il corpo, gli indumenti e gli oggetti personali consentono di indirizzare i “sospetti” verso qualcosa o qualcuno». Anni fa, nella zona del monte San Salvatore, fu segnalata la scomparsa di un uomo. «Ritrovammo poi dei resti umani con uno scarpone molto grosso e pensavamo potesse essere lui, che era infatti di statura alta: andando avanti, poi, trovammo una traccia scritta e, grazie al lavoro successivo, si scoprì fosse una persona del canton Friborgo che nessun elemento portava a pensare che potesse essere scomparso in Ticino».

Fondamentale è la raccolta del maggior numero di informazioni al momento di una scomparsa, attraverso l'allestimento di un cosiddetto dossier AnteMortem: «Da oltre 20 anni lo facciamo in maniera sistematica - continua l’ufficiale - si deve tenere conto di vari aspetti, dalle cartelle cliniche e dentali alle fratture documentate con radiografie e alla presenza di placche e viti. Si raccoglie poi il DNA da diversi oggetti, per esempio le spazzole. Entriamo in azione subito: il prima possibile va costituito il dossier».

Difficile dire quale sia stata l’identificazione più datata: «Certo quella delle Bolle è un bel record - spiega Gnosca - Da noi è successo di trovare alcuni resti umani che, stando al tipo di etnia o abbigliamento, si presume possano essere persone che non necessariamente risiedono sul nostro territorio. Ci sono territori, per esempio in Italia o nelle vecchie zone di guerra, dove è più facile il ritrovamento di resti umani molto datati. In Slovenia, per esempio, durante alcuni scavi di un cantiere per un nuovo tratto dell’autostrada, fu rinvenuta una fossa comune». Nei cantoni Vallese o Grigioni, invece, è capitato che dai ghiacciai, nei mesi estivi, riaffiorassero alcuni cadaveri.

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