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LUGANOUna banca con il DNA dei cani per sanzionare la maleducazione dei padroni

18.03.22 - 06:10
La proposta di un'abitante della città dove l'abbandono degli escrementi impegna la nettezza urbana
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LUGANO
18.03.22 - 06:10
Una banca con il DNA dei cani per sanzionare la maleducazione dei padroni
La proposta di un'abitante della città dove l'abbandono degli escrementi impegna la nettezza urbana
Il direttore del DSU: «In arrivo una campagna di sensibilizzazione». La proprietaria di Felix: «In realtà a noi vicine la profilazione genetica è stata ritenuta una soluzione applicabile».

LUGANO - A tutti sarà capitato, con gran disappunto, di mettere il piede nella piaga. «L’abbandono di escrementi canini è purtroppo un fenomeno diffuso, in centro e anche nei quartieri esterni» rileva Roberto Bianchi, direttore della Divisione Spazi Urbani di Lugano. Nel cuore cittadino, «in via Nassa, via Peri, etc… avviene non solo quando c’è poca gente e non si rischia di essere visti, ma anche in situazione di normale afflusso di passanti».

Una campagna in arrivo - Se il fenomeno non è troppo visibile, aggiunge Bianchi, «è solo perché la pulizia da parte della nostra nettezza urbana è costante». A loro il merito di ridurre al minimo gli spiacevoli impatti. Di sicuro Lugano non intende stare a guardare: «La Città - spiega ancora il direttore della DSU, «sta preparando una campagna di sensibilizzazione, per provare a incidere su questi comportamenti inadeguati di una, crediamo, piccola parte dei proprietari di cani».

DNA? Altrove già lo fanno - Sensibilizzazione a parte, c’è chi suggerisce di sfruttare la scienza per porre freno al malcostume: «Attraverso il DNA dei cani sarebbe semplice risalire al nome dei padroni e appioppare loro salatissime multe». La proposta arriva da Donatella Vanoni, 84 anni e ancora tanta energia. «Non si tratta affatto di voli pindarici - sottolinea la signora -. In realtà a noi vicine è stata ritenuta una soluzione applicabile». Dallo scorso 1. gennaio in Alto Adige, ad esempio, è scattato l’obbligo per i proprietari di effettuare la “profilazione genetica” dei loro amici a quattro zampe. Con questa misura le autorità italiane intendono contrastare il randagismo, ma anche dare un nome ai proprietari maleducati di cani. 

Il cattivo esempio - «La Svizzera è, o meglio era, conosciuta per la sua pulizia, perché - si chiede l’abitante di Lugano - non introdurre anche da noi, in città, a titolo sperimentale, una banca dati del DNA dei cani?». La proposta muove dall’esperienza diretta della signora, che da circa un anno vive con Felix, un cagnolino di razza Bolonka: «Accanto alla chiesetta di Loreto c’è uno dei pochi posti dove si possono lasciare liberi i cani. Una possibilità che non è ricambiata da altrettanto senso civico. Ogni mattina si notano sul terreno diversi escrementi di cani. C’è da vergognarsi!».

Il corpo del reato - Una banca dati con la traccia genetica dei cani permetterebbe facilmente, secondo Vanoni, di risalire ai colpevoli attraverso una semplice analisi di laboratorio del “corpo del reato”. «Per un certo periodo - racconta ancora la signora - avevo messo un cartello dove chi raccoglieva coi sacchettini rossi la “popò” altrui segnava ora e nome. Un modo per far arrossire i trasgressori. Per alcuni mesi la situazione è migliorata, ma poi il cartello è sparito e il menefreghismo è tornato».

«Valuteremo pro e contro» - Dal momento che pecunia non olet, «l’idea - sostiene Vanoni - potrebbe autofinanziarsi attraverso le multe ai trasgressori. Si potrebbe così prevedere il parziale rimborso del costo del test del DNA che varia dai 60 ai 100 franchi. Sono disposta ad offrirmi come volontaria per curare la banca dati». Da parte sua, pur non esprimendo un giudizio sulla proposta, il direttore della DSU dice di essere «al corrente che vi sono comuni italiani, anche nelle vicinanze della nostra frontiera, che hanno introdotto tale prassi. Certamente, nei prossimi tempi, ne valuteremo i pro e i contro».  

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