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«Migranti in condizioni sanitarie disastrose, chiudete il bunker»
Foto Tio/20Minuti/DavideGiordano
BELLINZONA
17.12.2021 - 16:470

«Migranti in condizioni sanitarie disastrose, chiudete il bunker»

Il Collettivo R-esistiamo è sceso in piazza oggi per denunciare le condizioni nel centro d'accoglienza

La protesta è andata in scesa di fronte all'Ufficio del Medico cantonale

di Redazione

CAMORINO - Ancora un presidio per chiedere la chiusura del “bunker” di Camorino. Il Collettivo R-esistiamo è tornato a manifestare oggi pomeriggio, stavolta in piazza della Foca, per denunciare le condizioni «disastrose» in cui sono «ancora chiuse sedici persone».

È il terzo momento di protesta, dopo quelli del 24 e 26 novembre, ma non cambiano le rivendicazioni. Una in particolare, quella che chiede di chiudere la struttura come centro di accoglienza per migranti. In parallelo viene avanzata la richiesta di «un permesso a chi vi si trova rinchiuso» attraverso una regolarizzazione come casi di rigore. Il Collettivo fa leva in particolare sugli aspetti sanitari all’interno del bunker, aspetto questo che viene contestato anche al Medico cantonale, davanti ai cui uffici si sono riuniti i manifestanti nel tentativo di consegnare dei documenti a Merlani.

«Attualmente - denunciano i sostenitori della chiusura del bunker - non c’è nemmeno il riscaldamento e le persone si stanno ammalando per il freddo». Nella “casetta gialla”, affermano, «il forno della cucina non è funzionante, le finestre rotte non vengono aggiustate e nemmeno in questo luogo si riesce a trovare un po’ di calore». 

Secondo il Collettivo R-Esistiamo, «affermare che non sia un problema di salute pubblica il fatto che sedici persone possano seriamente ammalarsi, la dice lunga su come quest’ultima venga gestita in Ticino: in modo discriminatorio, con persone di serie A e ....alcune di serie B».

Una denuncia ribadita anche dall’avvocato Immacolata Iglio Rezzonico, in rappresentanza delle persone che vivono nel bunker: «La situazione attuale è al di fuori di ogni diritto e norma umana. Attualmente ci sono sedici persone senza nessun tipo di permesso e che non possono essere rimpatriate nel loro paese. Vivono in questo limbo in condizioni sanitarie degne di un campo di concentramento».

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