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19.11.2021 - 06:000

Richiamo o terza dose, un po' di chiarezza

Il Medico cantonale Giorgio Merlani: «Così si "rinfresca" la memoria immunologica per essere più protetti»

Su eventuali nuove somministrazioni (la quarta dose): «Dipenderà anche dall’andamento epidemiologico del prossimo anno».

LUGANO - Ultimamente si fa un gran parlare del richiamo vaccinale. Tra seconde e terze dosi, "booster", vaccinazioni di rinforzo e tutti gli altri nomignoli con i quali si descrive l'inoculazione dei preparati anti covid... c'è il rischio di fare confusione se non addirittura di smarrirsi. 

Per "ritrovare la bussola" abbiamo interpellato il Medico cantonale, Giorgio Merlani. Che ha cercato di fare chiarezza sui principali interrogativi che gravitano attorno alla terza somministrazione.

Perché è utile il richiamo vaccinale?
«La vaccinazione di richiamo – chiamata anche "booster" – viene somministrata per rinfrescare la memoria immunologica delle persone che hanno già ricevuto una vaccinazione di base (ossia due dosi di vaccino a mRNA). In particolare nelle persone anziane, la protezione vaccinale può tuttavia diminuire leggermente con il passare del tempo. Per continuare a garantire loro una protezione ottimale dalle forme gravi della malattia è quindi necessario una dose di richiamo (non prima dei sei mesi dalla seconda somministrazione). Ricordiamo che le vaccinazioni di richiamo non sono una novità, ma una prassi già adottata per molte altre vaccinazioni».

I dati israeliani mostrano che gli anticorpi prodotti con la seconda dose (specie con Pfizer) precipitano dopo qualche mese. È vero?
«Israele, grazie a un’ampia disponibilità di vaccino, ha potuto iniziare prima degli altri Paesi con la somministrazione di massa. Per questo motivo i dati a disposizione sono interessanti anche per gli altri Paesi e nel tempo hanno mostrato una certa diminuzione della protezione contro il virus. È però importante notare che, nel frattempo, la variante dominante è diventata quella Delta, più contagiosa e letale; i dati dell’efficacia su questa variante rimangono molto elevati anche se inferiori a quelli della variante originale. Questi fattori hanno spinto Israele a procedere con la somministrazione delle dosi di richiamo già nel corso dell’estate. Swissmedic ha confermato anche per la Svizzera la necessità di questo richiamo in via prioritaria per le persone "over65", nelle quali si nota una diminuzione di protezione per i decorsi gravi. Per contro, attualmente non c’è evidenza riguardo alla diminuzione nel tempo del livello di protezione dalle forme gravi della malattia nelle persone vaccinate sotto i 65 anni, così come anche nelle persone fragili».

Il calo di questi anticorpi mette un vaccinato nelle stesse condizioni di un non vaccinato?
«Secondo i dati a disposizione, soprattutto in merito ai reali casi di infezioni severe, questo non sembrerebbe essere il caso, in quanto una protezione rimane, anche se non più ai livelli raggiunti a quindici giorni dalla seconda dose. In casi rari, oppure nelle persone gravemente immunodepresse, la risposta immunitaria è debole o scarsa, ma si tratta di eccezioni e non della regola.   

È quindi per "rinvigorire" la risposta immunitaria che si ricorre al "booster"?
«Esattamente: vi si ricorre per alzare nuovamente a livelli ottimali la protezione contro i decorsi gravi della malattia. I dati israeliani sul richiamo sono molto incoraggianti e mostrano che il livello di copertura dopo il "booster" ritorna a essere a un livello molto alto. Ricordiamo che i livelli di copertura di questi vaccinai a mRNA contro i decorsi gravi sono straordinari, oltre il 90%».  

È possibile che anche con la terza dose, come per la seconda, a distanza di mesi si assisterà a un calo sensibile degli anticorpi? Pensa che ci sarà anche una quarta dose?
«È difficile dirlo in questo momento, ma la valutazione dipenderà anche dall’andamento epidemiologico del prossimo anno. È importante inoltre ricordare che queste somministrazioni supplementari sono soggette a nuove autorizzazioni da parte di Swissmedic e alle conseguenti raccomandazioni da parte dell’Ufficio federale della salute pubblica e della Commissione federale per le vaccinazioni. Questo significa che decisioni in questo senso saranno sempre subordinate a una verifica dei dati scientifici a disposizione. Questo fornisce la garanzia che le raccomandazioni di richiamo derivano esclusivamente da solide evidenze scientifiche».

Booster, richiamo e terza dose... Cosa cambia, e non c'è il rischio di creare confusione con tutte queste definizioni?
«È importante sottolineare questa differenza: da una parte abbiamo la vaccinazione di base (o "vaccinazione primaria") che consiste in due dosi di vaccino a mRNA. In alcune persone, per esempio nelle persone gravemente immunodepresse, la risposta del sistema immunitario alle prime due dosi è debole oppure del tutto assente. In questo caso si procede quindi, dopo un consulto medico, con una terza dose. Si tratta di un’azione mirata e giustificata da una valutazione medica che tocca un numero limitato di persone e non è generalizzato».

«La dose di “richiamo”, o "booster" è invece una dose supplementare, somministrata non prima di 6 mesi dalla seconda dose, per “rinfrescare” la memoria immunologica e alzare nuovamente la protezione. Per il preparato di Pfizer il richiamo consiste nella stessa dose ricevuta in precedenza, mentre per il preparato di Moderna con metà della dose precedente».

È necessario che il richiamo venga fatto con lo stesso preparato delle precedenti dosi oppure no?
«Raccomandiamo di fare il “richiamo” con lo stesso preparato. I dati a disposizione sembrano indicare che sia possibile anche mischiare i vaccini a mRNA, ma sono dati al momento ancora limitati e la raccomandazione è di evitare di “mischiare”».

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