SwissCAN
Il minisatellite SwissCan è stato sviluppato da sei studenti del SAM di Bellinzona.
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CANTONE
04.05.2021 - 17:150
Aggiornamento : 17:44

Giovani ticinesi che sognano la conquista dello spazio

Nei laboratori del SAM di Bellinzona sei studenti stanno sviluppando un satellite in una “lattina”

Si tratta della squadra che rappresenta la Svizzera nell'ambito della competizione CanSat promossa dall'Agenzia spaziale europea

BELLINZONA - È grande quanto una lattina (in inglese: “can”) e dovrà svolgere tutta una serie di compiti cadendo da un'altitudine di mille metri a una velocità di otto metri al secondo. Si tratta del minisatellite SwissCAN che una squadra composta da sei giovani ticinesi sta sviluppando nei laboratori della Scuola d'arti e mestieri SAM di Bellinzona.

Un progetto che permette a questi giovani di sognare lo spazio. E che il prossimo settembre li vedrà impegnati a rappresentare la Svizzera nell'ambito della competizione CanSat promossa dall'Agenzia spaziale europea (ESA). Una sfida a cui prendono parte ventiquattro nazioni.

Le missioni - «Durante la caduta, il minisatellite - ha spiegato stamani il docente SAM Rinaldo Geiler - dovrà compiere due missioni». Quella primaria, definita dall'ESA, prevede il rilevamento di temperatura e pressione atmosferica. Mentre quella secondaria, scelta dalla squadra elvetica, mira al campionamento dell'aria a diverse altitudini, alla misurazione di velocità e direzione del vento, e dell'umidità.

Ma attenzione: tutta la strumentazione necessaria a raggiungere gli obiettivi deve trovare posto in una capsula grande quanto una lattina. Una sfida, questa, che ha visto i sei giovani ticinesi studenti del SAM occuparsi di più aspetti, dalla meccanica all'hardware, dall'approvvigionamento energetico al software.

All'atterraggio scatta il buzzer - «Oltre ai sensori, il minisatellite contiene anche un buzzer che emetterà un suono per permetterci di ritrovarlo al termine della caduta» ha illustrato uno degli studenti. Un altro ha spiegato che per l'aspetto energetico hanno scelto di utilizzare due batterie al litio, che dovrebbero garantire dalle quattro alle otto ore di autonomia. «Un tempo che tiene conto anche del fatto di dover ritrovare il minisatellite».

Il paracadute giusto - Un aspetto che ha tenuto impegnata la squadra è anche quello della caduta: la velocità desiderata era di otto metri al secondo. Per questo gli studenti hanno dovuto sviluppare e testare un paracadute che permettesse di mantenere tale velocità. Hanno quindi dovuto lavorare sulle dimensioni e sulla forma del paracadute, come pure sulla lunghezza delle corde. «I primi test sono stati svolti dalle finestre della scuola, poi nei campi del liceo con un drone e infine ai castelli di Bellinzona».

L'astronauta Nicollier: «Lo spirito di gruppo è fondamentale» - La sfida finale, come detto, avrà luogo durante il prossimo mese di settembre. Nel frattempo, stamani la presentazione in streaming è stata seguita anche da un ospite d'eccezione: l'astronauta elvetico Claude Nicollier, professore emerito allo Space Innovation del Politecnico federale di Losanna (EPFL). «Sono molto impressionato dal loro lavoro e dal loro talento» ha commentato, ricordando che per ogni programma spaziale «lo spirito di gruppo è fondamentale». Questo perché «nello spazio non si può fare nulla da soli».

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