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LUGANO
09.03.2021 - 07:170
Aggiornamento : 10:15

Non vuole pagare la multa e si fa mettere in prigione

La storia di un 84enne del Bellinzonese pizzicato dal radar: «Era in un luogo subdolo. Questione di principio».

La sanzione non gli va giù. E decide consapevolmente di lasciarla lievitare. Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi: «Siamo di fronte a un caso unico».

LUGANO - Pizzicato dal radar sulla strada cantonale del Monte Ceneri, non è d’accordo di pagare la multa e si fa incarcerare per due giorni. È accaduto a un arzillo 84enne del Bellinzonese. La sua è stata una scelta di principio. «Otto mesi fa sono incappato in un controllo di polizia – ricorda –. Andavo a 75-76 chilometri orari sul 60. Da Lugano stavo viaggiando in direzione di Bellinzona, mi trovavo poco prima della stazione di benzina. Io ero convinto che lì ci fosse il limite a 80. Mi è sembrato un luogo subdolo in cui piazzare un radar, per questo ho deciso di non pagare».

Avanti a suon di richiami – E infatti l’84enne, che nel corso della sua vita a lungo ha esercitato la professione di odontotecnico e che è un grande sportivo, non paga la multa. Non pagherà nemmeno i richiami. E così, complici anche le spese amministrative, la cifra lievita. Da quella iniziale, attorno ai 250 franchi, si arriva a 450 franchi. Di recente, l'espiazione della pena. In modo insolito. 

Si era proposto per fare lavori di pubblica utilità – «Io mi sono sempre opposto al pagamento della sanzione – riprende l’anziano –. Non la trovavo giusta. Mi sono anche proposto di fare lavori di pubblica utilità. Avendo una certa età immaginavo fosse una soluzione praticabile. Nessuno ha reagito. Quindi mi sono detto “piuttosto faccio il carcere”. Quei soldi non volevo sborsarli. Punto e basta. Anche perché sono un pensionato che fa un po’ fatica ad arrivare alla fine del mese. Non sono contrario ai radar. Ma il problema stava nel posto in cui era stato messo».

«Solitamente la gente preferisce evitare storie» – «Non avevo mai visto un caso simile – sostiene Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi –. Ci troviamo di fronte a un “unicum”. Solitamente la gente queste multe le paga, proprio per non avere storie». «Effettivamente è un episodio isolato – conferma Silvia Marconcini, capo dell’Ufficio cantonale degli incassi e delle pene alternative –. Non si tratta di situazioni ricorrenti». 

"Dietro le sbarre" – L’84enne racconta la sua esperienza “dietro le sbarre” della Stampa di Lugano. «Quando arrivi ti tolgono tutto. Dal cellulare al giornale. Sono stato perquisito da cima a fondo, in quegli istanti mi sono sentito un po’ in soggezione. Mi hanno messo in cella e lì sono rimasto per 48 ore, da venerdì mattina alle 9 fino a domenica alla stessa ora. Il cibo me lo portavano direttamente lì».

Un’esperienza particolare – L’anziano del Bellinzonese è stato quasi sempre isolato, fatta eccezione per un’uscita di due ore sul tetto del carcere. «Devo dire che il personale carcerario mi ha trattato in maniera professionale. Ho anche avuto occasione di conoscere qualche carcerato. Gente che era lì per spaccio di droga o per truffe. A livello umano è stata un’esperienza forte. Tornassi indietro rifarei la stessa scelta».

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