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10.11.2020 - 13:470
Aggiornamento : 16:19

«La cultura è vita e il limite di cinque persone è inaccettabile»

Il Comitato TASI prende posizione e critica la decisione del Governo: «Siamo indignati e costernati».

Il mondo della scena indipendente ticinese si chiede perché la cultura venga considerata non necessaria, al contrario dello shopping e altre realtà.

LUGANO - La decisione del Consiglio di Stato di limitare le manifestazioni pubbliche a soli cinque partecipanti ha provocato «una bufera» nel settore della cultura e scatenato «indignazione e costernazione» in tutta la scena indipendente. Per questo il comitato TASI (Teatri Associati Scena Indipendente) chiede di rivedere questa «inaccettabile» decisione.

Questa limitazione ha di fatto obbligato teatri e organizzatori a cancellare urgentemente gli spettacoli in programmazione, lasciando ancora una volta compagnie e artisti, già duramente colpiti, nello sconforto e aumentando la grande incertezza che già pervade da mesi. Una moltitudine di lavoratori, dagli artisti ai tecnici, dagli scenografi ai registi, dai musicisti ai costumisti e truccatori, hanno visto vanificato il loro grande sforzo per poter riprendere il loro lavoro, anche se molto diminuito. Anche tutti gli insegnanti di teatro e danza non hanno più la possibilità di proseguire i propri corsi che, con grande difficoltà e la diminuzione dei partecipanti, «a fatica ma pur sempre con passione», riuscivano a mantenere.

Quello che maggiormente ha colpito il mondo della scena indipendente è che la cultura sia considerata non necessaria, al contrario dello shopping o di altre realtà. «Questa situazione aggrava la sensazione di chiusura e solitudine presente nella popolazione, che frequentava i teatri anche per mantenere una parvenza di normalità, oltre a nutrire mente e spirito con la positività, assolutamente necessaria anche per fronteggiare psicologicamente questa pandemia», si legge nel comunicato.

Il Comitato Tasi sottolinea infine che nei teatri non si sono riscontrati contagi degni di nota. «Il rischio è praticamente nullo, dato che si sono sempre adottate le misure di protezione come la distanza fisica, l’obbligo di mascherina e disinfettanti a disposizione».

I professionisti dello spettacolo al Governo: «La cultura non è un passatempo, ma un mestiere»

«Stupisce la leggerezza di lasciar intendere che la frequentazione di una sala teatrale o cinematografica sia più pericolosa rispetto ad altre attività della vita quotidiana: la paura che si sta trasmettendo al pubblico necessiterà mesi, se non anni, per essere riassorbita, con evidenti danni non solo economici sul lungo periodo». Questa è soltanto una delle considerazioni che si trovano in una lettera aperta al Consiglio di Stato firmata dai professionisti dello spettacolo (si tratta di 76 sottoscrizioni, tra singoli professionisti, compagnie e associazioni). Una lettera che sottolinea come i piani di protezione sinora adottati (che prevedevano, tra l'altro, un pubblico di massimo cinquanta persone) «hanno dimostrato la loro assoluta efficacia».

I professionisti dello spettacolo chiedono dunque alle autorità «una maggiore attenzione» verso la categoria. «Affermiamo con forza che la cultura, il teatro, la danza e la musica - aggiungono - non sono un passatempo, ma un mestiere che dà sostentamento ad artisti, maestranze, tecnici e operatori del settore». Ma ora «l'ordinanza non solo pone dei seri dubbi alla loro sussistenza economica, ma anche al riconoscimento del loro ruolo sociale e professionale».

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