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MAGLIASO«Dico no al tram nel giardino di casa»

11.09.20 - 18:43
Un gruppo di cittadini chiede di interrare un tratto della futura linea per evitare disagi ed espropri di terreno
Foto lettore
La picchettatura
La picchettatura
«Dico no al tram nel giardino di casa»
Un gruppo di cittadini chiede di interrare un tratto della futura linea per evitare disagi ed espropri di terreno
Il Municipio difende l'interesse pubblico del progetto e parla di «ostruzionismo quando manca un minuto a mezzanotte». Il Dipartimento del territorio getta acqua sul fuoco: «I futuri convogli saranno iper-silenziosi»

MAGLIASO - Per il Municipio il loro è «mero ostruzionismo» di persone che «quando manca un minuto a mezzanotte» pretendono di sostituirsi ai progettisti del tram-treno. «Perché - si legge nella lettera di risposta firmata un mese fa dal vicesindaco Andrea Kundert - mettersi oggi di traverso (visto il contesto si potrebbe anche dire di “traversina”) significa solo continuare a convivere per i prossimi 20-25 anni con le ormai storiche colonne». La battuta tra parentesi è del Municipio.

Benzina sul fuoco - Considerazioni che hanno ulteriormente infiammato gli animi, già surriscaldati, di chi possiede una casa lungo la via che dalla stazione FLP di Magliaso affianca le rotaie in direzione di Caslano. Locomotiva del dissenso è Fehmi Ak, che mostra a Tio/20Minuti le fotografie scattate accanto a casa sua, ad inizio giugno, il giorno del picchettamento del tracciato. Il terreno, su cui si trova la cancellata e parte del giardino, gli verrà espropriato per consentire al binario raddoppiato di curvare verso la futura, più ampia, fermata di Magliaso. 

Una decina di proprietari - Con lui, uniti negli espropri parziali, ci sono una decina di altri proprietari che hanno firmato una petizione. Tra le duecento e rotte opposizioni iniziali al tram-treno ci sono anche le loro. Non chiedono di affossare il progetto, ma di interrare la linea in quel tratto che altrimenti - a causa del raddoppio del binario - lambirà le loro case. «Il progetto viene definito “rivoluzionario” ma in realtà - sostiene Ak - segue il tracciato del 1910, vecchio di un oltre secolo, quando passavano un’auto e un treno ogni due ore. Una vera “metropolitana”, per come la si intende oggi, dovrebbe avere dei passaggi sotto terra. Ciò che tecnicamente è fattibile e avrebbe anche il vantaggio di liberare terreno in superficie per altri scopi. Una pista ciclabile o una pedonale, ad esempio».

I passaggi a livello - Ma il gruppo di scontenti evidenzia anche quello che, a loro dire, è un altro tarlo del progetto: i passaggi a livello. «In pochi chilometri la linea ferroviaria ne conta oltre una decina, di cui tre su una strada cantonale trafficata. Con la frequenza di treni prevista saranno perennemente abbassati». L’elevato numero di treni che transiteranno accanto alle case, nel caso suo addirittura nel giardino, fa sbottare Ak: «Tra andata e ritorno, negli orari di punta, passerà un treno ogni due minuti e mezzo. Quando due anni fa il primo ingegnere è venuto a vedere sul posto ha esclamato: “Oh, ca...o, l’abbiamo fatto noi questo?”. Speravo in un cambiamento, invece le cose sono, se possibile, peggiorate».  

Gli interessi contrapposti - Nella lettera inviata ad Ak e firmatari il Municipio di Magliaso rimarca che l'interesse pubblico «è sicuramente preponderante» sugli interessi privati. Richieste di cambiamento, opposizioni e ricorsi a questo stadio significano per l'Esecutivo una cosa sola: «Affossare tutto con disastrose conseguenze a livello ambientalistico e di vivibilità». In ballo ci sono infatti 240 milioni di sussidi federali. Ma Ak ribatte: «Meglio allora avere un progetto nato vecchio di cinquant’anni?».

Il Dt: «Treni iper-silenziosi» - Questo lo stato del botta e risposta tra il gruppo di cittadini e il Municipio. Nel battibecco non entra il Dipartimento del territorio che però, da noi contattato, definisce estemporanea e poco comprensibile la richiesta. «Soprattutto perché i convogli futuri saranno iper-silenziosi. Il problema di Magliaso è semmai di traffico sulla strada cantonale» sottolinea Bellinzona.

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