Keystone (archivio)
CANTONE
14.05.2020 - 09:010

Il grido d'allarme dei media: «Agire prima che sia troppo tardi»

L'Associazione ticinese dei giornalisti è preoccupata dalla crisi nel settore: «La situazione è drammatica».

Durante la pandemia le entrate pubblicitarie sono diminuite dal 60 al 95%, a seconda della testata. Impressum: «Dal 2010 il settore ha perso oltre un miliardo di franchi».

BELLINZONA - «Agire prima che sia troppo tardi». «Situazione drammatica». Questo è il grido d'allarme lanciato in simultanea da ATG (Associazione ticinese dei giornalisti) e da Impressum per salvare un settore, quello mediatico, già da tempo in crisi. Una crisi che è stata ulteriormente acuita dalla pandemia. «Dopo aver analizzato, e giustamente, la curva della pandemia per delle settimane intere, per le nostre autorità è arrivato il momento di osservare anche l’andamento di altre curve, da tempo ormai in picchiata libera», esordisce l'ATG in una nota. 

Il maggior problema per il settore mediatico rimane quello delle entrate pubblicitarie, un mercato che era già in crisi prima della pandemia. «Le entrate sono diminuite dal 60 al 95%, a seconda della testata. La situazione è drammatica».

«I giornali rischiano di sparire, ma non solo dai ristoranti» - A preoccupare ATG ed impressum è la «desertificazione a livello mediatico che questa crisi potrebbe creare. «I giornali non scompariranno solo da bar e ristoranti, come deciso per ragioni sanitarie, scompariranno del tutto…». In soccorso al settore, nelle ultime settimane, però qualcosa si è mosso, soprattutto a livello federale. La settimana scorsa il parlamento ha dato il via libera a diversi provvedimenti urgenti, pari a un totale di 65 milioni di franchi per garantire nell’immediato la sopravvivenza di giornali, radio e TV. In precedenza, anche il Consiglio federale si era mosso varando un pacchetto di aiuti del valore di 50 milioni. A questi due provvedimenti vanno poi aggiunti i primi aiuti d’urgenza varati dal Consiglio federale: i crediti Covid-19 e il lavoro ridotto. «Questi interventi - precisa Impressum - vanno visti solo come un primo piccolo passo, basti pensare che dal 2010 a oggi l’insieme del settore ha perso qualcosa come un miliardo di franchi».

Sostegno ticinese - A sostegno dei media si erano mossi nei mesi scorsi anche diversi cantoni, ad esempio Vaud, Friborgo e Berna. Anche in Ticino lo scorso 14 febbraio - proprio poco prima dell’inizio della crisi pandemica – i partner sociali avevano presentato con il suo autore, il granconsigliere Lorenzo Jelmini, una mozione interpartitica che chiedeva al governo di varare una serie di misure in favore dei media locali. «Questa mozione - conclude ATG - va ora discussa con urgenza da Gran consiglio e governo. È un appello che rivolgiamo con forza al mondo della politica ticinese proprio a due anni esatti dalla chiusura del Giornale del Popolo, che fu allora un inequivocabile campanello d’allarme per l’intero panorama mediatico ticinese. C’è bisogno di una vera e propria mobilitazione politica a sostegno dei media, strumento essenziale del dibattito democratico nella nostra società».

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Nmemo 1 anno fa su tio
L'Associazione ticinese dei giornalisti si è adagiata per troppo tempo sul quieto vivere, sovente a rimorchio della partitocrazia, peggio al suo servizio. Quando ciò succede si azzera di proprio l'efficacia del giornalismo, sia quello della carta, sia quello dei media online e tv per quanto concerne un’informazione equa e neutra. A prescindere, il giornalismo d’indagine sovente si “butta” su certi malaffari, ma ne schiva altri.
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