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13.03.2020 - 12:020
Aggiornamento : 12:58

L'Ospedale La Carità diventa il punto di riferimento per il nuovo coronavirus

Da lunedì diversi servizi saranno dirottati al San Giovanni di Bellinzona. L'idea è quella di avere un centro unico

Intanto preoccupano le cifre. Un paziente intubato al giorno. E, stando agli specialisti, siamo solo agli inizi...

LOCARNO - «L'ospedale La Carità di Locarno diventa ospedale di riferimento per il nuovo coronavirus in Ticino. Ha l'obiettivo di mettere a disposizione del Cantone 30 letti di cure intense e 180 letti di cure generali, tutti dedicati al Covid-19». Ad annunciarlo è lo stesso direttore della Carità, Luca Merlini, nella mattinata di venerdì a Locarno. L'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) ha infatti indetto una conferenza stampa per fare chiarezza sulla situazione. «I letti si stanno riempiendo».

Visite vietate – Poi si passa a una rassicurazione doverosa. «I pazienti che hanno il Covid-19 non si incrociano mai con altri reparti. Ci siamo organizzati nel migliore dei modi. Da lunedì mattino, il pronto soccorso di pediatria non sarà più a Locarno. Tutto è trasferito al San Giovanni di Bellinzona. Idem per ginecologia e maternità. Così come per l'oncologia e la dialisi». Da lunedì saranno vietate tutte le visite alla Carità. «Eccezion fatta per persone in fin di vita. Ma in questo caso il processo è regolato dai nostri specialisti».

Spazi più ristretti – Interviene anche Damiano Salmina, medico e responsabile urgenze. Il suo è un approccio molto umano. «Il concetto è quello di lasciare i pazienti potenzialmente malati all'interno della struttura. Gli altri nelle tendine all'entrata. Siamo obbligati a lavorare in spazi più stretti».  

Un paziente intubato al giorno – MIchael Llamas, direttore sanitario, aggiunge: «È una malattia che si conosce da pochi mesi. Per avere in sicurezza i nostri pazienti dobbiamo averli vicino. Avere un "ospedale Covid-19 unico" ci è d'aiuto. C'è anche di mezzo la chirurgia. Ieri è andato in sala operatoria il primo paziente che necessitava di un intervento. Abbiamo un paziente intubato al giorno. E siamo solo all'inizio. Di solito in 3-4 giorni si capisce come il paziente vivrà la malattia. È commovente come ci sia una corsa alla solidarietà da parte di colleghi e da parte della popolazione. Chiaro che tutto questo deve essere gestito. Ma è un bel messaggio».

Il picco è un'incognita – Quando arriverà il picco? Si parla di 2-3 settimane. «Noi ci stiamo preparando al peggio – evidenzia Llamas –. Il problema è che non sappiamo quando arriverà il peggio. Speriamo di sapere anticipare i tempi». Maria Chiara Canonica, responsabile servizio infermieristico, fa notare: «Rendetevi conto tutto quello che stanno facendo i medici, gli infermieri, il servizio logistica e anche il servizio alberghiero».

Decine di persone al fronte – Decine di persone stanno lavorando al fronte. Giorno e notte. Ed è giusto ringraziare chi si sta battendo per frenare l'avanzata del Covid-19 in Ticino, e più in generale in Svizzera. Canonica prosegue: «È importante fare capire alla popolazione che tutti si stanno dando da fare. Gli infermieri sono passati da turni di 8 ore a turni da 12 ore. C'è parecchia unione. Sarebbe demagogico dire che non abbiamo paure. Abbiamo uno psicologo interno che sostiene i nostri collaboratori. L'età dei pazienti? Inizialmente erano soprattutto anziani. Ora arrivano anche persone più giovani».  

Moncucco di riserva – E la Clinica Moncucco, che in precedenza aveva accolto le prime vittime? Risponde Merlini: «Resterà di riserva, qualora La Carità non riuscisse ad accogliere tutti i pazienti necessari. La Moncucco ha una decina di posti letto al momento dedicati ai pazienti da nuovo coronavirus. Speriamo non si debbano mai attivare. Trovo, in ogni caso, sia positiva questa collaborazione tra sanità pubblica e privata». 

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