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SORENGONascere nei giorni del coronavirus

11.03.20 - 06:05
Parti concentrati a Lugano e Bellinzona. E poi c'è la culla del Ticino: «La Clinica Sant’Anna operativa al 100%»
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Nascere nei giorni del coronavirus
Parti concentrati a Lugano e Bellinzona. E poi c'è la culla del Ticino: «La Clinica Sant’Anna operativa al 100%»
Intervista a Fabio Rezzonico, direttore generale della Regione Ticino del Gruppo Swiss Medical Network, proprietario della Clinica Sant’Anna di Sorengo e della Clinica Ars Medica di Gravesano.

SORENGO - Il coronavirus sta rimescolando anche la geografia delle nascite. Per liberare spazi e forze nella lotta contro il Covid-19 il Governo ha concentrato ostetricia e neonatologia su Bellinzona e Lugano, sgravando Locarno e Mendrisio. Nel rimescolamento nessun accenno alla Clinica Sant’Anna di Sorengo, da sempre punto di riferimento per le nascite in Ticino. 

Perfettamente operativi - E la culla del Ticino? «Il messaggio passato è stato un po’ fuorviante, in particolare per i non addetti ai lavori, visto che si è parlato di concentrare tutte le nascite in due ospedali - afferma Fabio Rezzonico direttore generale della Regione Ticino del Gruppo Swiss Medical Network -. Ci sono stati medici e pazienti che ci hanno chiamato per chiederci se le cliniche avevano sospeso i parti e gli interventi. In realtà siamo perfettamente operativi». Nelle due cliniche private, continua il direttore regionale del gruppo proprietario delle strutture di Sorengo e Gravesano, «alla Sant’Anna l’ostetricia e la neonatologia continuano a lavorare in sicurezza, così come le altre specialità: ginecologia, chirurgia, oncologia e medicina per garantire al meglio il servizio di presa a carico ai pazienti ticinesi. Questo chiaramente vale anche per il nostro servizio di pronto soccorso ostetrico, da sempre aperto 24h/7g. Lo stesso - continua Rezzonico - accade per la Clinica Ars Medica, dove il pronto soccorso ortopedico e traumatologico e le sale operatorie sono attive». 

Generazione coronavirus - Non occorre essere donna per sapere che il parto è da sempre vissuto con un misto di gioia e timore: una preoccupazione accresciuta però in questi giorni. Questa è la situazione oggi, mentre tra nove mesi la costrizione della gente in casa potrebbe portare a un aumento delle nascite. «Non i figli del boom, ma del coronavirus. L’ho letto, ma non so dirle quanto sia vero» commenta Rezzonico. Per chi nasce oggi invece, «la criticità del momento, per quanto possibile, ha migliorato il nostro approccio alle mamme, in quanto nel rispetto di tutte le direttive e i divieti definiti dello stato maggiore cantonale di condotta, garantiamo un ambiente sicuro e sereno, anche grazie alla disponibilità e umanità dei nostri collaboratori. Un’organizzazione rigorosa a partire dall’entrata in Clinica, dove il nostro personale, senza l’ausilio della protezione civile, si occupa di gestire il triage e gli accessi alla struttura. Non abbiamo ridotto il personale, anzi le attenzioni sono aumentate proprio per aumentare la possibilità di contenimento del virus».

Alloggi per i collaboratori - Anche a Sorengo, in questo difficile momento, la preziosa salute del personale è oggetto di particolare attenzione. «Abbiamo fatto un passo indietro per guardare più lontano. Indipendentemente dal confine e tenuto conto che questo coronavirus durerà a lungo, non è da escludersi un certo aumento del numero di contagi e questo anche tra chi vive in Ticino. Essendo una regione di frontiera, ci siamo anche organizzati per offrire soluzioni di soggiorno accoglienti e confortevoli per i collaboratori che non vogliono rientrare a domicilio e preferiscono restare in Ticino». Infine, un accenno al ruolo che il servizio privato può giocare in questo delicato momento per consentire all’ente pubblico di concentrare maggiori forze possibili contro il virus: «Già prima era così. E ancora di più lo è oggi, soprattutto se l’Ente ospedaliero cantonale, confrontato con l’emergenza e quale centro di primo soccorso con i suoi ospedali, dovesse trovarsi in condizione di ridurre la presa a carico di pazienti in alcune specialità. Non sempre è possibile rimandare un intervento, a volte diagnosi infauste impreviste, si pensi al tumore al seno, possono far diventare urgente anche quello che si pensava non esserlo. In questo senso, la stretta collaborazione tra pubblico e privato fa e farà la differenza! Anche noi siamo operativi al cento per cento».

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