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08.03.2020 - 10:140
Aggiornamento : 17:59

La sanità ticinese impegnata a scongiurare un contagio in simultanea

«Prematuro parlare di quanti saranno contagiati» dice Paolo Ferrari, responsabile dell'area medica dell'Eoc

Le stime più pessimistiche parlano tuttavia di 1500-2000 ospedalizzazioni. «Abbiamo a disposizione 54 letti in reparti di cure intensive» dice lo specialista dell'Eoc.

LUGANO - «Rallentare la diffusione del virus». È la parola d’ordine che accomuna i pareri degli specialisti dell’Ente ospedaliero cantonale sentiti dal Caffè che, nell’edizione odierna, analizza i rischi per la sanità ticinese.

Quanti contagiati, quanti intubati -Tutto ruota attorno alle stime su quanti potrebbero contrarre la malattia. «È prematuro parlare di numeri, di quanti saranno contagiati dal virus e di questi quanti si ammaleranno - scrive Paolo Ferrari, responsabile dell’area medica dell’Eoc. «Il coronavirus è indubbiamente insidioso, contagioso e pericoloso. Ma soltanto alla fine dell’epidemia sarà il momento giusto per fare una statistica». Numeri però, sulla base di altri esperti interpellati, il domenicale li fornisce. La previsione, ottimistica, prevede 500-600 contagi. Altre stime, sempre in base ai calcoli nazionali proiettati in Ticino, prevedono nel cantone 1500-2000 ospedalizzazioni. Di cui il 10 per cento potrebbero avere necessità di un ricovero in cure intensive. Ossia 150-200 persone. Di questi gli intubati, scrive il Caffè, potrebbero essere 75-100.

Cinquantaquattro letti - Proprio qui sta il nodo cruciale. Perché in Ticino, come scrive ancora Ferrari: «Abbiamo a disposizione 54 letti in reparti di cure intensive, che dovranno prendere a carico i malati, ma anche chi è affetto dalle altre malattie che necessitano di cure intense. Ne possiamo aggiungere qualche altro, ma se dovessimo assistere in un breve tempo un numero troppo elevato di pazienti il nostro sistema sanitario potrebbe non avere la capacità».

Diluire il picco - Guadagnar tempo e rallentare il propagarsi del virus è questa l’indicazione che arriva dagli specialisti. «Solo se riusciremo a diluire nel tempo i pazienti potremo far fronte all’emergenza» sottolinea il dottor Michael Llamas, direttore sanitario e viceprimario area critica alla Carità di Locarno. E ancora, per chiudere con una nota positiva: «Dobbiamo a tutti i costi evitare lo scenario peggiore. Rispetto alla Cina e alla Lombadia abbiamo un vantaggio. Abbiamo il tempo di prepararci all’emergenza». Intanto, dice ancora Llamas, «ciò su cui l’intero staff sanitario dell’Eoc si sta concentrando è riuscire a diluire il picco del contagio sull’arco di 2-3 mesi». La battaglia è iniziata.

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