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01.12.2019 - 20:030
Aggiornamento : 02.12.2019 - 10:19

I videogiochi entrano nella scuola elementare

Progetto educativo in corso in una sede del Luganese. «Vogliamo sviluppare una relazione positiva e ridurre il conflitto interfamiliare, ma anche rendere il bambino autosufficiente»

LUGANO - Minecraft, Brawl Stars, Fortnite, Fifa, Pes, GTA. Chi ha a che fare con bambini e adolescenti (ma anche con fratelli e fidanzati) ha sicuramente già sentito questi nomi. Il videogioco resta un magico passatempo che appassiona grandi e piccini, ma nasconde anche dei pericoli che spaventano soprattutto i genitori. E se un ragazzino avesse la possibilità di parlarne liberamente a scuola?

Lo scopo è educare - È esattamente quello che accade in una scuola elementare del Luganese, in cui è in corso dall’inizio dell’anno scolastico un progetto educativo. Con l’evoluzione tecnologica molti restano indietro e capita di sovente che, in particolare gli adulti, finiscano per demonizzare il mondo videoludico. Nasce da qui l’idea del progetto che punta a «instaurare una cultura del videogioco educativa».

Il videogioco non è il male - A livello pratico, quindi, degli adulti vanno a scuola a parlare con i bambini di videogiochi. «Porti in un contesto scolastico una materia di cui sono esperti. C’è molto interesse e vogliono raccontare tutto quello che sanno», spiega il giovane psicologo momò Gabriele Barone, fondatore dell’azienda Horizon Psytech che si occupa di media education e sensibilizzazione al digitale. «Noi non siamo lì per spaventare i bambini e dirgli “non giocate mai più”. Vogliamo fargli capire che il videogioco è un hobby come ce ne sono tanti altri. Va utilizzato in determinati momenti, con le giuste modalità». Il videogioco non è il male e pretendere di allontanarli da quel mondo è un’utopia. «Vogliamo sviluppare una relazione positiva. Sia per ridurre il conflitto interfamiliare, sia per rendere il bambino autosufficiente nel suo utilizzo».

Il fenomeno Fortnite - Tendenzialmente Fortnite è il nome più frequente tra i bambini anche alle elementari, nonostante sia a partire dai 12 anni. Attorno al suo nome ruotano notizie negative, anche sui media, che influenzano i genitori. «In Fortnite la violenza è attenuata dal fatto che è un cartone. Ma è comunque uno sparatutto e la famiglia teme gli acquisti in app». Il videogioco è stato studiato con dei meccanismi che spingono a giocare sempre di più. «Una volta sono stato chiamato in una scuola in Italia per un intervento, perché c’erano dei bambini che giocavano a Fortnite che facevano pressione sociale su chi non ci giocava, una sorta di bullismo - spiega Barone -. Questi sono un po’ i casi limite. Perché in realtà il videogioco è uno strumento che ha tantissime potenzialità positive, solo che queste cose fanno più notizia. E purtroppo ci si fa un’immagine negativa».

Perché parlarne a scuola - Il progetto d’istituto è stato accolto con entusiasmo dalla maggioranza. «Quando abbiamo iniziato abbiamo avuto qualche resistenza da parte di alcuni genitori. “Non voglio che mio figlio veda certi contenuti”, dicevano. Ma il punto è che li conoscono già. Oggi è impensabile che un bambino non veda mai un videogioco. Proprio per questo occorre parlarne, per capire cosa va bene e cosa no e per quale motivo». Horizon Psytech è stata contattata «perché le maestre si sono rese conto che i bambini hanno sempre più interesse verso i videogiochi e non sapevano bene come gestirlo». Al termine dell’anno scolastico gli allievi avranno anche creato tutti insieme un videogioco semplice, «consci che è anche uno strumento positivo e può contenere elementi educativi». E sono già due le scuole interessate per l’anno prossimo, una elementare e una media.

Commenti
 
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Christian XeviaN Meneghini 7 mesi fa su fb
Bellissima iniziativa!
sedelin 7 mesi fa su tio
Scrivere un tema? Non lo sanno fare. Fare un disegno o una pittura? Neppure. Conoscere i luoghi o le montagne circostanti... neppure quello. Sembra che per queste attività non ci sia tempo, ma per la realtrealtà virtuale sì: avremo bambocci incapaci di distinguere la realtà dal modo virtuale. E non è cosa da poco, è cosa di cui preoccuparsi parecchio:-(((
Zico 7 mesi fa su tio
@sedelin è una scuola sinistra...
OCP 7 mesi fa su tio
@sedelin Ciao sedelin... visti i post in passato non avrei mai pensato di essere d'accordo con te... c'è sempre una prima volta! ;-)
miba 7 mesi fa su tio
Sì, ma probabilmente sanno almeno ancora scrivere una lettera decente e le tabelline fino al 10... Sai, se non studi ben difficilmente apprendi, questo è poco ma sicuro :)
KilBill65 7 mesi fa su tio
Ma noooo, con tutto quello che in una scuola ha da fare adesso, anche i videogiochi?..... Insegnate loro altre cose belle.....Come l'arte, la musica classica, la lettura, poesie ecc. Queste sono le cose da imparare, servira' loro nella vita…...
Dioneus 7 mesi fa su tio
@KilBill65 I videogiochi sono una forma artistica.
sedelin 7 mesi fa su tio
@Dioneus Che cosa fa di artistico l’allievo?
Dioneus 7 mesi fa su tio
I videogiochi hanno un giro d'affari superiore al cinema. Nolti vg permettono di conoscere la storia, le organizzazioni sociali o, come Minecraft, forniscono molte informazioni e insegnano aspetti come le pianificazioni. Ma ci sono vg che pongono anche interrogativi e riflessioni profonde, come Life is Strange. Molti commentatori qui mi sa che sono fermi all'era di Pac-Man ;)
Alessandro Milani 7 mesi fa su fb
Dategli carta e penna e insegnateli ancora a scrivere le lettere che già sono rincoglioniti di tecnologia
Katia Rodrigues 7 mesi fa su fb
Alessandro Milani penso che allora lei non ha scritto abbastanza nella sua vita 😊 allora spenga il suo smartphone oppure il suo PC e torni a scriverci delle lettere di risposta all'articolo con carta e calamaio 😉
skorpio 7 mesi fa su tio
Assurdo!! Sono già rinc**** adesso... poi ma scherziamo? Cari maestri, fate i maestri e basta.
Calotta Polare 7 mesi fa su tio
@skorpio Sono totalmente d'accordo con te. Ma bisognerebbe anche che i genitori facessero i genitori.
limortaccituoi 7 mesi fa su tio
@skorpio Anche i blogger dovrebbero fare i blogger e i pedagogisti i pedagogisti. È un mondo che va così...
miba 7 mesi fa su tio
Studiare, che altrimenti tra non molto siamo un paese di asini...
Tiziano Regazzoni 7 mesi fa su fb
Certo....indipendentissimi.....i genitori iniziano con la baby sitter virtuale, poi si passa alla play station, e infine finalmente ora anche a scuola......adulti troppo impegnati......!
Adriano Tato 7 mesi fa su fb
Tiziano Regazzoni Leggete gli articoli ed eviterete commenti inutili: “ A livello pratico, quindi, degli adulti vanno a scuola a parlare con i bambini di videogiochi. «Porti in un contesto scolastico una materia di cui sono esperti.”
Tiziano Regazzoni 7 mesi fa su fb
Adriano Tato non è un contenuto inutile......hai ragione, sottolineando che gli adulti vanno a scuola per.......ma perché a scuola ???? Non siamo in grado di farlo a casa ????? Guarda se ti ricordi i commenti che giravano ai tempi in merito alla educazione sessuale.....e il modo con il quale è stato insegnata...! piuttosto ritengo più utile dei corsi di autodifesa, come comportarsi in caso di aggressioni , il sostegno reciproco, contro il bullismo ecc....., ma materie che si possano fare in gruppo, non singolarmente.....! la scuola è molto cambiata in questi anni.......! staremo a vedere.
Adriano Tato 7 mesi fa su fb
Tiziano Regazzoni Beh, difficile insegnare quel che non si conosce... mi ricordo quando a metà anni 90 parlavo dei miei giochi e passioni sul 386 ai miei genitori e non capivano molto, vedo adesso gli adolescenti parlare di Fortnite, COD, Apex ai miei coetanei e poco ci azzeccano. Qui si parla di adulti (non i genitori) che vanno a fare lezione utilizzando un contesto (ovvero i giochi) innovativo, insomma un nuovo approccio. È un test, magari fallirà, ma perché non tentare un approccio innovativo piuttosto che continuare con le bacchettate sulle nocche?
Tiziano Regazzoni 7 mesi fa su fb
Adriano Tato nessuna bacchettata sulle nocche. Abbiamo vissuto la generazione Commodore, i primi pc, e i genitori mostravano il giusto interesse, ma vedevano e sapevano che ciò era il futuro. Ma c'erano anche delle regole e noi le rispettavamo. Adesso è anarchia totale. Io voglio, io ottengo, io gioco quanto voglio......e i genitori.....assenti. E il consumismo non risparmia nessuno. Quanti bambini vedo strillare perché i genitori non acquistano loro il gioco del momento. Sono d'accordo sul test d eseguire. Ma rimango sempre della opinione che certi test si eseguono a casa, con giuste regole....!
Cinzia Chezzi 7 mesi fa su fb
Adriano Tato sono d'accordo. Dove vivo io per esempio sono venuti nelle scuole dei Game Designer, orientatori professionali, per parlare di questo lavoro con i ragazzi delle medie. Insomma é inutile negarlo, studiare e lavorare con la tecnologia é il loro futuro. Per quanto mi riguarda, vedo mia figlia di soli 8 anni, informatissima di Fortnite, Minecraft e YouTube, ma al tempo stessa tagliata fuori perche' non ha cellulare ne console per giocare. A scuola si danno gli appuntamenti e gli orari per giocare online insieme e lei niente. Non le nego l'accesso alla tecnologia, sarebbe comunque sbagliato, ma ho timore che diventi una droga. Ho sentito tanti genitori dire di figli che giocano alla PlayStation giorno e notte, che dormono solo qualche ora...e sti genitori come si discolpano? Penso che puo' servire parlare di tutto cio' a scuola.
Teresa Crameri 7 mesi fa su fb
siamo seri?
Dioneus 7 mesi fa su tio
Ottimo progetto era ora
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Ultimo aggiornamento: 2020-07-02 22:24:02 | 91.208.130.89