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I videogiochi entrano nella scuola elementare

Progetto educativo in corso in una sede del Luganese. «Vogliamo sviluppare una relazione positiva e ridurre il conflitto interfamiliare, ma anche rendere il bambino autosufficiente»
I videogiochi entrano nella scuola elementare
Depositphotos - foto d'archivio
I videogiochi entrano nella scuola elementare
Progetto educativo in corso in una sede del Luganese. «Vogliamo sviluppare una relazione positiva e ridurre il conflitto interfamiliare, ma anche rendere il bambino autosufficiente»
LUGANO - Minecraft, Brawl Stars, Fortnite, Fifa, Pes, GTA. Chi ha a che fare con bambini e adolescenti (ma anche con fratelli e fidanzati) ha sicuramente già sentito questi nomi. Il videogioco resta un magico passatempo che appassiona grandi e...

LUGANO - Minecraft, Brawl Stars, Fortnite, Fifa, Pes, GTA. Chi ha a che fare con bambini e adolescenti (ma anche con fratelli e fidanzati) ha sicuramente già sentito questi nomi. Il videogioco resta un magico passatempo che appassiona grandi e piccini, ma nasconde anche dei pericoli che spaventano soprattutto i genitori. E se un ragazzino avesse la possibilità di parlarne liberamente a scuola?

Lo scopo è educare - È esattamente quello che accade in una scuola elementare del Luganese, in cui è in corso dall’inizio dell’anno scolastico un progetto educativo. Con l’evoluzione tecnologica molti restano indietro e capita di sovente che, in particolare gli adulti, finiscano per demonizzare il mondo videoludico. Nasce da qui l’idea del progetto che punta a «instaurare una cultura del videogioco educativa».

Il videogioco non è il male - A livello pratico, quindi, degli adulti vanno a scuola a parlare con i bambini di videogiochi. «Porti in un contesto scolastico una materia di cui sono esperti. C’è molto interesse e vogliono raccontare tutto quello che sanno», spiega il giovane psicologo momò Gabriele Barone, fondatore dell’azienda Horizon Psytech che si occupa di media education e sensibilizzazione al digitale. «Noi non siamo lì per spaventare i bambini e dirgli “non giocate mai più”. Vogliamo fargli capire che il videogioco è un hobby come ce ne sono tanti altri. Va utilizzato in determinati momenti, con le giuste modalità». Il videogioco non è il male e pretendere di allontanarli da quel mondo è un’utopia. «Vogliamo sviluppare una relazione positiva. Sia per ridurre il conflitto interfamiliare, sia per rendere il bambino autosufficiente nel suo utilizzo».

Il fenomeno Fortnite - Tendenzialmente Fortnite è il nome più frequente tra i bambini anche alle elementari, nonostante sia a partire dai 12 anni. Attorno al suo nome ruotano notizie negative, anche sui media, che influenzano i genitori. «In Fortnite la violenza è attenuata dal fatto che è un cartone. Ma è comunque uno sparatutto e la famiglia teme gli acquisti in app». Il videogioco è stato studiato con dei meccanismi che spingono a giocare sempre di più. «Una volta sono stato chiamato in una scuola in Italia per un intervento, perché c’erano dei bambini che giocavano a Fortnite che facevano pressione sociale su chi non ci giocava, una sorta di bullismo - spiega Barone -. Questi sono un po’ i casi limite. Perché in realtà il videogioco è uno strumento che ha tantissime potenzialità positive, solo che queste cose fanno più notizia. E purtroppo ci si fa un’immagine negativa».

Perché parlarne a scuola - Il progetto d’istituto è stato accolto con entusiasmo dalla maggioranza. «Quando abbiamo iniziato abbiamo avuto qualche resistenza da parte di alcuni genitori. “Non voglio che mio figlio veda certi contenuti”, dicevano. Ma il punto è che li conoscono già. Oggi è impensabile che un bambino non veda mai un videogioco. Proprio per questo occorre parlarne, per capire cosa va bene e cosa no e per quale motivo». Horizon Psytech è stata contattata «perché le maestre si sono rese conto che i bambini hanno sempre più interesse verso i videogiochi e non sapevano bene come gestirlo». Al termine dell’anno scolastico gli allievi avranno anche creato tutti insieme un videogioco semplice, «consci che è anche uno strumento positivo e può contenere elementi educativi». E sono già due le scuole interessate per l’anno prossimo, una elementare e una media.

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