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I Verdi tirano il freno al 5G: «Ci vuole un maggior principio di precauzione»

Con un articolato documento e due atti parlamentari, gli ecologisti esprimono inoltre la loro opposizione a «qualsiasi allentamento dei limiti come pure all’assegnazione di nuove frequenze»
I Verdi tirano il freno al 5G: «Ci vuole un maggior principio di precauzione»
Tipress (archivio)
La prima antenna 5G è stata posata a luglio a Locarno. Altre sono seguite.
I Verdi tirano il freno al 5G: «Ci vuole un maggior principio di precauzione»
Con un articolato documento e due atti parlamentari, gli ecologisti esprimono inoltre la loro opposizione a «qualsiasi allentamento dei limiti come pure all’assegnazione di nuove frequenze»
BELLINZONA - I Verdi si dicono preoccupati «per la fretta» di installare antenne per la rete 5G. E la loro preoccupazione è stata tramutata in un articolato documento e in due atti parlamentari in cui gli ecologisti insistono ...

BELLINZONA - I Verdi si dicono preoccupati «per la fretta» di installare antenne per la rete 5G. E la loro preoccupazione è stata tramutata in un articolato documento e in due atti parlamentari in cui gli ecologisti insistono per un «maggiore principio di precauzione a beneficio della popolazione» ed esprimono la «loro opposizione a qualsiasi allentamento dei limiti come pure all’assegnazione di nuove frequenze».

I due atti, che - come viene precisato in una nota - sono stati firmati da tutti i granconsiglieri Verdi e da alcuni deputati di altri partiti (vedi box),  e viene precisato in una nota - hanno lo stesso contenuto ma due iter diversi: l'iniziativa cantonale diventerà una mozione federale con tanto di messaggio del Consiglio Federale, voto agli Stati e al Nazionale. La Risoluzione Generale, invece, va direttamente al Consiglio Federale che dovrà decidere se darle seguito o cestinarla. «Fare due atti - precisano i Verdi - significa quindi aumentare la pressione sul Consiglio Federale per attuare effettivamente la moratoria». Moratoria cantonale che, come ricordato, è già stata decisa in diversi altri cantoni. 

Questi atti parlamentari si basano su un articolato documento di posizione sulla questione del 5G che i Verdi del Ticino hanno adottato lo scorso luglio. In esso gli ecologisti si dicono«assolutamente contrari»  a un aumento dei limiti di radiazione e si impegnano per un «rafforzamento del principio di precauzione». Inoltre i Verdi si adopereranno affinché in Svizzera «il maggior numero possibile dei sgnali venga trasmesso via cavo».

I Verdi precisano che non intendono opporsi «di principio» alle nuove tecnologie, ma chiedono di «diminuire l’esposizione alle onde elettromagnetiche e di sviluppare le alternative più sicure» domandando inoltre a Cantoni e Confederazione di adottare «una campagna di sensibilizzazione sull’inquinamento elettromagnetico e sussidino una campagna di misurazione dell’elettrosmog».

I firmatari: Samantha Bourgoin, Claudia Crivelli Barella, Cristina Gardenghi, Marco Noi, Nicola Schoenenberger, e Andrea Stephani (Verdi), Fiorenzo Dadò e Giorgio Fonio (PPD), Matteo Quadranti (PLR) e Simona Buri (PS).

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