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LOSONE
09.11.2017 - 07:340
Aggiornamento : 15:01

Sputi in faccia, sberle, e sette licenziamenti

Agenti di Securitas lasciati a casa dopo la chiusura del centro asilanti di Losone. E spuntano episodi di violenza. «Stress e condizioni di lavoro al limite»

LOSONE - Ha chiuso pochi giorni fa il centro asilanti di Losone. Ma dalle mura dell'ex caserma non smettono di uscire problemi. L'agenzia Securitas, che per tre anni ha gestito la sicurezza della struttura, ha lasciato a casa sette dipendenti dal mese di novembre. La conferma arriva direttamente dal direttore Stefano Moro, che si dice «dispiaciuto» perché «non è stato possibile trovare un'altra collocazione» per gli agenti.

Stress e tensione - A quanto si apprende, però, non tutti i licenziamenti sarebbero dovuti alla chiusura della struttura. In almeno un caso, a un agente è stato contestato un comportamento violento con gli ospiti del centro. E non sarebbe l'unico: altri due agenti (su trenta impiegati nella struttura) erano stati licenziati già a febbraio con la stessa accusa. Le interviste raccolte sotto anonimato da tio.ch/20minuti confermano un clima di stress e tensione tra agenti e migranti.

«Droga e alcol tra i migranti» - «Spesso i giovani asilanti tornavano al centro ubriachi, dopo essersi riforniti di alcol nei negozi di Losone» racconta un agente che ha lavorato a lungo nella struttura. Alcuni, aggiunge, «erano soliti fare uso di droghe, in particolare cannabis, nelle loro stanze». Non solo: «Capitava di assistere a gesti di autolesionimo e a liti tra gli ospiti, anche con vetri e bottiglie in mano» racconta un altro ex impiegato della struttura.

«Urlava e impugnava una forchetta» - Le conseguenze? A gennaio scorso, un asilante ubriaco ha dato in escandescenze: «Gridava e lanciava sedie in giro – ricorda un testimone  – a un certo punto ha impugnato una forchetta e minacciato due agenti». I due sono intervenuti immobilizzando il giovane a terra: a seguito di un'inchiesta interna, sono stati licenziati.

Sputi e sberle - Ma il problema non si è risolto. A giugno un altro agente è stato allontanato dopo aver dato uno schiaffo a un ospite del centro perché, da quanto si apprende, assieme ad altri ospiti lo aveva insultato e preso a sputi in faccia. Subito dopo, all'agente è stato diagnosticato un esaurimento nervoso dal Laboratorio di psicopatologia del lavoro di Bellinzona. A lui, come i due ex colleghi licenziati a febbraio, è stato interdetto di lavorare in altri centri migranti in Ticino. 

Securitas mette le mani avanti - Il direttore di Securitas Stefano Moro conferma che i provvedimenti «sono stati adottati da Securitas a seguito di inchieste indipendenti condotte dalla Confederazione». Per quanto riguarda la gestione del centro, nega che «le condizioni di lavoro fossero particolarmente difficili». È vero, però, che «non ci era capitato altrove in Ticino di licenziare per episodi simili» afferma, e aggiunge a difesa degli agenti che «in entrambi i casi sono stati provocati, ma hanno reagito in modo sbagliato». Sullo stress a cui erano sottoposti i dipendenti, i turni notturni, il carico di lavoro, «escludo che abbiano determinato queste situazioni. Abbiamo sempre operato nel rispetto della legge sul lavoro». 

«Insultati e malpagati» - Chi ha lavorato alla vigilanza del centro, però, la racconta diversamente. «È stato un lavoro estenuante. Turni di notte per settimane e mesi, con riposi di 24 ore e un salario poco sopra i 3000 franchi. Fatichi ad arrivare a fine mese. E in più ti toccano gli insulti». I racconti degli ex agenti incontrati da tio.ch/20minuti parlano di ritmi logoranti. «Lavorare con gli asilanti è la cosa peggiore. Peggio ancora dei carnevali. In entrambi i casi hai a che fare con gente ubriaca, alterata, e tu lì a subire» racconta uno degli intervistati. «Non giustifico chi alza le mani, ma mantenere la lucidità a queste condizioni è difficile».

Sindacato in allerta - Il sindacato Unia, da noi contattato, rilancia l'accusa. «Non conosciamo questi casi specifici. Ma nel settore della sicurezza riscontriamo condizioni di lavoro e contrattuali spesso al limite» afferma Giangiorgio Gargantini di Unia. «È un ambito delicato, che andrebbe gestito diversamente». Quanto agli altri sei licenziamenti, risalenti ai giorni scorsi, «dispiacerebbe constatare che, come spesso capita, a essere lasciati a casa fossero stati i dipendenti con contratto a tempo pieno» conclude. 

 

 


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