Bigio: "Lontano dalla tv per non diventare patetico"

Intervista a Bigio, protagonista di quasi 40 anni di tv.
LUGANO - Ha abbandonato la tv tre anni fa con due programmi: “A modo mio” e "Mi ritorni in mente". Nonostante l'assenza, il suo ricordo resta tuttora ancora forte. Bigio, o meglio 'il Bigio', oggi si gode la pensione. Fa quasi vita ritirata. Ha staccato la spina con il mondo della tv. Non frequenta i personaggi televisivi. Non ama fare l'ospite nei programmi. Farà un'eccezione in una delle prossime puntate della nuova trasmissione di Matteo Pelli. Non concede volentieri nemmeno interviste. "Vi conosco a voi giornalisti, cercate sempre la polemica" ci dice quando lo contattiamo. Alla fine si lascia convincere, e quando inizia a parlare diventa un fiume in piena. Difficile fermarlo. "Oggi mi godo la vita - ci dice - faccio il pensionato, fortunatamente ancora in salute. Qualche passeggiata. Parecchie letture. Alcuni talk show teatrali dedicati al dialetto".
E la tv?
"La guardo meno. Ma soprattutto, rispetto al passato, la guardo senza prendere appunti. Sinceramente la tv di oggi mi piace poco".
Cosa non le piace?
"Non mi piace la tv dei format. Quella dove i programmi sono tutti simili".
Cosa guarda?
"Molto calcio, e qualche programma con interviste. Questo sia in RSI che nelle tv italiane".
Quali interviste?
"Quelle serali. Sto lontano dai deliri del pomeriggio. È tutta roba inguardabile".
Le sue passioni?
"Il calcio e la tv. Anzi la Tv e il calcio. Purtroppo entrambi i settori negli ultimi anni sono cambiati moltissimo e non nella direzione da me preferita".
In che senso?
"Cio' che accomuna il calcio e la tv è che in entrambi i casi si gioca solo per vincere. Nel calcio si usa ogni mezzo per la vittoria, e in tv si lavora per vincere sull'auditel. Il meglio nel calcio sta, nonostante tutto, negli spogliatoi. Anche in tv dove per spogliatoi intendo gli studi cioé la manifattura.
E lei ha sempre giocato per vincere?
"Certamente. Ma non disposto a tutto solo per vincere".
Sente nostalgia della tv di una volta?
"Non temo la nostalgia. Anzi, mi piace, altrimenti non avrei mai condotto un programma come 'Mi ritorni in mente'. Ho avuto la fortuna di aver fatto una tv artigianale. Una tv da cantautori, nel senso che scrivevo la trasmissione, la producevo e la presentavo. Categoria ormai in via di estinzione".
Oggi come le sembra la RSI?
"Non sono molto aggiornato sui meccanismi interni quindi sarebbe ingiusto sbilanciarmi. Ma devo dire che rispetto a molte cose indecenti che vediamo nella tv italiana, qui da noi c'è ancora un senso del decoro. Stiamo attenti a non avvicinarci a quel modello. Qualche rischio lo intravvedo".
Tornerebbe con un programma tutto suo?
"Non credo proprio"
Perchè?
"Per tanti motivi. Ho smesso perchè ho capito che bisognava fermarsi. Ce ne sono troppi di personaggi che pur di stare in tv finiscono per diventare patetici. In tv bisogna lasciare quando te lo senti, e non quando te lo dicono gli altri. E poi non riuscirei a stare dietro ai ritmi della tv di oggi. Accetto anche poche ospitate. Una la farò nella trasmissione di Matteo Pelli. La tv è una cosa difficile. Ha ritmi sempre più forsennati e se, come me, ne sei fuori da tre anni, sarebbe un'assurdità tornare".
Qual è il presentatore che oggi stima di più?
"Schivo elegantemente l’oliva… nostrana e per una volta espatrio. Direi Jerry Scotti. Nonostante qualche scivolata resta il più bravo. “Sente” il pubblico e sa farsi volere bene".
So che una delle sue passioni è Sanremo.
" Inteso come Festival. Credo di essere uno dei pochi che ne ha seguito fra radio e tv tutte le 62 edizioni.”
E come le è sembrata quest'ultima edizione?
"Guardando la prima serata mi sono detto 'bravo Bigio hai proprio fatto bene a lasciare per tempo". Ancora una volta mi è tornato in mente il mio detto preferito: “ ofélée fa ‘l to mestée “.
Le canzonette sono state anche il suo primo avvicinamento con la tv. Era il 1970 e lei partecipava come concorrente al quiz televisivo Il Calderone, con Paolo Limiti e Mina in qualità di valletta d'eccezione nelle prime quattro puntate.
"Avevo 22 anni. Ero studente a Ginevra. La Tv non era proprio nei miei interessi. Decisi di partecipare alla trasmissione. Venivo a Lugano solo per registrare le puntate. È andata avanti così per 11 puntate. Poi, un giorno mi hanno chiamato a condurre la puntata di carnevale dove i ruoli erano invertiti ed a giocare erano presentatore e orchestrali.
Quale fu la sua arma vincente in quelle prime apparizioni televisive?
"La mia incoscienza. Tutti gli altri erano terrorizzati. Io invece ero tranquillissimo e poi abitavo a Ginevra, quindi vivevo tutto con distacco. Pensi che non ho nemmeno mai visto quelle mie prime partecipazioni. Nemmeno mi ero accorto che nel frattempo ero diventato un personaggio conosciuto. Mia madre mi raccontava che c'erano i fans che volevano la mia foto autografata".
Ma ci fu qualcosa che la impressionò?
"Sì. In una puntata l'ospite d'onore era la cantante Caterina Caselli, accompagnata dal suo marito discografico. Per strada tutti fermavano me e non lei. Capirono che ero famoso e mi invitarono a incidere un disco a Milano. Non mi chiesero nemmeno se sapessi cantare. Solo il fatto che fossi popolare giustificava l'incisione di un disco. Ovviamente non accettai l'invito".
Quale tra le sue trasmissioni le è rimasta particolarmente nel cuore?
"So che sembrerà paradossale, ma non è un programma fra i più noti, di quelli che mi hanno portato fortuna. È un “dopo-tappa” al Tour de Suisse. È stata una settimana fantastica di lavoro. Ho avuto a che fare con una equipe molto affiatata e professionale. Lo sport mi è sempre piaciuto e avrei amato fare qualcosa in più in quel settore".
La trasmissione che avrebbe voluto presentare?
"Il Musichiere di Mario Riva. L'idea era semplice quanto geniale (eravamo alla fine degli anni ’50). Indovinare una canzonetta dalle prime battute musicali. Un gioco che poi ho riproposto in Buzz Fizz Quiz".
Noi bambini degli anni 80 cresciuti a Buzz Fizz Quiz pensavamo che Bigio e Maristella fossero sposati.
"Se per questo lo pensavano anche i bambini degli anni 2000 guardando me e Carla Norghauer".
Però quel programma è rimasto nella storia
"La trasmissione era piena di belle idee. Senza contare che ci è passata mezza Svizzera Italiana".
Maristella Polli si è buttata in politica. A lei non è mai saltato in mente?
"Un paio di segnali mi sono arrivati. Ma la politica non fa per me. Forse mi sarei potuto buttare in ambito comunale, nella mia città del cuore, ovvero Lugano. La politica è una cosa seria. Ancora una volta ofélée…".
Politicamente Bigio da che parte sta?
"Potrei stare ovunque. O, meglio, da nessuna parte. Oggi schierarsi- inteso partiticamente - vuol dire spesso avere nemici, creare polemiche e a me le polemiche, specie quelle pretestuose e aggressive, non piacciono".
Niente guerriglie. Niente polemiche. Signor Bigio, lei sembra troppo buono.
"È la mia indole. Non amo complicare la vita, né farmela complicare. Però in RSI le cose le ho sempre dette in maniera schietta, a volte pagando anche un po' le conseguenze. Non mi faccio mettere i piedi in testa".
Quindi non abbiamo sassolini nelle scarpe?
"Qualcuno c’é. Ma per il momento rimane dov’é".
Dicono che in RSI si entra con una raccomandazione. È vero?
"Devo ancora trovare chi ringraziare".
Si parla sempre di un periodo d'oro della RSI legato al passato. Cosa dovrebbe fare la RSI per tornare a quel periodo?
"I tempi sono cambiati ed è anche giusto così . Tuttavia avvicinarsi di più al paese sarebbe un’ottima operazione".
Se tornasse indietro cosa non farebbe televisivamente parlando?
"Rifarei tutto, errori compresi. Forse cercherei di restare un po' meno attaccato ai programmi per ragazzi che rischiano di creare un’identificazione, alludo alla mia parte di conduttore, dalla quale poi è difficile staccarsi
La fermano ancora?
"A volte sì e mi fa piacere quando la gente mi dice "ci manchi". Sentirlo al plurale vale doppio. Meglio essere – eventualmente - rimpianti che compatiti".




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