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Economia svizzera: PIL in rialzo a sorpresa, ma il mercato del lavoro arranca

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Economia svizzera: PIL in rialzo a sorpresa, ma il mercato del lavoro arranca

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La Svizzera apre il 2026 con dati macroeconomici contrastanti: la crescita del Prodotto Interno Lordo supera le attese nel primo trimestre, mentre la disoccupazione secondo i criteri ILO raggiunge un nuovo picco. Un'economia a due velocità che vale la pena leggere con attenzione — specialmente per chi vive e lavora tra Italia e Svizzera.

Un avvio d’anno oltre le previsioni

Stando alla stima rapida pubblicata il 18 maggio dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), nel primo trimestre del 2026 il PIL reale svizzero è cresciuto dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, al netto degli effetti stagionali. Il risultato ha superato le aspettative degli analisti, che si attendevano un incremento compreso tra lo 0,3% e lo 0,4%.

La performance si inserisce in una traiettoria di graduale recupero: dopo la contrazione dello 0,5% del terzo trimestre 2025 — imputabile alle tensioni sui dazi internazionali — il quarto trimestre si era chiuso con una crescita contenuta dello 0,2%. L’accelerazione dei primi tre mesi del 2026 rappresenta dunque un segnale incoraggiante, anche se non privo di ombre.

I fattori dietro la sorpresa

Felicitas Kemeny, responsabile del settore congiuntura alla SECO, ha ricondotto l’esito positivo a tre elementi convergenti: il miglioramento del clima di fiducia tra gli operatori economici, gli effetti benefici di una parziale distensione sul fronte dei dazi e un modesto impulso proveniente dalla domanda tedesca. Sul versante energetico, Kemeny ha precisato che il rincaro significativo del petrolio si è concentrato nel solo mese di marzo, limitando così l’impatto negativo sull’intero trimestre.

La SECO mantiene tuttavia un atteggiamento cauto sulle prospettive. Le previsioni della Confederazione per l’intero 2026 restano prudenti: crescita dell’ 1,0% nello scenario di base, che scende allo 0,8% qualora i prezzi del petrolio restassero stabilmente elevati. La stima dettagliata del PIL, con il contributo disaggregato dei singoli settori, è attesa per il 1° giugno.

Il rovescio della medaglia: la disoccupazione ILO in rialzo

Quasi in contemporanea con i dati sul PIL, l’Ufficio federale di statistica (UST) ha pubblicato i risultati dell’indagine sulle forze di lavoro (RIFOS) per il primo trimestre 2026, e il quadro che emerge è ben meno rassicurante. Il tasso di disoccupazione calcolato secondo i parametri dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) è salito al 5,2%, in aumento rispetto al 5,0% dell’ultimo trimestre del 2025 e al 4,7% registrato un anno fa.

L’indicatore ILO è strutturalmente più ampio di quello SECO, poiché include anche chi cerca lavoro senza essersi iscritto agli uffici di collocamento. A fine marzo il tasso SECO si attestava al 3,1%: il divario tra le due misurazioni riflette l’entità della disoccupazione “sommersa”, cioè quella non registrata ufficialmente.

I numeri: 266.000 senza lavoro, occupazione in lieve crescita

In termini assoluti, tra gennaio e marzo 2026 si contavano in Svizzera 266.000 persone disoccupate secondo la definizione ILO, ovvero 26.000 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il numero totale di occupati è nel frattempo salito a 5,351 milioni, in crescita dello 0,2% su base annua, a conferma che l’economia riesce ancora ad assorbire nuova forza lavoro — sebbene a un ritmo ben inferiore rispetto al passato. Il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni è però sceso dal 79,8% al 79,3%: un segnale che la crescita degli occupati non ha tenuto il passo con l’espansione della popolazione attiva.

Il confronto internazionale: la Svizzera si avvicina all’Italia

A livello europeo, la Svizzera si colloca in una posizione mediana. Con il suo 5,2%, il tasso ILO elvetico rimane inferiore a quello di Francia (7,8%) e Austria (6,2%), ma supera quello tedesco (4,2%). Il dato più significativo riguarda però il confronto con l’Italia: il tasso italiano è sceso al 5,3%, dal 6,8% di un anno fa, mentre quello svizzero è salito nella direzione opposta. Il gap tra i due paesi è ora di soli 0,1 punti percentuali, una vicinanza storicamente insolita che racconta, da un lato, il miglioramento strutturale del mercato del lavoro italiano e, dall’altro, le crescenti difficoltà congiunturali della Confederazione.

Un quadro contrastante per i mesi a venire

Il primo trimestre del 2026 consegna un’istantanea di un’economia che tiene sul fronte della produzione ma che stenta a trasmetterne i benefici al mercato del lavoro. La crescita del PIL sostenuta da industria e servizi suggerisce una certa solidità di fondo, ma l’aumento della disoccupazione segnala che la congiuntura sfavorevole degli ultimi trimestri ha lasciato un segno profondo.

I prossimi mesi saranno cruciali per capire se la ripresa sia destinata a consolidarsi o se i venti contrari — prezzi dell’energia, incertezze geopolitiche, domanda estera ancora fragile — riusciranno a indebolirla. La stima definitiva del PIL del 1° giugno fornirà un primo elemento di risposta.

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Fonti e riferimenti ufficiali

I dati citati in questo articolo sono tratti dalle seguenti fonti istituzionali:

Nota informativa

I dati macroeconomici citati sono basati sulle stime preliminari (Flash-PIL) e sull’indagine RIFOS relative al primo trimestre 2026, pubblicate rispettivamente dalla SECO e dall’UST il 18 maggio 2026. Le stime definitive del PIL saranno disponibili dal 1° giugno 2026 e potranno comportare revisioni rispetto ai valori provvisori. Il contenuto del presente articolo ha finalità esclusivamente informativa e non costituisce consulenza finanziaria o economica.


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