TargetTesti generati dagli algoritmi: come vengono utilizzati nel marketing?

19.01.23 - 11:44
Tutte le ultime tendenze e poi la risposta ad una domanda: quanto possono incidere su posizionamento e lead generation?
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Testi generati dagli algoritmi: come vengono utilizzati nel marketing?
Tutte le ultime tendenze e poi la risposta ad una domanda: quanto possono incidere su posizionamento e lead generation?

Cresce esponenzialmente l’utilizzo di software e tool che sfruttano l’intelligenza artificiale per la creazione di testi: ne abbiamo già scritto, all’inizio di questa settimana, sul blog in cui vi trovate in questo momento, Target, la rubrica curata dalla nostra agenzia, Linkfloyd. A distanza di qualche giorno, manteniamo il nostro focus sul tema dell’AI writing, ma cambiando contesto. Dall’impatto sul giornalismo – e sul campo mediatico in senso lato – ci spostiamo, ora, nell’universo del marketing digitale, per tentare di comprendere più a fondo quanto e come il fenomeno della scrittura automatizzata stia prendendo piede tra i marketer. Ad aiutarci ad inquadrare il fenomeno è, ancora una volta, il giornalista ed esperto di comunicazione digitale, Benedetto Motisi.

Marketing digitale: i sistemi di scrittura artificiale quanto e come vengono utilizzati oggi?

«A giudicare dalle discussioni sulla Rete italofona, tantissimo. E malissimo. Del resto, pure qui, se si preferisce risparmiare quei due spicci che si davano allo stuolo dei copywriter d’occasione, tenendoli nelle proprie tasche a chiocciola, il problema ancora non è la macchina ma quei sacchi di carne e ossa che si autodefiniscono “entrepreneur” su LinkedIn. Sogghigno molto a pensare al momento in cui, terminata la fase di crescita utenti, ChatGPT e affini sfodereranno le fee mensili per usare il loro software, che certo non sarà economico. L’altro scenario, è che una delle Big Tech compri la tecnologia o ne sfoderi una sua, sparigliando del tutto il mercato».

E quanto possono determinare risultati in termini di posizionamento dei brand e lead genearation?

«Sul posizionamento ci sto sperimentando in prima persona e per ora, su nicchie poco competitive, in una prima fase i risultati erano notevoli. Tempo tre settimane e le SERP erano piene di siti simili fra di loro, anche più rispetto a quando i contenuti li scrivono i famosi copy al chilo di cui sopra. Fatevi un giro sul mondo videoludico, ci sono davvero una marea di mini-siti dedicati a questo o a quel titolo totalmente AI-realized. Sui lead, anche qui dipende dal target di riferimento, ma come valeva per il giornalismo, il concetto di accelerare il processo produttivo è forte».

Sino a che punto, dalla tua prospettiva, le tecnologie per la creazione di testi automatici potranno “contaminare” il copywriting?

«Il copywriter, citando Cosimo Errede, è un venditore, non un artista. In questo senso, credo siano più minacciati i grafici e i disegnatori che si vedono accostare delle immagini realizzate dalle AI da far cadere la mascella. Chi scrive per vendere, ha quella scaltrezza tutta umana che una macchina, ad oggi, non ha. E l’umano che invece ce l’ha, capisce che questa situazione è una grande opportunità per lui».

Quali sono, in ambito marketing, i segmenti in cui la scrittura automatizzata sta incontrando maggiore diffusione?

«Sulle SERP di cui prima, vedo tantissimi contenuti nel tecnologico (anche perché le schede prodotto sono dati e numeri facilmente schedabili) e tanto sta emergendo anche sul medicale. In questo senso, sarà interessante capire come Google, che da anni si batte sull’E-A-T (Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness), reagirà quando la mole di contenuti AI si farà difficile da filtrare».

Creatività umana e intelligenza artificiale: cosa ci aspetta, secondo te, nei prossimi anni?

Non so se avete visto quel capolavoro di Cyberpunk Edgerunners: se non lo avete fatto, chiudete questo articolo e tutte le schede di lavoro e andate su Netflix. Al di là dello spettacolo visivo, a me è piaciuto un concetto, una metafora se vogliamo: in pratica, il protagonista per implementarsi le migliorie bioniche più potenti, doveva comunque farsi il mazzo al quadro, allenandosi, altrimenti avrebbe rischiato di rigettarle. Il concetto, in fondo, è lo stesso: toccherà essere sempre più “pompati”, sempre più pronti, sempre più rafforzati e reattivi se si vogliono reggere e integrare le innovazioni. Capito, choom?».

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Benedetto Motisi è giornalista ed esperto SEO da più di 14 anni, ha iniziato a lavorare da subito nella redazione di Radio Radicale, per poi spostarsi totalmente sul digital marketing viaggiando fra l'Italia e l'Est Europa. Ha collaborato direttamente con SEMrush, la più riconosciuta piattaforma di Search Marketing al mondo e fatto lezione in università ed enti formativi circa il posizionamento sui motori di ricerca. In un paio di anni in Svizzera ha aiutato a lanciare Linkfloyd, una delle agency di rilievo del mercato ticinese e approfondito le competenze sui mercati più ad alto impatto dell'online (gambling, adult, dating). Dopo circa un decennio diviso fra consulenza e formazione, si è (e si sta) progressivamente spostato su progetti in-house. Autore di "Interceptor Marketing" (Flaccovio) e "Prontuario di Comunicazione Digitale" (Maggioli).

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