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03.12.2020 - 08:000

Un orto hi-tech per coltivare verdure sul suolo lunare

L’ENEA ha sperimentato una serra igloo che darà la possibilità di coltivare micro-verdure in ambienti estremi

L’ENEA, l’Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, è capofila di un progetto di orto hi-tech per coltivare micro-verdure sulla Luna, nelle missioni spaziali a lungo raggio e in altri ambienti estremi come quelli polari. La sperimentazione è avvenuta lo scorso luglio grazie all’allestimento di un orto tecnologico all’interno di una speciale “serra igloo” progettata per resistere a temperature molto basse.
Il progetto si chiama V-GELM (Virtual Greenhouse Experimental Lunar Module) e, oltre all’ENEA, ha visto la partecipazione di ricercatori del CITERA (Centro Interdipartimentale Territorio Edilizia Restauro Ambiente) e di studenti delle Università Sapienza di Roma e della Tuscia. Per sviluppare il modulo di coltivazione lunare sono state usate innovative tecniche idroponiche ed esperimenti di realtà virtuale per il supporto alla vita degli astronauti nelle future missioni di lungo periodo.
V-GELM è stato selezionato tra i migliori progetti condotti da team universitari provenienti da tutto il mondo nell’ambito della missione IGLUNA 2020 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Si è articolato in due fasi: la prima ha visto impegnati studenti e ricercatori, in collaborazione con Mars Planet Society, nella progettazione architettonica e funzionale degli spazi, simulata attraverso tecniche immersive di realtà virtuale. Nella seconda è stato utilizzato un innovativo orto dell’ENEA, chiamato Hort 3, dove è stata sperimentata la coltivazione idroponica di due particolari varietà di ravanello, Daikon e Rioja, all’interno di una particolare tenda denominata “EGG”, per la sua particolare forma a uovo, realizzata dall’Università degli Studi di Milano.
«L’esperimento virtuale consente di restituire al pubblico una prospettiva interattiva realistica e adatta a simulare gli ambienti, le operazioni da compiere e a svolgere anche analisi ergonomiche. In questo modo è possibile identificare sin dall’inizio eventuali criticità e ridurre i costi dello sviluppo di moduli spaziali e i tempi di addestramento degli astronauti», ha dichiarato Luca Nardi del Laboratorio Biotecnologie ENEA.
Il modulo sviluppato dall’ENEA nell’ambito del progetto Hortspace, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), consiste in un sistema di coltivazione idroponica multilivello a ciclo chiuso di 1 m3 con illuminazione LED, dove vengono coltivate le diverse specie di micro-verdure, selezionate appositamente per raggiungere la maturazione ideale nel giro di 10-15 giorni.
«Si tratta di un sistema di coltivazione fuori suolo con riciclo di acqua, senza l’utilizzo di pesticidi e di agrofarmaci, in grado di garantire ai membri dell’equipaggio impegnato nelle missioni spaziali cibo fresco di alta qualità e corretto apporto nutrizionale, senza dimenticare il beneficio psicologico dato dalla crescita delle piante in ambienti confinati, come quelli delle future basi extraterrestri o anche in ambienti estremi, come i deserti caldi e freddi», ha concluso Nardi.

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