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XinjiangElon Musk sta fornendo «un sostegno economico al genocidio»

04.01.22 - 13:06
Tesla ha aperto uno showroom nello Xinjiang, regione in cui Pechino è accusata di avere dei campi di sterminio
Keystone
Xinjiang
04.01.22 - 13:06
Elon Musk sta fornendo «un sostegno economico al genocidio»
Tesla ha aperto uno showroom nello Xinjiang, regione in cui Pechino è accusata di avere dei campi di sterminio

ÜRüMQI - Tesla, Cina e crimini contro l'umanità. Il Ceo Elon Musk ha recentemente aperto uno showroom del suo marchio automobilistico nello Xinjiang, la regione in cui Pechino sta da anni conducendo dei campi di lavoro forzato con una politica del genocidio. Gli attivisti americani stanno facendo sentire la loro voce perché l'esposizione venga chiusa.

Musk aveva annunciato l'apertura della mostra, che può ospitare fino a 3,5 milioni di persone, lo scorso 31 dicembre su Weibo, il social cinese, scrivendo: «L'ultimo giorno del 2021, ci incontriamo nello Xinjiang. Nel 2022 lanciamo il viaggio elettrico della regione». La grande azienda americana sta andando contro le politiche attuali del presidente Joe Biden, che ha recentemente firmato la legge degli uiguri perché vengano cessate le importazioni dalla Cina a meno che non sia dimostrato che non provengano dallo sfruttamento delle persone. Gli uiguri sono un popolo a maggioranza mussulmana, perseguitato dal Partito comunista cinese.

Stiamo parlando di circa un milione di persone sfruttate. Per questo gli attivisti, in particolare il Council on American-Islamic Relations, con sede a Washington, hanno descritto l'apertura dello showroom di Musk come «un sostegno economico al genocidio», esortando il Ceo a chiuderlo. Come riporta la Abc, il direttore delle comunicazioni del gruppo, Ibrahim Hooper, ha affermato che «nessuna società americana dovrebbe fare affari in una regione che è il punto focale di una campagna di genocidio contro una minoranza religiosa ed etnica». 

Anche se Pechino nega di star costringendo gli uiguri in campi di sterminio e di starli deportando, dicendo invece che i campi sono adibiti per la formazione professionale e per combattere l'estremismo, sempre più aziende stanno interrompendo o non commercializzando le merci provenienti dallo Xinjiang. Questo perché temono di essere denunciate per sfruttamento. Nel mirino sono già finite diverse case di moda fast fashion, come Zara, H&M e C&A, grandi magazzini come Walmart e aziende tecnologiche come la Intel Corp, il più grande produttore a livello mondiale di chip per computer.

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