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19.10.2020 - 21:260

La richiesta lombarda di coprifuoco trova il favore del governo. Conte intanto media con i sindaci

La bordata di Confindustria: «Provo sconforto per un Paese in confusione».

A Roma si guarda già a futuri, e più drastici, provvedimenti.

ROMA - Il supporto dei Prefetti, un protocollo che fissi dei parametri sulla stretta alla movida e la bozza del decreto corretta. Scatta la mediazione del Governo dopo la rabbia dei sindaci d'Italia per le nuove misure contenute nell'ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm), secondo cui - almeno nella prima stesura, poi smussata - i sindaci dovrebbero individuare strade e piazze da chiudere per evitare gli assembramenti.

La bordata di Confindustria - Neppure il tempo di soffocare le polemiche, che gli industriali riaccendono la miccia: «Provo sconforto per un Paese in confusione. Basta una conferenza stampa per lasciare un intero Paese senza indicazioni - tuona il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi - Non possiamo accettare un altro lunedì in cui nessuno ha contezza di ciò che c'è da fare. Siamo ancora in fase di emergenza non in fase di ripartenza».

Favore per il coprifuoco lombardo - E la Lombardia - dopo la previsione di 600 ricoverati in terapia intensiva sul territorio - chiede al Governo di condividere lo stop di tutte le attività e degli spostamenti, esclusi casi eccezionali, nell'intera regione dalle 23.00 alle 5.00 del mattino a partire da giovedì prossimo: la richiesta arriva dal governatore Attilio Fontana e dai sindaci di tutti i Comuni capoluogo, che hanno subito incassato l'approvazione del ministro della Salute Roberto Speranza: «Ho sentito Fontana e il sindaco Sala e lavoreremo assieme in tal senso nelle prossime ore», annuncia.

I prossimi provvedimenti - Lo sguardo dell'Esecutivo va comunque oltre, ai prossimi provvedimenti. «La curva è obiettivamente preoccupante - riflette il premier Giuseppe Conte - ci stiamo predisponendo per evitare il lockdown generalizzato, ma non possiamo escludere che se le misure non daranno effetti saremo costretti a tararle più efficacemente e arrivare a lockdown circoscritti». Lo stesso ministro delle Autonomie, Francesco Boccia - pur bollando come «prematura» l'eventuale chiusura delle Regioni - si prepara a «interventi territoriali che dobbiamo inevitabilmente prevedere» perché «l'Italia non è tutta uguale». Sulle ultime disposizioni, Conte andrà in Parlamento per riferire mercoledì al Senato e giovedì alla Camera.

Il dialogo con i sindaci - Al momento, però, il provvedimento più discusso sono le chiusure mirate dei locali nei quartieri delle città, già partite in alcune città. Dopo l'annuncio della misura e le proteste dell'Associazione nazionale Comuni, guidata da Antonio Decaro, è ripartito il dialogo e la cucitura dello strappo: nel testo finale del documento, all'articolo 1, è scomparsa la parola 'sindaci': «delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico dopo le 21», si legge ora. «Quella norma è stata smussata, ma se c'è un quartiere da chiudere lo decidono i sindaci. Loro sanno che lo Stato è sempre al loro fianco», ha chiarito Boccia.

La correzione non cambia la sostanza della procedura già oggi prevista, ma basta a gettare acqua sul fuoco: «Avevo considerato una scorrettezza istituzionale approvare una norma di cui non si era discusso», ha lamentato Decaro riferendosi alla serie di vertici a cui aveva partecipato fino a qualche ora prima della stesura definitiva. E, risolto l'incidente politico, sulla modifica ha aggiunto: «Per come è scritto il decreto non si capisce chi deve fare che cosa».

Per l'intera giornata è proseguita l'attività di mediazione del Viminale con gli Enti Locali per fissare dei criteri "ragionevoli" (il numero di giorni della durata dell'ordinanza, ad esempio) che possano fornire una linea alle decisioni, comunque autonome, che ciascun sindaco potrà prendere: l'idea, che sarà presentata in un incontro previsto a breve nella Conferenza Stato-Città, è quella di stilare un protocollo da seguire. Come prevede la circolare che il Viminale sta inviando ai Prefetti, i primi cittadini - anche in qualità di autorità sanitarie locali - proporranno le chiusure e saranno supportati in tutto dai Prefetti negli appositi Comitati provinciali di ordine pubblico, a cui parteciperanno anche le Aziende sanitarie locali (Asl). In quella sede si potranno valutare eventuali chiusure di strade o piazze, stabilendo anche le modalità.

«Ma se sottoscriveremo le ordinanze lo Stato dovrà assicurare il controllo attraverso le forze dell'ordine», ha chiesto Decaro, al telefono prima con il premier Conte, poi con la ministra degli interni Luciana Lamorgese. E dopo qualche ora ha già firmato a Bari l'ordinanza di chiusura di alcune zone della città.

Il fronte dei sindaci non è però compatto sulla questione. Se da una parte quelli di Napoli, Bergamo e Pescara - quest'ultima chiede l'invio dell'esercito - bollano come un 'pasticcio' la misura del Dpcm, i primi cittadini di Aosta, Genova, Imperia e La Spezia spiegano: «Stiamo già applicando da tempo questo provvedimento».

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