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GUERRA IN UCRAINABiden valuta l'ok a Kiev, per colpire in Russia

29.05.24 - 23:42
Salgono almeno a dieci gli Stati NATO decisi a «fare di più» e a «rimuovere le restrizioni» sulle armi per l'Ucraina; Italia contraria.
dpa-Bildfunk
Fonte Stefano Intreccialagli, Ansa
Biden valuta l'ok a Kiev, per colpire in Russia
Salgono almeno a dieci gli Stati NATO decisi a «fare di più» e a «rimuovere le restrizioni» sulle armi per l'Ucraina; Italia contraria.

WASHINGTON - Il presidente degli Usa Joe Biden «sta prendendo in considerazione» di revocare i limiti all'uso da parte di Kiev delle armi «a corto raggio» statunitensi, per attaccare in Russia. A scriverlo è il quotidiano statunitense The Washington Post, secondo cui cresce la preoccupazione dell'amministrazione americana per la vulnerabilità ucraina sul campo di battaglia.

Sarebbe l'ennesima svolta a favore delle richieste del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con Mosca che accusa la Nato di trascinare il mondo verso una guerra totale e ha già allertato le forze nucleari.

Nei corridoi della Casa Bianca il dibattito è aperto, mentre di ora in ora crescono gli Alleati che si dicono favorevoli a usare le armi occidentali in Russia, capitanati dalla Francia del presidente Emmanuel Macron. Resta invece inamovibile il no dell'Italia, che esclude l'utilizzo del suo materiale militare per colpire il territorio russo e l'invio di soldati in Ucraina.

Il portavoce del dipartimento di Stato degli Usa Matthew Miller ha ribadito per il momento che «la politica Usa è quella di non incoraggiare né consentire attacchi al di fuori dei confini dell'Ucraina». Ma la questione è ben più complicata, secondo le ricostruzioni dei media americani: il segretario di Stato Antony Blinken sarebbe infatti favorevole ad una revoca mirata del veto, per consentire di colpire almeno le basi vicino al confine da dove partono i missili russi. Contrari sarebbero invece il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan e, ad ora, lo stesso presidente Biden.

Almeno dieci i favorevoli «a fare di più» - Le indiscrezioni giungono a poche ore dalla riunione dei ministri degli esteri dei paesi membri della Nato in programma giovedì a Praga (Repubblica ceca), dove gli stati più inclini a «fare di più» per Kiev proveranno a convincere i più cauti a «rimuovere le restrizioni» sull'uso delle armi, secondo fonti dell'Alleanza. Sarebbero almeno dieci gli Stati favorevoli: il Regno Unito è stato il primo ad annunciare che l'Ucraina ha il diritto di colpire basi militari su suolo russo con armi britanniche.

Macron, mappa alla mano, ha chiesto di autorizzare l'Ucraina a colpire «in Russia» le postazioni da cui viene attaccata, mentre si prepara ad annunciare l'invio di «istruttori» in Ucraina, quasi certamente alle celebrazioni per l'anniversario dello sbarco in Normandia nella Seconda Guerra mondiale accanto a Zelensky.

Varsavia ha già precisato che «non ci sono restrizioni sulle armi polacche fornite all'Ucraina», e anche Stoccolma - che ha annunciato aiuti militari per 1,16 miliardi di euro (1,13 miliardi di franchi al cambio attuale) all'Ucraina - non è contraria all'uso delle armi svedesi in Russia. Della stessa idea sono Repubblica Ceca, Paesi bassi e gli stati baltici. Per ultime, anche la Finlandia e il Canada hanno dato luce verde all'uso delle loro armi su suolo russo.

La cordata dei favorevoli vede l'approvazione del segretario della Nato Jens Stoltenberg, che a Praga proverà a far sentire le loro ragioni. L'idea non è quella di favorire «un'escalation», assicura una fonte atlantica all'agenzia di stampa italiana Ansa.

Il "no" italiano - Ma sarà difficile abbattere il muro dei contrari, tra questi l'Italia, con il ministro degli esteri Antonio Tajani che da giorni ribadisce come il materiale militare italiano in Ucraina non potrà mai essere usato oltre confine. Più duro il vicepremier Matteo Salvini che senza mezzi termini ha attacco le «idee folli» da parte di Macron e anche del cancelliere tedesco Olaf Scholz, che in realtà non si è espresso a favore dell'uso delle munizioni tedesche in Russia ma non ha nemmeno bocciato l'idea, parlando invece di «accordi confidenziali» sulle armi tra Kiev e Berlino e di necessità di «rispettare il diritto internazionale».

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