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UCRAINAI morti che inceppano la propaganda di Mosca

08.04.22 - 13:10
Kiev dichiara di avere 7mila corpi di soldati russi non reclamati. Cifre ben più alte di quelle riconosciute da Mosca.
AFP
I morti che inceppano la propaganda di Mosca
Kiev dichiara di avere 7mila corpi di soldati russi non reclamati. Cifre ben più alte di quelle riconosciute da Mosca.
Il Ministero degli Affari Interni ucraino ha creato un canale, sul doppio binario del Web e di Telegram, per consentire il riconoscimento dei caduti dell'esercito del Cremlino e informare i familiari dei militari catturati nell'ex repubblica sovietica.

KIEV - Mosca ne dichiara poco più di un migliaio. A Kiev invece ne contano quasi 19mila. Il numero dei caduti dell'esercito russo in Ucraina è uno dei numerosi ingranaggi che ruotano negli apparati della propaganda. Uno di quelli piccoli e discosti, che non si devono vedere. La Russia ha ogni interesse nel celare le cifre reali. D'altronde come spiegare alla popolazione un così alto tributo di sangue per quella che ufficialmente è solamente «un'operazione militare speciale»?

Non sorprende più di tanto quindi che il mese scorso, il ministero della Difesa russo non abbia aggiornato per tre settimane il bilancio delle perdite subite sui vari fronti.

La realtà dei fatti, e lo abbiamo scritto spesso e sin dal primo giorno dell'invasione, è che di guerra si tratta. E in guerra purtroppo si muore. È scontato, ma vale la pena ricordarlo; con buona pace per la retorica alternativa del Cremlino. Ci sono migliaia di giovani morti - che saranno realmente conteggiati solo quando il sibilo dei missili si sarà finalmente zittito - che oggi qualcuno in Russia piange. Migliaia di genitori del tutto ignari del destino dei loro figli, spediti in Ucraina per una «operazione militare speciale» e catturati, feriti o rimasti uccisi.

Stando alle cifre riportate oggi dal Washington Post, che cita funzionari del governo ucraino, sarebbero circa 7mila i corpi dei soldati russi caduti che sono conservati in questo momento nelle celle frigorifere degli obitori o che trovano spazio nei vagoni refrigerati dell'ex repubblica sovietica. Corpi che nessuno per il momento ha ancora reclamato. E che, sembra logico dedurre, difficilmente potranno essere rimpatriati a breve attraverso canali "ufficiali". Almeno fino a quando le cifre dichiarate da Kiev e Mosca si manterranno tanto dissonanti.

Un "ponte" per colmare questo baratro il ministero degli Affari Interni di Kiev lo ha creato in rete, sul doppio binario del Web e di Telegram. Il primo in Russia, come si legge sulla homepage, è già stato oscurato su decisione dell'Ufficio del Procuratore Generale. Il canale aperto sul servizio di messaggistica istantanea invece (con oltre un milione di iscritti) è visibile. E scorrendo il suo lunghissimo feed si avvicendano decine e decine di volti.

Alcuni presi dalle foto dei documenti. Altri immortalati sul terreno del campo di battaglia. Con i lineamenti messi fuori fuoco dalla morte; resi irriconoscibili. Si legge il loro nome. A volte la data di nascita. Il luogo in cui si trovavano. E spesso la parola "morto" a conclusione dei post. Ma ci sono anche i prigionieri. In entrambi i casi, sono spesso molto giovani. Classi 2002, 2001, 2000 e 1999. Non di certo veterani. E probabilmente molti neanche sapevano di essere stati mandati in guerra.

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