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NUOVA ZELANDA
28.10.2021 - 06:300
Aggiornamento : 09:54

Lunghe attese burocratiche per tornare a casa, alcuni optano per un viaggio in barca

C'è chi non ne può più delle lunghe liste d'attesa, e ha affrontato dieci giorni di navigazione

WELLINGTON - Soprattutto in tempo di pandemia la voglia di tornare a casa è tanta. Tuttavia non per tutti il viaggio di ritorno è privo di insidie. Ne sanno qualcosa i cittadini neozelandesi sparsi in Australia, che faticano nel loro intento, tra burocrazia e regole legate alla pandemia. 

Nel paese dei kiwi le frontiere vengono controllate rigorosamente per permettere l'entrata nel paese solamente ai cittadini neozelandesi, ai residenti permanenti e ad una manciata di lavoratori essenziali. Ma per entrare bisogna passare attraverso il sistema di prenotazione del governo, e trascorrere due settimane di quarantena controllata. Tuttavia gli spazi dove passare il periodo di isolamento sono limitati, e la lista d'attesa è interminabile, con migliaia di persone in coda. Ci sono cittadini che passano intere giornate sul sito del governo nella speranza di trovare uno spazio libero (c'è anche chi è ricorso a dei bot, con un sistema automatizzato). 

Per aggirare il sistema, alcuni neozelandesi hanno deciso di raggiungere la patria via mare. E l'impresa è tutt'altro che semplice: il tratto di mare è infatti considerato piuttosto pericoloso, soprattutto se solcato da persone inesperte. Solitamente ci vogliono circa dieci giorni di navigazione nel mar di Tasman per raggiungere l'altra costa. 

«Devi sbrigartela da solo, e prendere in mano la situazione se vuoi riuscire a tornare a casa. Non puoi aspettare che il governo ti permetta di rientrare o che venga a salvarti» ha raccontato Andrew Bates che ha attraversato il tratto di mare in barca per tornare in Nuova Zelanda. Al Guardian ha dichiarato di aver aspettato mesi in lista d'attesa, senza successo. 

Ma il viaggio nel mar di Tasman non è certamente una passeggiata, e richiede esperienza per essere solcato. Bates infatti è un marinaio esperto. Grazie ad un appello lanciato sui social media, ha trovato altri cinque "membri dell'equipaggio", tra skipper e ingegneri. I sei sono salpati a bordo di un catamarano da Coffs Harbour il 15 ottobre. L'equipaggio è arrivato stremato il 25 ottobre a Opua, dopo aver affrontato tempeste e mal di mare. 

Ma il viaggio via mare non è esente da controlli: una volta toccato il suolo neozelandese, le persone a bordo devono sottoporsi a quarantena a bordo della nave per almeno 14 giorni dall'ultimo scalo. Ma visto che il viaggio è durato solamente dieci giorni, i membri dell'equipaggio, una volta giunti in Nuova Zelanda, sono stati spostati in isolamento, pagato di tasca propria. 

Dopo questa esperienza Bates ha creato un gruppo Facebook per aiutare chi si trova nella stessa situazione. Stando a quanto riportato dal Guardian, c'è addirittura chi sta pensando di acquistare una barca, senza tuttavia avere la giusta esperienza. Le aziende che noleggiano le imbarcazioni sono state inondate di richieste. Nelle prossime ore dovrebbe arrivare una comunicazione da parte del governo neozelandese in merito al sistema di rimpatrio. 

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