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LOCARNO
08.02.2016 - 06:190
Aggiornamento : 11:02

Orti collettivi in zona Morettina

Francesca Machado-Zorrilla, Consigliera comunale I Verdi, Locarno

Premessa e motivazione - “Un tempo sinonimo di povertà, oggi gli orti urbani esprimono appieno la modernità e la ricerca di nuovi stili di vita: il bisogno di contatto con la natura, il cibo come prodotto locale e solidale, il verde come occasione di relazioni più umane. Senza dimenticare che l’ortoterapia, nata nel Seicento, è tuttora una cura utilizzata nei casi di ansia e stress oltre che di disabilità fisiche e psichiche.” Silvia Bertini, sociologa 

Fin dai tempi remoti gli orti sono stati fonte di sostentamento, luoghi di sperimentazione e contemplazione la cui storia si è intrecciata con le più svariate discipline: dalla filosofia alla botanica, dalla teologia all’astronomia.
L’uomo ha sempre avuto nel passato un rapporto familiare e intimo con la terra. La Svizzera fino a un secolo fa era una civiltà prevalentemente contadina e ognuno di noi ha o si ricorda di un parente che coltivava la terra. Oggi è ormai un privilegio. E ce ne siamo accorti noi cittadini che con nostalgia coltiviamo sui balconi fiori ed erbe aromatiche.
Il giardinaggio ci fa ritrovare le nostre radici, possiamo riallacciare il legame con la natura, ritrovare quel ritmo lento e scandito dalle stagioni per fuggire dalla fretta, dallo stressante via vai, dalla frenesia del traffico, dall’inquinamento.

Orti urbani - Per non cedere alla cementificazione e al consumismo ad ogni costo, oggi si assiste a un ritorno dei cittadini alla terra, un nuovo movimento sta conquistando sempre più le città e si chiama urban gardening.

All’origine gli orti urbani o famigliari erano stati progettati per i poveri, giunti in città, come ad esempio gli operai durante l’industrializzazione. In seguito sono diventati orti di guerra nel corso dei conflitti mondiali per sopperire alla carenza alimentare. Questi pezzi di campagna ricreati in città, li conosciamo tutti. Chi di noi non ha mai visto almeno una volta passando in treno per Lucerna gli orti famigliari, con le loro casettine colorate, qualche bandiera qua e là e ogni parcella chiusa da una ramina o uno steccato. Questi giardini famigliari derivano da quelli che furono i giardini dei poveri, gli orti degli emigranti, creati per alleviare le condizioni precarie di queste persone. Originariamente incoraggiati dal medico e pedagogo tedesco Moritz Schreber (1808-1861) questi orti servivano anche per educare la popolazione e migliorare la salute.
Oggi viviamo un revival del giardinaggio, che si è rivelato uno stile di vita. Dedicarsi alla cura di un orto, a lavorare la terra in un contesto urbano è un bisogno emergente e sempre più diffuso, che genera piacere, permette di fare esercizio e di mangiare meglio, di intessere relazioni nuove, promuovere l’intergenerazionalità e l’integrazione, oltre che mettere alla prova le proprie abilità e sentirsi parte di una rete più grande.

Orti collettivi in zona Morettina, quartiere Campagna - In data 5 giugno 2015 il Municipio ha pubblicato sul Foglio Ufficiale l’avviso di modifica di poco conto del Piano regolatore della città, includendo nel quartiere Morettina, vicino al Centro Giovani, degli orti comunali, e ce ne rallegriamo.

Come si evince dal piano allegato alla modifica, si tratta di una quindicina di parcelle, per le quali è stato chiesto di creare una decina di posteggi per gli orticoltori, che però sottraggono terreno agli orti. Ci chiediamo se questi 10 posteggi siano necessari. Di certo no, se si decide di prendere lo spunto da quanto è stato pubblicato dall’UFAM- Ufficio Federale dell’Ambiente a proposito di orti urbani e i consigli di Equiterre :
“Se la domanda per gli orti urbani cresce, non altrettanto fa l'offerta. Non avendo in genere una destinazione specifica, i giardini familiari sono infatti minacciati più di altri dalla necessità di densificare le agglomerazioni o dalla prospettiva di pingui profitti. Esistono altri tipi di giardini, ma sono situati in periferia, lontani dai quartieri urbani, e sono accessibili solo in moto o in auto.
Gli orti urbani colmano questa lacuna colonizzando gli spazi verdi mal utilizzati: spiazzi erbosi nei parchi, aiuole lungo le strade, terreni abbandonati. Uno dei loro promotori è Equiterre (ex Società svizzera per la protezione della natura) che consiglia ed accompagna soprattutto le collettività pubbliche sul cammino della sostenibilità.” (da Orti urbani: l’agricoltura in città,UFAM)

Faccio parte del comitato dell’associazione di quartiere Locarno-Campagna e posso assicurarvi che solo nel nostro quartiere sono tanti i cittadini interessati a poter coltivare un poco di terra e l’area offerta a questa attività dal comune è esigua e lascerebbe molte persone insoddisfatte.
La soluzione è appunto quella di creare la progettazione di orti collettivi (si vedano Lortobio della Conprobio sul Piano di Magadino o les Jardins Potagers in Svizzera romanda).

Questi orti sono gestiti dagli stessi cittadini, che si riuniscono in un progetto comune per rendere migliore il loro quartiere

Organizzazione degli orti collettivi - Gli orti collettivi sono vicini alle abitazioni delle persone che si occupano della coltivazione, al massimo 5 o 10 min a piedi, per cui l’automobile non è necessaria. Mentre gli orti famigliari di solito sono situati alla periferia e godono di più ampie superfici dove ognuno ha la sua casettina per gli attrezzi o per fare il pic-nic, gli orti collettivi, la cui superficie è minore, sono più semplici e non dispongono di casettine singole, né di praticelli all’inglese o di barbecue. In questo modo si risparmia spazio, cosicchè sulla stessa superficie possono coltivare più persone. 

Esempi di giardini collettivi consultabili anche sul web li si trova a Losanna, Ginevra, Vevey, ecc.
Il Comune ginevrino di Grand-Saconnex dà in affitto 25 parcelle da 7 a 40 metri quadrati e gli affittuari, tutti orticoltori non professionisti, vivono nel raggio di soli 500 metri. Non recintate, le parcelle degli orti «Délices du parc» stimolano la socialità. I vicini fanno conoscenza, si scambiano consigli e si aiutano a vicenda. Vevey a inizio gennaio 2015 ha dato mandato a Equiterre di accompagnare il comune alla realizzazione di un orto collettivo. Il 29 maggio 2015, durante la festa dei vicini, è stato inaugurato l’orto collettivo di Vevey: si vedano tutto il percorso e le foto su www.potagersurbains.ch/sortie-de-terre/vevey/
Naturalmente ci sono delle regole ben definite e si può ad esempio leggere come si è organizzata la città di Losanna, grazie ai consigli e all’accompagnamento di Equiterre.

Le regole di gestione degli orti collettivi prevedono ad esempio

  • che le coltivazioni siano compiute con modalità conformi al profilo ecologico, non è ammesso l’uso di fertilizzanti chimici, di pesticidi o diserbanti;
  • che si paghi una quota di iscrizione e una quota annuale minima per coprire le spese del consumo parsimonioso d’acqua; 
  • che si coltivino legumi, verdure, fiori, erbe aromatiche e piantine di bacche, astenendosi dal piantare alberi o seminare prato verde;
  • che ci si limiti a istallare un cassettone per gli attrezzi e un solo silo/contenitore per il composto ad uso collettivo, rinunciando alla costruzione di qualsiasi elemento fisso ( tettoia, capanno, ecc.)

L’orto urbano collettivo valorizza gli spazi inutilizzati della città e recupera le aree verdi, é un luogo di vita e di incontro, dove ognuno può recarsi a piedi ( 5 o 10 min ) per lavorare la terra un’ora o tutta la giornata. I neo giardinieri collaborano tra di loro poiché ogni parcella (da 5 a 40 m2 ognuna) è aperta e ripeto, non ci sono le casettine o gli steccati che suddividono gli appezzamenti come se fossero una proprietà privata. Il senso è di praticare un giardinaggio biologico, magari riscoprendo specie rare, favorendo la biodiversità, educando al corretto utilizzo del territorio nel pieno rispetto dell’ambiente. L’orticultura così concepita è uno strumento di socializzazione che favorisce la creazione di legami sociali all’interno del quartiere, e che crea un impatto positivo sul benessere e la salute degli abitanti “giardinieri” ( attività fisica, diminuzione dello stress, frutta e verdura nella dieta, ecc.).

Richiesta - L’associazione di quartiere Locarno-Campagna si mette a disposizione per avviare e organizzare gli orti collettivi. A tal proposito la sottoscritta ha contattato l’associazione Equiterre (www.equiterre.ch), i cui membri vantano una grande esperienza nella creazione degli orti.

collettivi. Equiterre accompagnerebbe l’associazione di quartiere congiuntamente al comune di Locarno nella realizzazione degli orti collettivi di Locarno-Campagna
Per questo chiediamo che il Consiglio comunale decida quanto segue:

  • la soppressione dei 10 posteggi previsti per gli orti comunali in località Morettina, (si veda mappa allegata) in modo da utilizzare questo terreno come ulteriore area coltivabile, come del resto ha già richiesto l’associazione di quartiere Campagna;
  • che si preveda un’area di servizio per gli orti o uno spazio/posteggio per carico e scarico;
  • che il Municipio elabori una variante di PR per la conversione dei posteggi in orti urbani, o proceda con una modifica di poco conto;
  • la preparazione per la coltivazione dell’area prevista per gli orti comunali; 
  • il comune fornisce l’acqua, posa i rubinetti e costruisce la recinzione dell’area adibita agli orti collettivi, per proteggere lo spazio dall’intrusione di animali;
  • che il Municipio o chi per esso contatti al più presto l’associazione di quartiere Locarno Campagna per accordarsi sulla collaborazione del progetto summenzionato;
  • che si valuti se c’è lo spazio adatto per creare degli orti urbani collettivi anche in altre zone del comune, prendendo anche contatto con le relative associazioni di quartiere.

“Chiunque, nel rispetto dell’ambiente, coltivi la terra lavora anche per la pace.”

 


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