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01.07.2020 - 06:200

«Preoccupa la violenza di branco innescata da futili motivi»

Il magistrato dei minorenni Medici analizza le cause all'origine dell'aumento dei comportamenti aggressivi tra giovani

La medicina migliore, continua Reto Medici, «è che i ragazzi abbiano una giornata occupata dal lavoro o da una formazione. Vanno fatti tutti gli sforzi possibili in tal senso».

LUGANO - “Mi ha guardato male”. “Non ha abbassato lo sguardo”. Sono alcune delle ragioni addotte, durante gli interrogatori di polizia, dai giovani coinvolti nelle risse. Risse che non sono diminuite durante il lockdown. Al contrario gli episodi di violenza giovanile, secondo alcuni, sarebbero aumentati. 

Può essere un bar, come a Bellinzona, o un piazzale, come a Pregassona. Muta il luogo, spesso non il fatto che all’origine ci siano cause banali. «È un aspetto che mi preoccupa - afferma il magistrato dei minorenni Reto Medici -. Molto spesso dietro questi conflitti ci sono motivi futilissimi, addirittura stupidi. Non che una ragione più fondata li giustificherebbe. Ma quando un giovane, interrogato per fatti di violenza, si giustifica dicendo: “Perché mi ha guardato storto…”. Si resta senza parole».

Se la scintilla è futile, cosa si può dire delle condizioni che precedono questo genere di scontri tra giovani?
«Il consumo smodato di alcool tra maschi, nelle ore serali o notturne, è uno degli ingredienti. È un mix, che abbinato alle dinamiche di gruppo dei pari, fa sì che talvolta non viene fatto quel passo indietro che impedirebbe lo scontro».

La statistica di questo anomalo 2020 indica finora un aumento delle violenze giovanili?
«Nei primi mesi dell’anno, fino a metà marzo, la media mensile dei procedimenti penali che coinvolgono minorenni è rimasta abbastanza alta e in linea con il 2019. L’aumento vero, lo scalino, si è registrato tra il 2017/18. Da allora la tendenza resta negativa, purtroppo».

Durante i mesi del lockdown cosa è successo?
«C’è stata una diminuzione di reati, all’inizio, ma subito recuperata con gli ultimi rapporti di polizia. Dal punto di vista numerico non appare un aumento, ma condivido le riflessioni di un criminologo tedesco secondo cui le restrizioni durante la pandemia potrebbero aver reso ancora più esplosiva la miscela che caratterizza gli episodi di violenza. Tra cui, il più importante fattore resta quello del gruppo dei pari. Che talvolta si può tradurre anche con branco».

Nel periodo di lockdown i locali pubblici erano chiusi, ma - parla l’abbandono di bottiglie all’aperto - non si può dire che siano stati mesi a basso tasso alcolico…
«Con il lockdown e la quasi chiusura delle frontiere c’erano molte meno sostanze stupefacenti a disposizione. Non solo cocaina, ma anche marijuana. Le persone, adulti e giovani, hanno però compensato con più alcool e più farmaci. Va detto che il consumo di alcool all’aperto tra i giovani esisteva già prima. Non c’è comunque stato un aumento, nei mesi scorsi, del ricovero di giovani in pronto soccorso per abuso di alcol o altre sostanze».

La molla è anche il costo minore della bevanda acquistata in negozio. Cosa si può dire sul rispetto del divieto di vendita ai minorenni?
«La domanda andrebbe posta ai grossisti che probabilmente hanno avuto una grossa cifra d’affari. In questo campo si sono fatti tuttavia grandi progressi. Le stesse casse registratrici impongono la verifica dell’età. Dopodiché qualche sotterfugio avviene ancora, coinvolgendo talvolta degli adulti nell’acquisto».  

Passata, come sembra, l’emergenza virus, qual è il pericolo maggiore che vede per i giovani nel prossimo futuro?
«La preoccupazione maggiore è quella che abbiano una giornata occupata da un lavoro o da una formazione. È fondamentale ed è anche la medicina migliore. Andranno fatti tutti gli sforzi possibili». 

Da magistrato dei minorenni cosa la preoccupa?
«L’aumento dei comportamenti aggressivi e violenti che abbiamo avuto negli ultimi anni. Con il corollario dei futili motivi e del consumo di alcool favorito dai bassi prezzi al dettaglio».

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