Keystone - foto d'archivio
CANTONE
05.04.2020 - 18:490

«Il mio ragazzo contagiato a militare, siamo preoccupati»

La famiglia lamenta le scarse misure a protezione dei militi. L’esercito si difende: «Facciamo tutto il possibile»

BELLINZONA - «Il mio ragazzo è nelle truppe sanitarie. Sta vivendo l’incubo coronavirus e noi familiari insieme a lui, quando lo sentiamo». Inizia così lo sfogo di una ticinese. Il suo fidanzato è un milite nelle truppe sanitarie, spostato oltre Gottardo per prestare aiuto in questa situazione di crisi. 

La famiglia è preoccupata, ma anche un po’ risentita: «Nella sua truppa c’erano già alcune reclute che avevano contratto il Covid-19, ma non hanno fatto nulla per proteggere i loro compagni. Non c’erano neppure le mascherine». Così, dopo qualche giorno di febbre, anche il giovane ticinese è risultato positivo al test. «Ora deve restare dieci giorni in isolamento. Potete immaginare cosa prova una madre che sente al telefono il figlio malato. Ci dice che non sta bene né fisicamente né psicologicamente».

Dall’altro fronte risponde l’Esercito. «Le misure decise dal Consiglio federale e le norme d’igiene valgono anche per i soldati. Devono essere rigorosamente osservate». Lo conferma il portavoce, Stefan Hofer: «Si tratta di preservare la salute dei nostri militi. Non solo ne siamo responsabili, ma l’Esercito ha bisogno dei suoi membri in salute per portare avanti le missioni».

Hofer assicura che i militi hanno a disposizione completo supporto, anche psicologico. Servizi «accessibili a tutti i membri in ogni momento». 

Ma davvero le norme vengono seguite? «Il linea di principio la distanza prescritta di almeno due metri deve essere rispettata - si legge sul sito della Confederazione -. Laddove non sia possibile, ad esempio nel caso dell’istruzione con veicoli o dell’istruzione sanitaria, le persone interessate devono indossare una maschera di protezione. Ne vengono consegnate tre ciascuno». Una situazione smentita dalla ragazza del ticinese oltre Gottardo. 

«Attualmente ci sono circa 11’000 reclute in servizio in Svizzera e 5’000 membri dell’esercito sono stati mobilitati - insiste però il portavoce -. Non mi risulta che le mascherine non vengono fornite quando i militi sono costretti a stare a meno di due metri per più di 15 minuti».

Stefan Hofer non nasconde, però, che all’inizio dell’emergenza coronavirus anche all’interno dell’Esercito ci siano state qua e là «delle lacune» nell’attuazione delle misure. «È molto difficile far rispettare le norme d’igiene e di distanza sociale durante l’addestramento e il dispiegamento. Occasionalmente ci sono ancora dei membri dell’Esercito che “se ne dimenticano”, soprattutto durante il tempo libero - conclude -. L’Esercito non è diverso dal resto della società e non tutti sono diligenti nel rispetto delle normative. Ma, consapevoli della nostra responsabilità, continueremo a vigilare e a sensibilizzare tutti i membri».

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