ti.mammeQuesto non si dice, questo non si fa: educare non vuol dire bloccare

11.01.23 - 08:00
Correggere il comportamento dei bambini evitando la loro frustrazione è frutto di tanta attenzione
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Questo non si dice, questo non si fa: educare non vuol dire bloccare
Correggere il comportamento dei bambini evitando la loro frustrazione è frutto di tanta attenzione

Dimentica, non capisce, non gli fanno effetto: a volte ci rifugiamo in questi luoghi comuni dopo aver detto qualcosa di sbagliato ad un bambino. Fa comodo pensare questo per non ammettere di aver sbagliato, di aver pronunciato parole offensive o dure per superficialità o stanchezza, comunque senza pensare all’effetto che avrebbero potuto avere. Un genitore stanco e stressato può pronunciare frasi capaci di ferire i propri figli, offenderli o irritarli. Può accadere, nessuno è perfetto e si può sbagliare senza rendersene conto… almeno non subito.

Eppure la sensibilità di un bambino è la cosa più facile da colpire e ci vuole sempre tanta attenzione per non intaccarla. Per questo gli addetti ai lavori dell’infanzia serena sono concordi nell’affermare la necessità di evitare l’uso di alcune espressioni pericolose per i piccoli che potrebbero fraintenderne il significato effettivo o non comprendere chiaramente l’intenzione espressa dall’adulto di turno. «Non disturbarmi» detto un genitore indaffarato potrebbe far pensare al piccolo che mamma o papà non hanno tempo per lui e questo potrebbe gettare le fondamenta della mancanza di dialogo nell’adolescenza.

Come evitare questi rischi? Prima di tutto abituando il pargolo a rispettare i tempi necessari ai genitori per se stessi e poi cercando perifrasi per fargli capire che in quel momento mamma o papà hanno da fare e che dopo si dedicheranno a lui. Anche le espressioni di minaccia sono da evitare: «smettila o le prendi!», ma anche «vedrai quando torna papà e glielo dico!» pronunciate per interrompere una marachella in corso non sono educative poiché rimandano il problema e prevedono un provvedimento a distanza di tempo, quando il piccolo nemmeno si ricorderà più dell’errore commesso. Per dirla tutta anche deferire al papà il compito di un provvedimento alla disobbedienza sminuisce l’autorità materna ed abbrutisce la figura paterna. Vietato stigmatizzare gli atteggiamenti frutto di caratteristiche personali per evitare che diventino un convincimento: «sei sempre così timida», «fai sempre lo stupidino» ripetuti puntualmente possono diventare un’etichetta che invoglierà il bambino ad essere timido o a fare lo sciocco. Di pari passo anche le lodi sperticate per ogni gesto anche piccolo sono controproducenti. A parte che il piccolo capisce quando il complimento è automatico e quando, invece, è realmente meritato, bisogna fare la differenza anche su quello che si loda perché è preferibile elogiare un comportamento specifico invece che il bambino in generale: «bravo per aver disegnato mentre mamma cucinava», «bravo per completato da solo il puzzle».

Questo gratificherà davvero il bambino che vedrà valorizzato il suo impegno ed apprezzate le sue reali capacità, senza essere stressato da aspettative eccessive e pressanti dei genitori. No ai paragoni con fratelli, sorelle, cugine ed amichetti: sgretolano l’autostima, non rispettano i tempi di crescita personali e rischiano l’inadempimento per ripicca. Meglio lodare ogni traguardo raggiunto ed incoraggiare, così, a raggiungerne altri. Un altro aspetto al quale bisogna prestare attenzione è la serenità della quale hanno bisogno i bambini per non ricevere input contrastanti. Sollecitare i piccoli a sbrigarsi per non fare tardi a scuola o perdere la pazienza se non finiscono rapidamente la colazione sono reazioni che feriscono, ma non aiutano a sbrigarsi e l’unica cosa che rimane impressa nella mente del pargolo è il volto arrabbiato e la voce alterata di mamma o papà. Meglio anticipare la sveglia o preparare vestiti e zainetti dalla sera precedente. Anche l’espressione dei sentimenti e delle emozioni deve essere libera per i bambini: vietare di piangere dopo un rimprovero o invitare a non fare i bimbetti non aiuta e, anzi, genera convinzioni fuorvianti. I bambini devono essere liberi di esprimere la tristezza o il timore e rassicurati nel momento in cui liberano questi sentimenti, certi di trovare la comprensione dei genitori che saranno anche in grado di aiutarli a capire quelle emozioni, così da gestirle senza lasciarsi soffocare da esse.

COMMENTI
 
Meganoide 2 sett fa su tio
Quindi in pratica è vietato sgridare i bambini? Vedo solo consigli su come elogiarli, d'accordo, ma se fanno qualcosa di sbagliato come si dovrebbe intervenire?
Don Quijote 2 sett fa su tio
Hanno ragione gli esperti, infatti i giovani di oggi sono più educati e rispettosi di noi vecchi educati con il metodo del ceffone.