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Quando è il tempo giusto di gattonare?

Ogni bambino ha i suoi tempi e non sempre bisogna allarmarsi se tarda a mettersi in piedi e camminare
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Quando è il tempo giusto di gattonare?
Ogni bambino ha i suoi tempi e non sempre bisogna allarmarsi se tarda a mettersi in piedi e camminare

I tempi non sono uguali per tutti, si sa, ed è per questo che ogni bambino sviluppa le proprie abilità in modo esclusivo e personale anche per quel che riguarda le tempistiche. Meglio non cercare di accelerare il ritmo personale dei piccoli, lasciando che ogni capacità venga acquisita nel modo e nel momento più giusto per ogni piccoletto. Inutile, quindi, paragonare i progressi del proprio pargolo a quelli dei suoi coetanei o a quelli di generiche tabelle fornite solo per avere un’idea generale dei vari step nel loro sviluppo. Al di là dell’emozione nel vedere il proprio bambino cominciare a gattonare o fare i primi passi, bisogna avere pazienza e saper aspettare i suoi tempi, lasciandolo libero di comportarsi come meglio crede. 

Il pargolo arriverà a camminare dopo una serie di tentativi che gli permetteranno di mettersi in piedi da solo dopo aver gattonato e rotolato sul pavimento e dopo che avrà collezionato qualche bella ruzzolata per aver perso l’equilibrio. Intorno ai 10 mesi il piccolo sarà in grado di reggersi in piedi e si sentirà talmente sicuro da cominciare a muovere qualche passo e, subito prima di arrivare a questo, si allenerà a gattonare. Solitamente, infatti, il gattonamento è la fase che precede il cammino per la maggior parte dei bambini e si manifesta tra i 6 e i 10 mesi. Come detto, però, queste sono tappe indicative e ci sono bambini che non gattonano, altri che lo fanno per meno tempo e altri ancora che cominciano a camminare più tardi. Accelerare i tempi dell’acquisizione di queste abilità è un’opportunità alla quale strizzano l’occhio parecchi genitori ansiosi di vedere le proprie creature cominciare a sgambettare in autonomia. 

Ma è giusto sollecitare i piccoli a gattonare o addirittura a camminare? Ricordando che l’indole caratteriale e la predisposizione genetica, oltre alla corporatura e gli stimoli esterni, sono variabili fondamentali nel processo di ottenimento della capacità di camminare, sarebbe preferibile lasciare che – come si suol dire – la natura faccia il suo corso. Meglio non forzare il piccolo che non accenna a mettersi in piedi nonostante abbia già un anno: ha tempo sino ai 18 mesi per farlo senza che questo rappresenti un problema. Solo se dopo questa età il piccolo non dovesse accennare a camminare, sarà bene consultare il pediatra per indagare le motivazioni che lo trattengono. I primi passi è preferibile che siano compiuti senza scarpe: il piede scalzo sperimenta una sensibilità maggiore con la pianta a contatto con la superficie del pavimento. Quando il bambino sarà pronto per camminare anche fuori casa basterà fargli calzare una scarpina con la suola morbida che lo aiuterà a mantenere libero il movimento dell’intero arco plantare.

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